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Maria Montessori e le nuove tecnologie

montessoriCome insegnante di Scuola Primaria, ho guardato con molto scetticismo l’istituzione prima di una Casa dei Bambini poi di una classe prima di Scuola Primaria ad indirizzo Montessoriano nell’Istituto Comprensivo dove lavoro. Ho visto bambini sdraiati proni per il corridoio con un libro in mano che svolgevano le attività, ho visto altri che stavano seduti sui banchi e altri che correvano in classe (forse anche Maria Montessori si sarebbe meravigliata), ho visto, erroneamente, il pensiero di Maria Montessori come una “moda”, come un indirizzo scolastico diverso dal tradizionale molto seguito e scelto da famiglie che volevano differenziarsi dal gruppo e che forse iscrivevano i propri figli a questa scuola senza conoscerne gli obiettivi pedagogici.

Ho cercato di capire, ho letto libri, riviste, ho visto sul “campo” (non senza scetticismo, ma questo è un mio limite) la metodologia montessoriana e mi sono chiesta se sia vecchia, superata, non al passo con il tempo e non adatta a formare le nuove generazioni del futuro i cosiddetti nati digitali. Ancora non sono giunta ad una conclusione definitiva ma posso affermare che la metodologia montessoriana non è sorpassata, in quanto essendo basata su solide basi scientifiche, ha tutti i requisiti per formare adeguatamente le generazioni future e permettere l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Maria Montessori era stata, durante la sua vita e specialmente durante i suoi lunghi viaggi in nave, molto affascinata dalle tecnologie del suo tempo che le permettevano di ricevere telegrammi anche quando era in mezzo al mare e quindi di rimanere sempre in contatto con la realtà, inoltre incoraggiava il loro utilizzo in ambito scolastico indiano in quanto permettevano di raggiungere il numero maggiore possibile di studenti in un Paese, l’India, così’ vasto. Riteneva che l’introduzione delle nuove tecnologie nelle scuole, sarebbe stato inevitabile e auspicabile, ma secondario rispetto alla necessità che la prima tappa da dover raggiungere fosse quella dello sviluppo completo del bambino.

Se il materiale tecnologico riesce, al pari degli altri materiali utilizzati nelle scuole montessoriane, a formare in modo completo l’individuo, secondo me la loro integrazione deve essere incentivata. Le nuove tecnologie devono essere introdotte nella vita scolastica e non del bambino nel momento in cui è pronto per poterle comprendere ed utilizzarle in modo appropriato. Per questo Maria Montessori riteneva che il momento migliore fosse quello dei 6-8 anni in quanto negli anni precedenti la vita del bambino è caratterizzata dall’esplorazione del mondo che lo circonda attraverso le mani e interiorizzando così le conoscenze che acquisisce attraverso i sensi, ponendo così le basi per lo sviluppo dell’intelligenza. Solo verso i 6 anni si ha il passaggio dal piano sensoriale a quello dell’astrazione ed è proprio questo il momento più adatto per introdurre le tecnologie nella vita di un bambino. Il cervello dei bambini piccoli è più “flessibile” di quello di un adulto, facendo così pochissima difficoltà ad adattarsi alle novità cosa che non succede, invece, ad un grande.

Non ci sono, ancora, certezze sul fatto che l’uso delle nuove tecnologie abbia effetti positivi sullo sviluppo celebrale in quanto il nostro cervello non è ancora riuscito ad evolversi per adattarsi ad un mondo tecnologico, mentre quotidianamente osservo che possono essere un valido ausilio nelle attività didattiche giornaliere per favorire l’inclusione e permettere anche a bambini che presentano delle difficoltà di poter svolgere tutte le attività.

La scuola Montessoriana ottiene dei risultati positivi in quanto il suo funzionamento è strettamente collegato al funzionamento del cervello. Le attività manipolative, di movimento, di imitazione che sono proprie del Metodo Montessori, rendono attivi dei meccanismi cerebrali che portano a dei benefici a lungo termine, ma non sempre le tecnologie migliorano questi benefici.

Sono del parere che qualsiasi attività manipolativa, qualsiasi movimento, qualsiasi sussidio didattico e tecnologico non riesce a stimolare la curiosità innata del bambino se non viene suscitata ed alimentata da un insegnante che deve essere una guida che non deve far nulla di speciale se non essere un buon insegnante che crea un ambiente in cui il bambino viene incoraggiato, la sua curiosità nutrita, dove possa sperimentare ed esplorare anche facendo errori. Questo in tutte le scuole siano di indirizzo montessoriano o no.

“Le macchine non possono stimolare la curiosità nel modo in cui possono le persone” (Steve Jobs).


Autrice: Anna Rita Palmieri è insegnante di Scuola Primaria dal 1995. Laureata in Giurisprudenza, è abilitata all’esercizio della professione forense, è tutor di tirocinanti di Scienze della Formazione Università di Macerata e di docenti neoimmesse in ruolo.


 copyright © Educare.it - Anno XX, N. 7, Luglio 2020

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