Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 5 - Maggio 2024

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Coding unplugged e riflessione linguistica: un nuovo modo di fare grammatica

coding unpluggedPer "coding unplugged" si intendono tutte quelle attività che utilizzano strumenti non digitali per la realizzazione di lavori che introducono ai concetti fondamentali dell’informatica. Sono sempre più frequenti esperienze didattiche che vedono gli studenti impegnati in attività analogiche che affiancano l’utilizzo di strumenti digitali. Fare coding a scuola senza computer può certo sembrare un ossimoro, se non fosse che il pensiero computazionale si attiva soprattutto attraverso una serie di attività stimolanti tipiche del coding unplugged. L’insegnamento dei principi della programmazione, infatti, non prevedono l'utilizzo dei dispositivi elettronici.

Perchè fare coding unplugged?

I bambini sono naturalmente attratti dal computer, dal tablet e dallo smartphone; il loro accesso al linguaggio di programmazione è spontaneo ed immediato. Il coding unplugged permette di proporre attività anche di gruppo coinvolgenti che non necessitano di strumentazioni specifiche ma, nel contempo, rendono possibile una reale e funzionale acquisizione di tutte quelle nozioni che sono alla base della programmazione e di altri linguaggi grafici pensati per l’apprendimento.

Il reticolo è una delle attività di coding unplugged più comuni che può adattarsi ai bambini più piccoli ma anche ai più grandi. Il principio ispiratore del reticolo è proprio la programmazione e permette di farlo senza computer. Nel reticolo in gioco esiste un bambino che programma ed un esecutore che segue le indicazioni offerte dal suo compagno. Le istruzioni sono semplici: vai avanti, vai a sinistra, vai a destra, vai giù. Ogni istruzione viene scritta e l’esecutore la esegue muovendosi su una scacchiera. Il numero dei riquadri del reticolo dipende dalle esigenze del gioco e quindi dall’esercizio che si vuole proporre.

Grammatica e coding unplugged

In occasione della EU Code Week, le classi Quarte della Scuola Don Minzoni di Firenze hanno lavorato utilizzando come tema principale delle loro attività l’EUROPA. Come docente di Italiano, ero alla ricerca di qualcosa che unisse il pensiero computazionale alla grammatica. Ho pensato di utilizzare proprio il reticolo, realizzando un percorso che andasse ad approfondire nello specifico l’analisi grammaticale dei nomi e i principi della programmazione informatica. Come sempre, per rendere il lavoro più coinvolgente, siamo partiti da una storia. Rob è un robot che ha deciso di fare un viaggio in Europa, la sua navicella vola seguendo istruzioni ben precise e solo seguendole attentamente potrà raggiungere la destinazione programmata. Ho realizzato dei reticoli; ogni percorso aveva una consegna ben precisa a seconda del consolidamento grammaticale. - NOMI COMUNI E NOMI PROPRI; - NOMI ASTRATTI E NOMI CONCRETI; - NOMI PRIMITIVI E NOMI DERIVATI; - NOMI ALTERATI. Per raggiungere la destinazione, la navicella di Rob poteva attraversare solo determinate caselle. Ogni bambino, in questo caso, diventava programmatore ed esecutore. Dopo aver individuato il percorso, attraverso il riconoscimento della categoria grammaticale giusta, andava quindi a scrivere le varie indicazioni.

L'alunno verifica le sue competenze grammaticali ma nello stesso tempo si approccia al linguaggio alla base dei videogiochi. E’ come se per un attimo, i linguaggi si allineassero per un unico scopo: programmare e comunicare, linguaggio scritto e linguaggio informatico. Ha funzionato? La Code Week è da sempre un appuntamento tanto atteso dai ragazzi; in questi giorni possono sperimentare e vivere il digitale in modo davvero attivo e funzionale. Trattasi di diventare non più solo “consumatori” di un prodotto ma costruttori. Per creare bisogna conoscere, bisogna allenare il pensiero computazionale che è alla base dell’apprendimento. L’attività di coding unplugged estesa alla grammatica ha permesso loro di promuovere processi di consolidamento di conoscenze apprese in modalità ludica e laboratoriale. Non dimentichiamoci che un esercizio che diverte inevitabilmente verrà vissuto con partecipazione e quindi ripetuto. Ci troviamo quindi davanti alla possibilità di offrire un’esperienza didattica completa ed innovativa, in cui il bambino “costruisce” il sapere e lo fa proprio al punto di poterlo tradurre in molteplici linguaggi.

copyright © Educare.it - Anno XXIII, N. 11, Novembre 2023