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Segnali di fumo ... per imparare a decifrarli
Ultimamente, sempre più spesso, capita di dialogare con genitori o con giovani sull'uso di droghe "leggere" (cannabis).
Qualche mese fa ho ricevuto nella mia casella di posta elettronica la lettera seguente:
"Ho un figlio che sta vivendo il periodo dell'adolescenza. Come per tanti ragazzi fa fatica ad accettare alcune regole, non riordina volentieri la sua stanza, per fargli fare qualcosa bisogna ripetergliela un paio di volte. Ma questo, tuttosommato, è nella normalità.
A noi genitori non spaventa tutto ciò ma il suo modo di pensare, anzi ci terrorizza (esempio: "mi piace uscire con gli amici per bere, non lo faccio sempre ma ogni tanto, di conseguenza non c'è niente di male"). L'argomento è identico per gli spinelli.Lui è un ragazzo molto orgoglioso e vorrebbe che noi accettassimo il suo modo di vita ("del resto io sono fatto così", "gli altri mi devono accettare per quello che sono").
C'è un'altra parte di nostro figlio, un ragazzo in gamba e responsabile (nei limiti della sua età). Lavora e non cerca scusanti per non andarci. Frequenta la scuola professionale con buoni risultati senza impegnarsi a casa.
Dopo un episodio avvenuto la scorsa settimana che ci ha fatto arrabbiare non siamo più riusciti a comunicare. Noi non vogliamo assolutamente accettare la sua filosofia di vita e lui non vuole ascoltare noi.
Ma ho paura che questo atteggiamento di chiusura da entrambe le parti porti alla costruzione di un muro che può diventare spesso e dopo sarà difficile farlo crollare.
D'altra parte non vorrei che se noi gli andiamo incontro lui possa decifrare il gesto che noi siamo più deboli e che accettiamo il suo modo di vita. In noi c'è sempre una paura molto grande che è quella di non riuscire a fargli capire che non è giusto usare sostanze nocive per il nostro corpo. Questo è il punto cruciale."
Ci ho pensato molto, e continuo a pensarci ancora ogni qualvolta situazioni di questo tipo mi si presentano davanti. Le ascolto sempre come fosse la prima volta; e sono sempre la prima volta perché gli attori e la scena cambiano. Ma il punto cruciale rimane sempre quello: che queste sostanze risultano "nocive" per le nostre relazioni. E' come se ad un certo punto avvenisse un black out e non riuscissimo più ad accendere la luce. E abbiamo paura!
Non sono abituato "a domanda rispondere", cerco sempre che qualcosa avvenga dentro ad una relazione.
In uno dei gruppi di auto - aiuto, a cui sto contribuendo in questo periodo, c'è una madre che ha lo stesso problema di chi mi ha scritto ... e qualcosa sta avvenendo: si sta provando a pulire la relazione.
Non sempre è facile comprendersi, ma se si sta zitti il compito risulta ancora più impegnativo.
Sono spesso i genitori i primi a parlare e/o a scrivere.
Sto cercando di stimolare qualche giovane a dare il suo "contributo"... vediamo se qualcosa succede, se un po' di fumo "evapora" per vederci meglio.
copyright © Educare.it - Anno V, Numero 5, Aprile 2005

