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Un gruppo appartamento in pandemia

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gruppo appartamentoIl contributo propone alcune riflessioni sulla vita di un gruppo appartamento sperimentale per persone con disabilità, durante la fase 1 della pandemia di Covid-19. Il servizio è gestito da As.So.Fa., un’organizzazione di volontariato che promuove diversi servizi rivolti a persone con disabilità, tra cui il Centro Socio Occupazionale (CSO) e la Scuola dell’Autonomia, nella provincia di Piacenza (Emilia Romagna), forte di una stretta sinergia tra lavoro sociale professionale e volontariato e di una grande integrazione col territorio. Il gruppo appartamento ha sede a Verano di Podenzano, un piccolo paese di campagna, ed è fisicamente posto in una ex casa parrocchiale ristrutturata con grandi spazi verdi a disposizione. Attualmente vi risiedono sei adulti di età compresa tra i 18 e i 58 anni, con disabilità intellettiva e fisica e differenti autonomie nella cura di sé e nella gestione della vita quotidiana.

Inizia la pandemia

A Piacenza l’emergenza Covid-19 inizia il 21 febbraio e questo comporta la chiusura dei centri diurni. Inizia così un rapido cambiamento della routine giornaliera degli ospiti del gruppo appartamento. Si pone quindi l’esigenza di ridefinire il progetto educativo e conseguentemente il ruolo di operatori e volontari riflettendo sul proprio stare nel gruppo appartamento, sul vivere le relazioni ma anche su sè stessi, sulla propria idea della pandemia e sulle proprie paure. L’approccio teorico pratico adottato è il Progetto Persona secondo la Musicarterapia nella Globalità dei Linguaggi – Metodo Stefania Guerra Lisi implementato secondo una logica relazionale di rete.

Si sono poste poi diverse questioni:

  • spiegare il perché di questa nuova situazione, dell'interruzione della routine e delle abitudini;

  • parlare della pandemia e dei rischi in termini accessibili senza generare paure;

  • ridefinire la gestione del tempo e dello spazio: un tempo molto lungo e uno spazio limitato da esplorare e valorizzare;

  • facilitare e supportare le dinamiche di gruppo valorizzando le competenze.

Ascolto e condivisione
Concretamente si è reso necessario raccontare agli ospiti questo momento spiegando perché non potevano più uscire, vivere le consuete attività, vedere gli amici. Sono stati cambiamenti molto forti che andavano correttamente spiegati. Esemplificativa è stata l'introduzione della mascherina, elemento molto visibile che toglie la possibilità di vedere labiale e mimica facciale dell'interlocutore.
Spiegare però non è sufficiente, quando si lavora con un gruppo di persone è necessario costruire spazi di espressione, momenti per tirare fuori i propri vissuti e le proprie emozioni. In una realtà come il gruppo appartamento sperimentale di As.So.Fa., caratterizzato da una grande informalità, questi sono stati spazi non costruiti come le chiacchiere sul divano, gli scambi durante le faccende domestiche oppure la preghiera comunitaria.

Tempo e spazio
Dopodiché si è iniziato a riflettere sulle dimensioni del tempo e dello spazio. Si dispiegava un tempo infinito e indefinito da occupare in uno spazio limitato, definito e conosciuto. Certamente gli ospiti del gruppo appartamento sono a Verano da anni ma questo periodo è stato un riscoprire e un rivivere spazi già noti ma da esplorare, rivedere con nuove lenti e nuove emozioni. La recinzione della struttura poteva essere la prigione, la materializzazione del lockdown oppure lo spazio di espressione di sé stessi, delle proprie risorse, delle proprie competenze. Attraverso il progetto educativo si è lavorato ovviamente in questa seconda direzione.

Lavorare sulle relazioni
È stato importante anche lavorare sulle relazioni interne al gruppo facilitando logiche collaborative e valorizzando le competenze di ognuno. Mai prima di questo periodo il gruppo appartamento è stato così tanto insieme: durante la giornata infatti o erano inseriti nel CSO e nella Scuola dell’Autonomia o in altri servizi del territorio, un ospite ha un inserimento lavorativo. Era infatti possibile che si creassero dei conflitti, delle problematiche relazionali o che chi aveva maggiori autonomie svalutasse i coinquilini con maggiori difficoltà.
Le videochiamate sono state uno strumento molto utile in quanto hanno garantito la prosecuzione delle relazioni con l’esterno, relazioni spesso significative che non potevano essere interrotte, ad esempio con i volontari non più presenti e con gli amici dei percorsi diurni. Questa possibilità ha consentito di mantenere una ampia rete di relazioni, anche senza la prossimità e la vicinanza che sono lo stile di As.So.Fa.

Promuovere le competenze
La ridefinizione del progetto educativo ha portato a realizzare all’interno del gruppo appartamento tutti i laboratori e i percorsi, precedentemente attivati nel CSO e nella Scuola dell’Autonomia. Nelle prime settimane tali attivitità erano esclusivamente interne, successivamente rientrarono nel progetto “Semi di Felicità”, attraverso il quale si garantiva la continuità dei percorsi diurni e il sostegno alle famiglie mediante laboratori in collegamento a distanza.
Sono stati realizzati laboratori molto vari come cucina, arte, giardinaggio, orticoltura, disegno, musica, ginnastica dolce.

Gli scopi dei laboratori erano molteplici:

  • mantenere le abitudini precedenti alla pandemia;

  • mantenere le competenze acquisite e svilupparne di nuove;

  • valorizzare la dimensione del gruppo facendo si che ognuno potesse vedere i talenti dell'altro sviluppando dinamiche collaborative;

  • mantenere le relazioni con l’esterno, principalmente con gli amici che frequentavano i servizi sospesi.

Resilienza e competenze
Un evento drammatico e improvviso come la pandemia, che ha portato a ridefinire la struttura dei percorsi ed il progetto educativo, ha fatto si che il gruppo appartamento si trovasse a fare laboratori nuovi in cui non tutti precedentemente erano stati coinvolti. Questo ha portato a esprimere nuove competenze o attitudini.
Un esempio significativo è stata la drammatizzazione del Vangelo durante la Messa in streaming, appuntamento settimanale che univa dietro a uno schermo volontari, operatori e famiglie: persone che non hanno mai recitato hanno mostrato tutta la loro capacità espressiva.
Ma si pensi anche ai lavori nell’orto; il periodo dell'emergenza Covid-19 è corrisposto alla primavera e questo ha dato la possibilità di seguire il risveglio della natura e processi agricoli come la semina e poi la raccolta. Per alcuni ospiti è stata un'esperienza nuova.
In entrambi i casi si è scelto di lavorare sulla situazione perché potesse far emergere le capacità di fronteggiamento delle persone coinvolte, l'arte di vivere, facendone esprimere tutto il potenziale. Certamente di fronte alla novità ci può essere la paura, il senso di inadeguatezza ma attraverso l’esempio, il rinforzo positivo e la comprensione degli stili di apprendimento, la persona trova dentro di sé le risorse per essere resiliente e fare di un momento di crisi un’opportunità.

Alcuni spunti di riflessione

Dall’analisi a posteriori dell’esperienza si possono si possono ricavare alcuni spunti di riflessione.

La dimensione relazionale della cura: a fine febbraio, nel giro di pochissimi giorni, tutte le attività progettate, organizzate, servizi e interventi attivi da anni, sono stati sospesi. Dovendo ripartire con pochissimi elementi la base, lo strumento di lavoro irrinunciabile, era la relazione. È lavorando sulle relazioni, relazioni tra operatori, relazioni tra operatori e ospiti, relazioni tra ospiti, e relazioni tra ospiti ed esterni, che si è ricostruito il progetto educativo del gruppo appartamento. Grazie a un lungo, attento e paziente lavoro relazionale sono stati fatti emergere vissuti ed emozioni, sono state stimolate le dinamiche di gruppo e sono stati ricostruiti, digitalmente, i legami con l’esterno.

La crisi come opportunità: un momento di crisi può far crollare tutto, può far perdere la fiducia del futuro, può portare alla nostalgia del passato, può generare l’arrendevolezza del lasciarsi vivere e trasportare dalla corrente, oppure può essere un’opportunità di cambiamento, l’occasione per guardare il mondo, ma soprattutto sé stessi, da un altro punto di vista. Nel contesto del gruppo appartamento questo ha significato poter sperimentare nuove pratiche educative, ad esempio lavorando sulle competenze di gestione della casa (cucina, pulizie, cura del verde), sulla facilitazione delle dinamiche di gruppo e sperimentando laboratori nei campi più diversi. Certamente gli ospiti del gruppo appartamento hanno vissuto una crisi, hanno visto crollare certezze, hanno perso routine importanti, si sono sentiti privati di esperienze significative, ma non si sono arresi, grazie alle nuove proposte ricevute hanno trovato dentro di loro le risorse per essere resilienti e vivere l’emergenza come un’opportunità di crescita e cambiamento.

L'utilità delle tecnologie digitali nella pratica socioeducativa: la pandemia ha fatto irrompere, senza preavviso, le tecnologie digitali nel lavoro sociale con il gruppo appartamento: le videochiamate agli amici, i laboratori in videochiamata, la Messa su Skype e poi mixata e trasmessa su Youtube, e via dicendo. Si tratta di strumenti che possono avere finalità ludiche, possono fare danni o possono essere utilizzati con finalità promozionali, educative, riabilitative. Quest’ultima possibilità però richiede che si presti attenzione a come vengono proposti e a come vengono gestite le relazioni che attraverso essi si sviluppano. Non sono solamente uno strumento d’emergenza bensì una risorsa che insieme all’irrinunciabile attività in presenza può diventare una parte del lavoro sociale.

La comunità come grembo sociale: il gruppo appartamento sperimentale non è un atomo isolato, bensì un servizio residenziale inserito in una rete sociale ricca di nodi. Questo è stato essenziale per il superamento della crisi in quanto, sebbene la presenza e la prossimità fisica di molte persone è venuta meno, attraverso le tecnologie digitali i rapporti non sono venuti meno e non sono mancati neppure momenti di festa e condivisione come la Messa, animata dal gruppo appartamento e dalle case di diversi amici, e il dopo Messa dove Meet è diventato il sagrato di una chiesa con tanto di chiacchiere, capannelli, balli e canti corali. Ovviamente la presenza dei volontari non si è interrotta e alcuni, in condizione di sicurezza (lavoratori in smart working o studenti universitari a casa) sono venuti con continuità. Senza una comunità di riferimento, seppur digitalizzata, un grembo sociale accogliente, il percorso educativo del gruppo appartamento sarebbe stato molto diverso.

Un bilancio dell'esperienza

In conclusione, si cerca di vedere cosa resta di quel periodo agli operatori e volontari coinvolti:
- la riscoperta dell'aspetto essenzialmente e intrinsecamente relazionale del lavoro di cura (o "care"): certamente questa è e deve essere una costante ma la fase 1, coi suoi tempi lunghi e dilatati, priva dei ritmi serrati delle attività quotidiane da incastrare, ha messo maggiormente in luce tale aspetto, modificando positivamente la prassi educativa;
- il rafforzamento della logica di squadra: i turni, sia degli operatori che dei volontari, per ragioni di sicurezza, erano fissi, e per mesi si incrociavano le solite persone, ma nonostante questo, è accresciuto il senso d'appartenenza; attraverso cloud e social le comunicazioni erano più che quotidiane, anche con chi era in smart working, e si agiva con due obiettivi comuni, la protezione e l'empowerment del gruppo appartamento;
- generare una possibilità di crescita da una situazione d'emergenza: la crisi generata dall’emergenza Covid-19 è stata una grande opportunità per il gruppo appartamento ma anche per gli operatori e i volontari coinvolti che hanno avuto l’occasione di fermarsi, rallentare, riflettere sul proprio agire, le proprie motivazioni, provando a cambiare, a cercare nuovi punti di vista, nuove angolature, sperimentare nuovi approcci provando a ripensarsi come professionisti del sociale, rivendendo il proprio relazionarsi, il proprio prendersi cura dell’altro.
A voler sintetizzare in poche parole il gruppo appartamento in pandemia, sono queste: riscoperta, riflessione, relazione.


Bibliografia

  • Cerrocchi Laura, Dozza Liliana (a cura di), Contesti educativi per il sociale, Trento, Erickson, 2007
  • Folgheraiter Fabio, La cura delle reti, Trento, Erickson, 2006
  • Guerra Lisi Stefania, Bianchini Lucia, Dal grembo materno al grembo sociale, Piacenza, Nuova Editrice Berti, 1999
  • Guerra Lisi Stefania, Progetto Persona, Roma, Armando Editore, 2018

copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 2, Febbraio 2021
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