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Istruzione femminile e sviluppo

L’opportunità di accedere al mondo della scuola è ancora preclusa ad un numero elevatissimo di bambine in molti Paesi in Via di Sviluppo (PVS). Tuttavia, l’istruzione delle donne è un passo fondamentale per tali Paesi, al fine del raggiungimento di altri obiettivi (come il controllo delle nascite e la riduzione dell’AIDS) e, in definitiva, per la loro crescita sociale ed economica. Investire nell’istruzione delle bambine, come evidenziato da UNICEF, Save the Children ed UNESCO è, in breve, la migliore possibilità di investimento per i PVS, poiché è in grado di favorire non solo le generazioni presenti, ma anche quelle future.


Riferimenti legislativi e dati numerici

Le fonti legislative internazionali sottolineano chiaramente il diritto delle donne di ricevere un’istruzione adeguata. L’articolo 10 della Convenzione dell’ONU del 1979 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, ad esempio, obbliga gli Stati contraenti a garantire l’accesso all’istruzione e le stesse opportunità educative tanto agli uomini quanto alle donne.
“States Parties shall take all appropriate measures to eliminate discrimination against women in order to ensure to them equal rights with men in the field of education…” (1)
Tuttavia, al giorno d’oggi, ben 58 milioni di bambine e ragazze in tutto il mondo si vedono negare il diritto all’istruzione. Il preoccupante numero è riportato dall’Organizzazione Internazionale Save the Children (2) la quale evidenzia come la situazione più problematica sia quella riscontrabile nei Paesi dell’Africa sub-Sahariana. Nonostante alcuni Stati (Bolivia, Kenia, Camerun, Bangladesh) stiano compiendo dei grossi passi avanti nell’ambito dell’istruzione femminile, in linea generale il numero di donne che non vanno a scuola nel mondo è ancora altissimo.

 

L’impegno della comunità internazionale per l’istruzione femminile

L’istruzione universale e la parità di genere a scuola costituiscono degli imperativi che la comunità internazionale si è impegnata da tempo a raggiungere, nell’ambito di una strategia di livello globale per lo sviluppo. 189 Stati dell’ONU, infatti, si sono posti l’obiettivo di conseguire, entro il 2015 una serie di 8 traguardi, denominati Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals):

1. l’eliminazione della fame e della povertà estrema;
2. la realizzazione dell’istruzione primaria universale;
3. la promozione della parità di genere e dell’empowerment delle donne;
4. la riduzione della mortalità infantile;
5. il miglioramento della salute delle madri;
6. la lotta all’HIV/AIDS, alla malaria e ad altre malattie;
7. la salvaguardia della sostenibilità ambientale;
8. la creazione di un’alleanza globale per lo sviluppo.

Tra tutti questi obiettivi due sono considerati prioritari, in quanto il loro raggiungimento è in grado di favorire successivamente il progresso anche sugli altri fronti: l’istruzione universale e la parità di genere e l’empowerment delle donne. Il traguardo per il raggiungimento della parità di genere nella scuola primaria e secondaria, di conseguenza, è stato fissato in anticipo di 10 anni rispetto a tutti gli altri (3).
L’UNICEF ha inoltre lanciato l’iniziativa “25 entro il 2005”, la quale mira ad intensificare gli sforzi verso il raggiungimento della parità di genere nell’istruzione in 25 Paesi considerati a rischio (4), a causa di fattori quali i bassi tassi di iscrizione scolastica femminile, la presenza di più di un milione di bambine che non frequentano la scuola, o un divario di genere nell’istruzione superiore di 10 punti percentuali. L’iniziativa “25 by 2005” è, quindi, un’azione focalizzata esclusivamente su alcune aree del pianeta e complementare agli sforzi a livello globale messi in atto dall’UNICEF al fine di garantire a tutti la possibilità di istruirsi.
Anche l’UNESCO, nella sua Campagna “Education for All” (EFA), pone l’accento sulla parità di genere a scuola e sul raggiungimento dell’istruzione primaria universale. Nonostante i progressi ottenuti da alcuni Paesi in questo settore, infatti, l’UNESCO ricorda come il divario di genere rimanga molto ampio in tante parti del mondo: in alcuni Stati arabi, nell’Africa Sub-Sahariana e nel Sud-Ovest Asiatico. La partecipazione delle ragazze nella scuola primaria è sostanzialmente più bassa rispetto a quella dei ragazzi in 71 Paesi su 175 (5) e quasi due terzi degli analfabeti nel mondo (64%) è costituita da donne (6).


 

Gli ostacoli all’istruzione femminile

I bambini e le bambine che provengono da ambienti socio-economici poveri corrono grossi rischi di vedersi precludere la possibilità di andare a scuola; tuttavia, secondo l’UNICEF, le bambine rischiano doppiamente: in quanto povere e in quanto femmine (7). Gli ostacoli che si frappongono all’educazione femminile sono, infatti, numerosi e finiscono con l’impedire ad un numero elevatissimo di bambine la possibilità non solo di istruirsi, ma anche di costruirsi un futuro migliore poiché, come vedremo, l’istruzione costituisce il presupposto per il raggiungimento di tutta una serie di progressi in ambito sanitario, familiare e sociale.
Le discriminazione di genere fanno ancora sì che in molti Paesi poveri quando una famiglia, a causa di limitazioni economiche, debba scegliere quali dei propri figli mandare a scuola e quali far restare a casa, prediliga fornire un’istruzione esclusivamente ai maschi anche poiché le femmine, restando a casa, possono offrire un indispensabile supporto alle madri nei lavori domestici. Tuttavia, la povertà non è l’unico fattore che preclude alle bambine la possibilità di andare a scuola. Ciò è dimostrato dal fatto che alcuni Paesi poveri (ad esempio la Mongolia e il Kenia) stanno ottenendo grossi risultati per ciò che concerne l’istruzione femminile. La preoccupazione dei genitori per la sicurezza delle bambine nell’ambiente scolastico costituisce, in molte aree, un ulteriore ostacolo alla frequenza scolastica femminile. Spesso, inoltre, le scuole sono troppo lontane e le rette richieste troppo elevate per le possibilità economiche delle famiglie. In aggiunta a ciò, limitazioni di ordine religioso e culturale possono giocare un ruolo negativo e limitante, come anche la volontà politica di chi governa il Paese. Tutti questi elementi e, probabilmente, molti altri ancora portano agli sconfortanti dati numerici sulla mancata istruzione femminile citati in precedenza.


Il valore aggiunto dell’istruzione delle bambine

La situazione fin qui descritta è ancora più grave se si considera che, per una bambina, l’impossibilità di ricevere un’istruzione comporta dei costi sociali non solo per se stessa, ma anche per l’intera comunità. Le bambine, tanto per fare un esempio, rispetto ai coetanei maschi sono maggiormente esposte ai rischi dell’AIDS, dello sfruttamento sessuale e del traffico di minori. Se viene loro negata la possibilità di andare a scuola, questi pericoli possono aumentare notevolmente nel breve periodo. La scuola, al contrario, può fornire loro le conoscenze e le capacità indispensabili per tutelarsi da tali tipi di rischi. Oltre a ciò, le ricadute positive dell’istruzione femminile sull’intera comunità, nonché sulle generazioni successive, sono importantissime. L’UNICEF fa notare come l’istruzione delle bambine sia strettamente legata ad altre componenti dello sviluppo umano, tanto che farne una priorità significa anche realizzare dei progressi su molti altri fronti, in particolare (8):

1. la salute e la condizione delle donne in generale;
2. l’alimentazione, l’acqua e i servizi igienici;
3. la cura della propria prole;
4. la riduzione del lavoro minorile e di altre forme di sfruttamento delle donne;
5. lo sviluppo generale del proprio Paese.

“Education saves and improves the lives of girls and women. It leads to more equitable development, stronger families, better services, better child health”
“The schools represent more than just an educational opportunity” (9)

Per ciò che riguarda la salute e l’alimentazione, ad esempio, le donne che sono andate a scuola sanno meglio come utilizzare i servizi sanitari, come migliorare la propria alimentazione e come difendersi dalle malattie, in particolare dall’AIDS (10). Le bambine istruite, come sottolineato in precedenza, possiedono anche maggiori risorse per prevenire il rischio di essere sfruttate o di diventare vittime di traffici illeciti. Inoltre, una donna istruita generalmente si sposa più tardi, conosce i metodi contraccettivi e, di conseguenza, è maggiormente in grado di distanziare le gravidanze, con il risultato di avere un numero minore di figli rispetto ad una donna che non è andata a scuola. Infine, non solo le ragazze istruite, ma anche i loro figli, beneficiano dell’istruzione delle proprie madri. Infatti, i figli delle donne che sono andate a scuola risultano essere più sani, meglio nutriti e, molto probabilmente, potranno essi stessi un domani frequentare la scuola. Secondo fonti UNICEF, ogni anno di istruzione materna in più determina una riduzione dal 5% al 10% del tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni (11); inoltre, quanto più alto è il livello di scolarizzazione di una donna, tanto maggiori sono le probabilità che i suoi figli beneficino dell’istruzione.

 

Conclusioni

A questo punto risulta evidente come l’istruzione sia in grado di migliorare radicalmente la vita di una donna in ogni suo aspetto e come la presenza di donne istruite produca un effetto positivo anche sulle generazioni successive e, addirittura, sull’intero sviluppo economico, sociale e politico dei Paesi in via di sviluppo. A questo proposito, ricerche dimostrano che all’aumentare delle iscrizioni femminili nella scuola primaria corrisponde una crescita del prodotto interno lordo pro capite. Nei Paesi in cui non vi è parità di genere a scuola i costi dello sviluppo sono maggiori, la crescita più lenta e i redditi più bassi (12). Inoltre, le donne che hanno ricevuto un’educazione hanno la possibilità di poter partecipare alla vita sociale e ai processi decisionali del proprio Paese. Quando riescono ad avere voce in capitolo, si impegnano a favore dell’istruzione per tutti, della salute, della protezione delle famiglie e dei figli; le donne istruite producono, di conseguenza, una maggiore spinta verso la democratizzazione del proprio Stato. In conclusione, è necessario che la comunità internazionale si impegni sempre più verso la promozione della parità di genere a scuola, in quanto l’istruzione femminile è chiaramente uno dei punti di svolta dell’intero processo di sviluppo di un Paese povero.

“There is no tool for development more effective
than the education of girls”
Kofi A. Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite (13)

 

 


Note

 

1. UN, Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women, part III, article 10.

2. Save the Children, State of the World’s Mothers 2005. The Power and Promise of Girls’ Education, 50 pp. Secondo l’UNICEF (Monitoring the situation of Children and Women, in http://www.childinfo.org/areas/education), invece, le donne non istruite sono addirittura 62 milioni.

3. UNICEF, The State of the World’s Children 2004. Girls, education and development, cap.1, p.3.

4. I Paesi che rientrano in questa iniziativa sono i seguenti: Afghanistan, Bangladesh, Benin, Bhutan, Bolivia, Burkina Faso, Repubblica Centroafricana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Eritrea, Etiopia, Guinea, India, Malawi, Mali, Nepal, Nigeria, Pakistan, Papua Nuova Guinea, Sudan, Turchia, Tanzania, Yemen, Zambia.

5. Il principale indicatore utilizzato per ricavare questo tipo di dati è l’indice di parità di genere (Gender Parity Index – GPI), che misura il rapporto femmine/maschi nella frequenza scolastica netta, il numero di bambine per ogni 100 bambini che frequentano la scuola primaria. Se il GPI è uguale ad 1, allora significa che per ogni 100 bambini a scuola vi sono esattamente 100 bambine. Un valore inferiore ad 1 indica una disparità a favore dei ragazzi. I vari Paesi sono considerati in procinto di raggiungere l’obiettivo della parità di genere se il loro indice si attesta tra 0,96 e 1,04.

6. UNESCO, Education for All. The Quality Imperative. Global Monitoring Report 2005, p.1.

7. UNICEF, The State of the World’s Children 2004, op. cit., pp.26-27.

8. Ibidem, cap.1 Uno slancio per lo sviluppo, pp.1-13 e cap.2, Bambine istruite: un’occasione unica per lo sviluppo, pp. 17-27.

9. Save the Children, State of the Worlds’ Mothers 2005, op. cit., p. 24 e p. 21.

10. Ricerche dimostrano che le bambine sono più esposte dei bambini al rischio dell’infezione dalla sindrome dell’ HIV/AIDS e che nei Paesi in cui le ragazze sono meno istruite il virus si diffonde con maggiore rapidità. Tassi particolarmente alti di infezione si registrano nei Paesi dell’Africa sub-sahariana.

11. Ibidem, p.19.

12. Per ulteriori approfondimenti su tutti questi aspetti consultare UNICEF, The State of the World’s Children 2004, op. cit., cap. 2 Bambine istruite: un’occasione unica di sviluppo, pp. 17-27 e Save the Children, State of the World’s Mothers 2005, op. cit., pp. 11-17.

13. UNICEF, The State of the World’s Children, op. cit., prefazione.

 


Autore: Lucia Giannini, specializzata in relazioni internazionali e studi europei, si interessa di politiche europee in ambito educativo, di immigrazione, di educazione interculturale e di questioni di genere. Ha effettuato una breve esperienza lavorativa nella Direzione Generale Istruzione e Cultura della Commissione Europea e attualmente collabora con l’Istituto Nazionale per la Ricerca Educativa (INDIRE) nell’ambito dei progetti europei per le scuole.


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 11, Ottobre 2005