- Categoria: Genitorialità
Separarsi senza traumi. Il Centro di Mediazione Familiare di Firenze
“C’è stato un ieri, ci sarà un domani” diceva il poeta e filosofo Kabil Gibran. E non è un caso che di questa frase sia stato fatto lo slogan che pubblicizza il Centro di mediazione familiare dell’Azienda sanitaria di Firenze. Il centro, che fa parte della Asl 10 della città, è ospitato presso il Consultorio dell’antico Ospedale degli Innocenti. Attivo dal 1997, è diretto da Benedetta Geddes da Filicaia - assistente sociale e giudice onorario presso il Tribunale dei minori.
Il centro rappresenta uno dei primi servizi pubblici italiani per la mediazione familiare: da anni si impegna nel promuovere una diversa cultura della separazione e del divorzio che, pur non negando la portata critica e in taluni casi drammatica di tali eventi per i soggetti coinvolti, riesca a farne anche il punto di partenza in vista di un nuovo equilibrio familiare e di un diverso assetto relazionale. In 5 anni di attività sono oltre 200 le coppie che vi si sono rivolte.
Lo scopo del servizio è quello di offrire alla coppia in crisi o dilaniata dal conflitto uno spazio e un tempo adeguato per ripensare alla propria storia e per decidere in modo più lucido sul da farsi. “Non tutte le coppie che vengono da noi hanno già deciso di separarsi – specifica la Geddes, - anzi, nella maggioranza dei casi abbiamo a che fare con coppie indecise, dubbiose, che non sanno se lasciarsi o meno. In questi casi prende l’avvio una fase che potremmo chiamare di pre-mediazione in cui aiutiamo i coniugi a fare chiarezza, ad esporre i loro problemi di coppia o con i figli, cercando di aprire spazi di comunicazione e di dialogo. Alcune coppie optano quindi per la separazione e intraprendono il percorso di mediazione vera e propria, durante la quale cerchiamo insieme di elaborare degli accordi di separazione o di divorzio stabili e durevoli, che saranno poi sottoposti al magistrato per la necessaria ratifica. Altre coppie, invece, dopo alcuni incontri decidono di rimanere insieme e ci salutano”.
Durante gli incontri di mediazione è permesso discutere su tutto e affrontare ogni argomento: dalle problematiche più rilevanti della coppia al rapporto con la prole, dalla modalità di affidamento dei figli ai calendario delle visite per il genitore non affidatario, dall’assegno di mantenimento alle divisioni patrimoniali.
Nella mediazione familiare un’attenzione privilegiata è rivolta ai figli, i quali, pur non partecipando direttamente agli incontri di mediazione, sono tuttavia il termine di confronto degli accordi stabiliti. Obiettivo primario della mediazione familiare è infatti proprio quello di promuovere una genitorialità responsabile e consapevole, una partecipazione attiva dei genitori alla vita dei figli, anche in seguito alla disgregazione del nucleo familiare.
“Questo non significa – precisa Valeria Gherardini, mediatrice familiare presso il centro – che il mediatore familiare sia libero di imporre la propria ideologia di coppia o di famiglia. Noi lavoriamo partendo dal presupposto che i genitori che vengono da noi siano in grado di fare bene il loro dovere di genitori, che sappiano educare bene i loro figli. Il nostro compito non impartire ricette ma costruire le condizioni che permettano ai coniugi in crisi di uscire dal conflitto con soluzioni ad hoc cucite su quella particolare coppia o famiglia, senza seguire un modello fisso. Ogni situazione è diversa ed esige soluzioni personalizzate”.
Ormai il centro è conosciutissimo anche fra gli addetti ai lavori, e non è raro che siano gli stessi magistrati ad inviare la coppia al centro di mediazione in caso di separazioni caratterizzate da un’esplosiva conflittualità fra i coniugi. “Siamo riuscite a lavorare bene anche con coppie che sembravano immobilizzate in conflitti di vecchia data” precisa la Geddes.
Favorevole il parere delle mediatrici all’assai discussa proposta di modifica dell’articolo 155 sull’affidamento condiviso, in esame presso la Commissione Giustizia: “L’impianto del disegno di legge è ottimo – conclude la Gherardini - perché promuove la bi-genitorialità. Ma bisogna stare attenti a non demonizzare troppo l’affidamento esclusivo, che in alcuni casi rimane la soluzione migliore per quel particolare tipo di famiglia”.
copyright © Educare.it - Anno I I, Numero 12, Novembre 2002

