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Storia dell’arte e restauro: il contributo delle visite guidate

restauroLe visite guidate rappresentano una modalità didattica molto efficace per avvicinare gli studenti all’affascinante e complesso mondo dell’arte. La focalizzazione sui restauri compiuti nel corso del tempo può favorire una visione più articolata e interessante del patrimonio artistico del nostro Paese. L’articolo si sofferma sulle condizioni per valorizzare le visite guidate in funzione didattica.

 

Introduzione

Nell’insegnamento di Storia dell’Arte il restauro non viene utilizzato come strumento d’indagine se non a livello universitario (spesso solo come esame facoltativo). Eppure, il mondo dell’arte è letteralmente costellato di opere di ogni tipologia ed epoca che di fatto sono il risultato di interventi, magari susseguitisi nel corso dei secoli, che spesso e volentieri hanno mutato (e non poco) il loro aspetto originario. Altrimenti non si spiegherebbe, ad esempio, l’attenzione prestata alla Pala Albergotti quando le analisi diagnostiche preliminari all’intervento di restauro, poi realizzato nel 2011, rivelarono che sino ad allora non era mai stata restaurata e che si presentava l’occasione più unica che rara di poter studiare un dipinto vasariano “intonso”.

Ricorre una stigmatizzazione sui restauri del passato come invasivi e deontologicamente scorretti. Nei fatti essi sono stati la traduzione operativa dei dettami del tempo, vale a dire le prerogative che il restauro doveva soddisfare, arrivando per l’appunto anche a modifiche sostanziali. Oggigiorno, tali restauri non sarebbero più ammissibili poiché la pratica conservativa si ispira alla lezione di Cesare Brandi, secondo la quale il restauro, riconosciuto come atto distinto dalla creazione e dalla vita storica dell’oggetto, intende ridurre al minimo indispensabile il peso della sua presenza e interferenza, anche in previsione di una sua possibile epurazione. L’idea di un restauro che possa cambiare i propri principi guida parte dalla premessa che questo non è altro che: «lo specchio del gusto e dell’attitudine critica di ogni epoca, ed in particolare il restauro delle opere d’arte antiche, le quali, volta a volta, esaltate o respinte, sono quelle su cui si è più volte esercitato il diritto che ha ogni generazione di rivivere il passato secondo la propria esperienza» (Cagiano de Azavedo, 1948. p. 5).

L’osservazione vale per il futuro come per il passato, tant’è che il restauro non è mai rimasto uguale a se stesso, cambiando via-via i parametri di riferimento. La storia del restauro in effetti ha avuto un andamento contraddittorio e altalenante, non solo per come, di volta in volta, si impostava il rapporto con l’antico da cui talora dipese la negligenza su tutto ciò che apparteneva a periodi storici più recenti (oppure che non godevano di particolare predilezione), ma per la discrepanza rilevabile spesso, in uno stesso personaggio, tra teorie professate e soluzioni adottate, e per la coesistenza di correnti di pensiero rivali o che, se non altro, portavano a operatività diverse.

I manuali del settore riportano i casi più eclatanti di restauri peculiari del loro tempo, quali l’integrazione del Ganimede per la scultura o l’ingrandimento del dipinto Pala Dei di Rosso Fiorentino, oppure la demolizione della facciata settecentesca della chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma, ecc.

Se si riconosce che la storia del restauro ha condizionato l’aspetto (e lo stato conservativo) di molti prodotti artistici, per una conoscenza più veritiera possibile del loro profilo storico-artistico sarebbe bene non trascurarne alcuni passaggi importanti. Si tratta cioè di sollecitare nello studente un approccio critico che tenga presente la molteplicità di fattori che interagiscono e definiscono il loro background. A tal fine si possono prevedere delle visite guidate appositamente strutturate.

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.  

Autrice: Maria Laura Corradetti, diplomata in Restauro della Ceramica e Materiale lapideo, laureata in Scienze dei Beni Archeologici e in Storia dell’Arte, con Master di 2° livello in Mediazione culturale nei musei. Alla professione di restauratrice affianca, nel lavoro e nel volontariato, l’attività di mediatrice culturale nei musei e luoghi d’arte. Si interessa in particolare della didattica del restauro.

copyright © Educare.it - Anno XX, N. 2, Febbraio 2020
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