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Il potere trasformativo del teatro a scuola

teatro Immaginare il futuro, riflettere sul presente e costruire relazioni autentiche: “Cena di Classe a Teatro”  è stato un viaggio orientativo che ha guidato gli alunni a scoprire loro stessi e il proprio potenziale. Realizzato nell’arco di sei mesi, il progetto ha trasformato una classe complessa e diversificata in una compagnia teatrale, offrendo a ogni studente l’opportunità di essere protagonista del proprio percorso di crescita sul palco e tra i banchi.
Nel progetto, sono stati utilizzati il medium del teatro e le metafora del lavoro della compagnia teatrale per strutturare un atelier educativo. Le necessità che hanno portato a questo percorso sono state molteplici: tessere relazioni, esplorare identità e sviluppare competenze sociali e personali fondamentali. L’obiettivo? Non solo scrivere e realizzare una performance teatrale su un futuro in cui i talenti e sogni degli alunni trovassero spazio e valore, ma costruire un’esperienza formativa capace di dimostrare cosa potessero creare collaborando e utilizzando le proprie abilità, spesso celate.

Un contesto complesso, un’opportunità straordinaria

La classe coinvolta, una seconda della scuola secondaria di primo grado, è una piccola società composta da alunni con storie scolastiche e personali molto diverse. Tra loro, un’alta percentuale di alunni con bisogni educativi speciali (BES), disturbi dell’apprendimento e disabilità. Il gruppo classe è vivace e dinamico, segnato da profondi conflitti relazionali e problematiche comportamentali diffuse. La partecipazione alle attività didattiche denota una grande selettività e una motivazione in necessità di supporto. Tuttavia… la vera trasformazione avviene nelle materie e nei progetti che richiedono attività esperienziali e un ruolo attivo. L’energia della classe trova riscontro in pratiche creative e manuali. Quasi ogni alunno ha passioni e interessi artistici: c’è chi è interessato alla tecnologia, chi si illumina davanti a un disegno, chi ama cantare e recitare…
Tra questi talentuosi ragazzi spicca Alvin, un piccolo fuoco d’artificio. Loquace e dalla battuta pronta, si distingue per la sua ironia e comicità. Non solo, il teatro lo attende. E’ infatti un attore nato, adora mettere in scena situazioni dalla mimica esagerata, fingendo svenimenti e grandi sofferenze. Non inventa solo rappresentazioni, ma anche scuse fantasiose e irreali. Adora giocare a “vediamo se la scampo”. Alvin è un alunno con disabilità ed è stato il motore dietro all’intero progetto con i suoi talenti e i suoi bisogni. 

Un viaggio teatrale di autoscoperta
“Cena di classe a teatro”, è un progetto educativo nato dall'osservazione attenta e rispettosa di ogni studente, con particolare attenzione ad Alvin, valorizzando le unicità individuali all'interno della dimensione collettiva della classe. Il percorso si è sviluppato attorno a una domanda che tocca il cuore di ogni adolescente: "Chi sarò nel futuro?".
In un percorso laboratoriale di creatività e inclusione, ogni studente ha avuto l'opportunità di esprimersi liberamente, assumendo molteplici ruoli: da attore a sceneggiatore, da regista a scenografo. La scelta di rappresentare una futura cena di classe ha permesso ai ragazzi di esplorare le proprie aspirazioni in un contesto sicuro e accogliente, dove le diversità diventano ricchezza e ogni voce trova il proprio spazio. Il risultato è una commedia che celebra non solo i sogni individuali, ma anche i legami che si creano tra compagni di classe, facendo delle differenze un’ opportunità di crescita condivisa. Gli studenti hanno potuto riflettere sul presente e immaginare il futuro, sviluppando competenze sociali ed emotive fondamentali per il loro percorso di vita.

Da dietro le quinte al palcoscenico

Il progetto si è sviluppato in quattro fasi principali, che hanno seguito la struttura dell’atelier educativo e le finalità orientative del percorso.

  1. Riflessione su sé stessi e il futuro
    Il primo passo è stato un momento di introspezione. Gli alunni hanno lavorato e completato in classe un quaderno operativo costruito dalla docente come guida a una riflessione personale. Inoltre, ciascun alunno ha individuato un proprio obiettivo per gli anni a venire. Gli alunni hanno scritto una lettera al proprio “sé futuro”, immaginandosi adulti e riflettendo sulle loro aspirazioni. Hanno poi scelto una data futura in cui rileggere la lettera. Una copia della stessa sarà inviata loro dalla docente tramite e-mail programmata per la data scelta. Questo esercizio ha rappresentato un’occasione per esplorare desideri e ambizioni, offrendo una base per il lavoro teatrale successivo.
  2. Costruzione di una comunità teatrale
    La classe si è trasformata in una compagnia teatrale, con un nome scelto dai ragazzi: “The 2C Theatre Company”. Attraverso attività di circle time e brainstorming, gli studenti hanno stabilito regole condivise e ruoli, con l’obiettivo di creare un clima collaborativo e inclusivo
  3. Compagnia teatrale in azione
    La classe è stata divisa nei gruppi cooperativi dopo una breve presentazione. Le principali aree creative coinvolte nella genesi di uno spettacolo teatrale sono state divise tra gruppi specializzati che hanno lavorato in contemporanea su banchi a isole. A ciascun componente è stato assegnato un ruolo specifico tra: mediatore, relatore, segretario, coordinatore (precedentemente preparato), responsabile digitale. Gli incontri creativi sono stati in totale tre e gli alunni hanno proseguito nel loro compito. Al termine di ogni incontro è stata raccolta la scheda di autovalutazione. Gli alunni sono stati divisi nei seguenti gruppi a seconda delle diverse attività:
  • - scenografi: ideazione e creazione delle scenografie e oggetti di scena;
  • - musicisti: scrittura del testo e creazione della canzone con l’ IA;
  • - costumisti: creazione del logo per le maglie della crew, ideazione costumi;
  • - grafici: creazione della locandina e dei poster per lo spettacolo;
  • - autori: ideazione della storia da una scaletta e da idee della classe.

    4. Prove e spettacolo finale
    Dopo settimane di preparazione, la classe ha portato in scena lo spettacolo davanti a famiglie, compagni e docenti. Durante le prove è stato fondamentale che ogni studente rispettasse i tempi e le fasi del lavoro comune, sviluppando competenze di organizzazione e auto-regolazione e lasciandosi guidare. Il risultato finale è stato un momento di grande soddisfazione, dove il lavoro di gruppo ha dato vita a una performance coinvolgente e ricca di emozioni. La performance ha rappresentato il culmine di un percorso educativo e orientativo, dimostrando il valore delle relazioni costruite e delle competenze acquisite.

Strategie e metodologie

Il progetto ha richiesto un’alta progettazione e una struttura ben definita, aperta alla flessibilità necessaria per la classe. Ogni intervento ha seguito le indicazioni date dallo sportello DICOhelp, cercando di allinearsi alle strategie educative messe in atto dal consiglio di classe. L’approccio dell’atelier si è rivelato particolarmente efficace per rispondere ai bisogni educativi della classe, offrendo uno spazio strutturato ma flessibile dove le diversità di ciascun alunno sono state valorizzate e integrate. Le regole chiare e condivise hanno garantito un clima il più possibile sereno e inclusivo. L’utilizzo di linguaggi espressivi differenti (verbale, corporeo, visivo) hanno permesso a tutti di partecipare attivamente. Infine, ogni errore è stato considerato un’opportunità di crescita, rafforzando l’autoefficacia degli studenti. L'intero percorso si è basato su quattro pilastri metodologici fondamentali, ciascuno dei quali ha contribuito a creare un ambiente di apprendimento dinamico e inclusivo:
- il Brainstorming, supportato da strumenti digitali come Mentimeter per la creazione di Wordclouds, ha rappresentato il punto di partenza creativo per ogni gruppo. Una fase iniziale che ha permesso di raccogliere idee in modo democratico e inclusivo, gettando le basi per il successivo processo creativo;
- il Cooperative Learning è stato il cuore pulsante del progetto, creando un tessuto di interdipendenze positive sia all'interno dei singoli gruppi che tra gruppi diversi. Gli studenti, attraverso ruoli ben definiti, hanno sviluppato sia responsabilità individuali che competenze sociali. Il processo è stato monitorato attraverso questionari di autovalutazione regolari, culminando in presentazioni di gruppo che hanno permesso agli studenti di riflettere sul proprio percorso. Metodologia che si è rivelata particolarmente efficace nel promuovere la collaborazione e l'autoregolazione, contribuendo a sviluppare una vera e propria "cultura del benessere" all'interno della classe;
- l'approccio laboratoriale si è articolato su due livelli complementari: il laboratorio didattico, focalizzato su esperienze intensive e prodotti concreti, e l'atelier, caratterizzato da un processo di crescita più graduale e riflessivo. Entrambi i percorsi, pur mantenendo la loro autonomia, hanno posto l'accento sul processo educativo piuttosto che sul risultato finale;
- il Peer-tutoring ha visto l'emergere di coordinatori di gruppo che, dopo una formazione specifica con il docente, sono diventati facilitatori digitali per i propri compagni. Questi studenti hanno guidato i gruppi nell'utilizzo delle piattaforme digitali e nella gestione delle attività quotidiane, creando un ponte naturale tra docente e alunni;

Un percorso di crescita autentica

Come ha vissuto Alvin tutto il percorso? Con entusiasmo e partecipazione. Il suo comportamento durante la progettazione è stato quasi sempre corretto e attivo. Ha dato il meglio di sé nelle prove. In prima fila sui gradini dell’auditorium a osservare i compagni sul palco e poi sul palco stesso a dimostrare le sue abilità di attore e di commediante. La sua parte è stata quella di essere il fulcro della vicenda, scelta condivisa dai compagni.
Ti propongo questa riscrittura che mantiene il focus sull'evoluzione personale di Alvin e il suo coinvolgimento attivo nel progetto teatrale.
Il coinvolgimento di Alvin nel progetto si è sviluppato attraverso molteplici ruoli che ne hanno valorizzato le competenze e stimolato l'autonomia. Come membro del gruppo degli autori, ha gestito con competenza la piattaforma Padlet, beneficiando inizialmente di una formazione personalizzata che gli ha permesso di comprenderne appieno le funzionalità. La sua partecipazione è stata particolarmente significativa nella fase di raccolta delle informazioni sui personaggi, dove ha dimostrato capacità di lavorare in autonomia utilizzando gli strumenti digitali a disposizione.
La scelta del suo personaggio rivela una notevole consapevolezza di sé e capacità di autoironia. Alvin ha trasformato con creatività un aspetto personale - la sua frequente necessità di pause - in un elemento chiave della narrazione, dimostrando maturità nell'affrontare le proprie caratteristiche con leggerezza e humor. Nel rappresentare la versione adulta di se stesso - un meccanico realizzato, con una relazione stabile e una casa a Sottomarina - ha saputo bilanciare elementi realistici e comici, definendosi con le sue stesse parole un "dolce birbante".
Durante le prove, ha mostrato una crescita significativa nella gestione delle dinamiche sociali e nel rispetto delle regole di contesto. Il suo coinvolgimento costante, caratterizzato da sorrisi e concentrazione, ha evidenziato come il teatro possa diventare uno strumento efficace per sviluppare competenze sociali anche in contesti meno strutturati.
Il suo contributo si è esteso anche alla parte musicale dello spettacolo, dove ha partecipato attivamente alle prove del canto corale di "Buon Viaggio" di Cesare Cremonini. Nonostante alcune difficoltà nell'intonazione, il suo impegno e la sua voce chiara hanno arricchito l'ensemble, dimostrando come la perseveranza possa superare le sfide tecniche.

Il palcoscenico delle emozioni

La rappresentazione finale nel teatro della scuola ha rappresentato il momento culminante di un percorso educativo intenso e trasformativo. Il cammino verso lo spettacolo non è stato privo di ostacoli: le sfide organizzative, le naturali tensioni tra compagni e l'assunzione di responsabilità inedite hanno richiesto a ciascuno studente di superare i propri limiti. Tuttavia, proprio attraverso queste difficoltà, la classe ha scoperto la propria capacità di evolvere come gruppo, trasformando le differenze individuali in punti di forza collettivi. 
La presenza dei genitori in platea ha dato un significato ancora più profondo alla performance. I loro applausi hanno celebrato non solo i singoli studenti, ma l'intero gruppo che ha saputo costruire qualcosa di più grande della somma delle parti. Il palcoscenico è diventato uno spazio di scoperta, dove molti ragazzi hanno rivelato talenti e capacità che non sapevano di possedere. La fatica del percorso si è trasformata in soddisfazione di fronte al risultato raggiunto insieme.
Le parole di Victor Hugo sul teatro come "Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta... Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco" hanno trovato piena espressione in "Cena di Classe a Teatro". Dietro le quinte, in sala e sul palco, i cuori degli studenti hanno battuto all'unisono, creando un'esperienza autentica che ha trasceso la semplice rappresentazione teatrale. Il progetto si è concluso nell'ultimo giorno di scuola con un mix di emozioni - risate e commozione - testimoniando come il teatro possa diventare strumento di crescita personale e collettiva, capace di lasciare un'impronta indelebile nella memoria di tutti i partecipanti.

Le TIC: dallo strumento didattico alla collaborazione attiva

Nel percorso creativo dello spettacolo teatrale, le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione hanno svolto un ruolo cruciale, in particolare attraverso l'utilizzo strategico del Padlet. La bacheca virtuale si è rivelata uno strumento prezioso su più livelli. 
A livello collettivo, ha funzionato come spazio di condivisione dove ogni gruppo ha potuto pubblicare i propri contributi multimediali, creando un mosaico digitale del progetto in continua evoluzione. Questa dimensione collaborativa ha rafforzato il senso di appartenenza al progetto e l'interdipendenza positiva tra i gruppi, principi fondamentali del cooperative learning.
Per Alvin, la piattaforma ha assunto un ruolo strategico nel suo processo di apprendimento. È stata utilizzata sia come strumento di anticipazione delle attività che come supporto per l'organizzazione e la rielaborazione del lavoro svolto. Il suo utilizzo mirato ha prodotto miglioramenti significativi nella capacità di organizzazione e nella comprensione della sequenzialità delle attività. La natura digitale dello strumento ha inoltre aumentato il suo coinvolgimento e la sua concentrazione, con effetti positivi sull’autostima e sul senso di autoefficacia. L'esperienza ha suggerito potenzialità ancora inesplorate del Padlet come "banca dati" didattica. La possibilità di organizzare visivamente i materiali e accedervi in modo autonomo potrebbe supportare ulteriormente gli apprendimenti, specialmente per studenti che, come Alvin, trovano nelle tecnologie digitali un efficace facilitatore dell'apprendimento.
Un risultato inaspettato ma significativo è stato l'utilizzo spontaneo della piattaforma da parte degli studenti oltre l'orario scolastico. Il Padlet è diventato uno spazio di confronto e condivisione dove gli alunni, incluso Alvin, hanno continuato a interagire e contribuire al progetto in modo autonomo, dimostrando come uno strumento didattico possa trasformarsi in un autentico spazio di collaborazione e crescita.

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Autrici: Ilenia Dusi, atelierista e docente specializzata per le attività di sostegno nella scuola secondaria di I grado presso l'Università di Verona. Laureata in Atelier Direction - Mediazione culturale dell’arte, ha esperienza nella didattica laboratoriale e nella conduzione di atelier presso scuole, gallerie e centri sociali. I suoi interessi si concentrano sulle metodologie didattiche inclusive e sull’arte come medium educativo.
Bina Madeo, docente di Lettere presso la scuola secondaria di primo grado. Collabora con l'Università di Verona in qualità di tutor di tirocinio indiretto e docente a contratto nei laboratori di Didattica delle Educazioni e dell'rea Antropologica, nonché in Interventi psico-educativi e didattici per disturbi comportamentali e relazionali. Attualmente ricopre il ruolo di tutor coordinatore per i percorsi di Formazione Iniziale da 30 e 60 CFU presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Esperta in pedagogia ed educazione interculturale con particolare attenzione agli studenti e alle famiglie con background migratorio e specializzata in didattica dell'insegnamento dell'Italiano come Lingua Seconda.
Elisa Garieri, docente a contratto e ricercatrice presso l'Università di Verona. Docente TIC  nei corsi di specializzazione per  la formazione post universitaria dei docenti di sostegno. Formatrice esperta: PNSD, PNRR, animatori digitali, team per l'innovazione, docenti. Esperta in metodologie e didattiche innovative con le nuove tecnologie per studenti con BES.


copyright © Educare.it - Anno XXV - N. 2, Febbraio 2025