- Scritto da Ilaria Brandolisio, Roberta Diolosà
- Categoria: Pratiche di inclusione
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L’identità nelle differenze
Riconoscere l’altro da sé nella propria identità, al dì là di stereotipi e pregiudizi e al contempo comprendere e costruire il proprio Sé nel confronto con gli altri, è un passaggio fondamentale nel percorso formativo di ogni persona e la scuola diventa il luogo privilegiato dove portare avanti questo percorso esistenziale.
Il presente contributo illustra un progetto didattico realizzato in una classe quinta della scuola secondaria, incentrato sul tema dell’identità, volto a sostenere gli studenti nella ricerca del proprio sé, nella scoperta dei loro talenti e propensioni, accompagnandoli verso un percorso di adultità. Fulcro dell’esperienza didattica è stata la promozione dell’ ”identità adulta” dello studente con disabilità presente in classe: fondamentale è stato in questo percorso il superamento del “pregiudizio dell’identità speciale” e per questo si è lavorato sulla postura interiore dei docenti e dei compagni di classe.
Il contributo presenta un progetto inclusivo sviluppato in una classe seconda della scuola secondaria di primo grado, incentrato sulle preferenze sensoriali di Paolo, alunno con disabilità. La sua propensione per attività che coinvolgono il tatto, il gusto e l'olfatto ha costituito il punto di partenza per ripensare la didattica dell'intera classe: un approccio che ha trasformato un bisogno individuale in risorsa collettiva. Attraverso laboratori sensoriali, l'integrazione di tecnologie digitali e la realizzazione di una mostra sensoriale aperta alla comunità, gli alunni hanno lavorato insieme verso un obiettivo condiviso, sviluppando competenze trasversali e costruendo relazioni autentiche.
L’inserimento all’interno di una nuova scuola, che accoglierà giovani preadolescenti per un intero triennio, è un passaggio delicato e denso di emozioni. Una fase che risulta essere ancor più delicata per una studentessa proveniente da un contesto migratorio e appena trasferita in una nuova città. La ragazza, infatti, utilizza la LIS come unica modalità comunicativa acquisita nel Nuovo Paese, una lingua completamente estranea al nuovo gruppo classe. La sfida messa in campo durante un’esperienza di tirocinio nella scuola secondaria di I grado, narrata all’interno dell’articolo, è stata sviluppata come progetto di tirocinio di didattica inclusiva. Il progetto, “Mantova InSegni!” è un percorso educativo che unisce musica, arte, Lingua Italiana dei Segni e conoscenza del territorio. Le esperienze hanno fornito la possibilità di vivere l’esplorazione, che ha assunto una forma di linguaggio speciale e, allo stesso tempo, ha avvicinato gli alunni della classe alla comunità locale, in particolare alla città di Mantova.
Ogni progetto educativo nasce da un'osservazione. Spesso nasce da un ragazzo che smette, anche solo per un momento, di essere invisibile. Erasmo è un adolescente con diagnosi di Disturbo da deficit di attenzione e Disturbo oppositivo provocatorio. La sua storia scolastica parla di note disciplinari, espulsioni, una bocciatura. Da sempre etichettato come "il problema della classe", Erasmo aveva costruito intorno a sé un'identità fatta di sfide, parolacce, provocazioni. Ma dentro quell'armatura, c'era un ragazzo che aspettava di essere guardato con fiducia. Il punto di svolta è arrivato durante una lezione di storia sulla Prima Guerra Mondiale. La docente curricolare stava parlando dei giovanissimi soldati italiani, strappati alle famiglie e gettati nell'orrore delle trincee, quando Erasmo ha cominciato a fare domande. Una dopo l'altra. Con una curiosità inedita. Quella piccola scintilla è diventata il punto di partenza di un intero percorso.