- Categoria: Pratiche di inclusione
- Scritto da Alessia Palmirani
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Un ob(b)iettivo può fare la differenza
L'articolo descrive un progetto multimediale realizzato in una classe terza di un Liceo delle Scienze Umane, incentrato sulla figura di Gino Bartali, Giusto dell'Umanità. Il progetto ha avuto come obiettivo principale il superamento degli individualismi e la costruzione di un gruppo classe coeso e inclusivo, attraverso l'utilizzo di metodologie didattiche attive e strumenti digitali innovativi. La realizzazione di un cortometraggio, frutto del lavoro collaborativo degli studenti, ha costituito il cuore del percorso, portando alla luce talenti inaspettati e favorendo la piena partecipazione di tutti, compreso uno studente con disabilità. Il progetto dimostra come l'intreccio tra tecnologia, narrazione storica ed educazione emotiva possa trasformare una classe in una vera comunità di apprendimento.
Un gruppo che deve ancora diventare una classe
Ogni insegnante sa bene che un gruppo di studenti non è automaticamente una classe. Diventarlo richiede tempo, cura e, spesso, un progetto condiviso che sappia parlare al cuore prima ancora che alla mente. È da questa consapevolezza che nasce il percorso qui presentato, ideato e realizzato all'interno di una classe terza di un Liceo delle Scienze Umane che, all'inizio dell'anno scolastico, si mostrava poco coesa, permeata da individualismi e fatica nel riconoscersi come collettività.
La sfida era duplice: da un lato, costruire un senso di appartenenza e di squadra; dall'altro, creare le condizioni affinché ogni studente potesse essere visto e valorizzato per ciò che è e per ciò che sa dare. In questo contesto, la presenza di E., uno studente con disturbo dello spettro autistico, rendeva ancora più urgente e significativo il compito di costruire un ambiente davvero inclusivo.
La risposta didattica a queste esigenze ha preso la forma di un progetto multimediale ambizioso: la realizzazione di un cortometraggio dedicato a Gino Bartali, il campione di ciclismo che durante la Seconda Guerra Mondiale salvò centinaia di ebrei nascondendo documenti falsi nel telaio della sua bicicletta, senza mai vantarsi di quanto fatto. Una figura, quella del Giusto dell'Umanità, che si è rivelata straordinariamente adatta a parlare di coraggio silenzioso, di responsabilità individuale verso il prossimo e di scelte etiche — temi di cui i ragazzi avevano profondamente bisogno.
Finalità pedagogica: far brillare ciascuno per ciò che è
Il progetto è stato strutturato attorno a un'idea fondamentale: mettere ogni studente nelle condizioni di esprimere le proprie potenzialità, anche quelle che lui stesso non conosce ancora. Lavorare insieme per la realizzazione di un prodotto concreto e visibile — il cortometraggio — ha consentito di creare un contesto nel quale i punti di forza di ciascuno diventavano risorse per il gruppo intero. L'idea guida era quella di costruire ambienti educativi "sartoriali", capaci cioè di adattarsi alle esigenze degli studenti e non viceversa. In tale ottica, la presenza di uno studente con disabilità non è stata percepita come un vincolo, bensì come una risorsa e un'occasione: per i compagni, per comprendere e accettare la diversità; per E., per esprimersi e crescere in un contesto accogliente e stimolante.
Il lavoro in piccoli gruppi ha confermato che l'autismo è un modo di essere, non qualcosa che nasconde una normalità da recuperare: creare una relazione autentica con E. ha significato trovare un linguaggio comune, lasciandosi insegnare anche qualcosa del suo modo di comunicare e di stare nel mondo. La collaborazione così nata ha favorito nei compagni una maggiore maturità emotiva e relazionale, il miglioramento delle capacità metacognitive, la crescita dell'autostima e lo sviluppo di relazioni interpersonali ispirate all'assertività e alla prosocialità.
Metodologie didattiche: imparare facendo e insieme
La scelta metodologica ha puntato deliberatamente su approcci attivi e partecipativi, selezionati in modo da valorizzare l'apporto di tutti e stimolare le competenze trasversali fondamentali per la vita oltre la scuola.
Il Cooperative Learning ha costituito la spina dorsale dell'intero percorso: gli studenti hanno lavorato in piccoli gruppi con ruoli assegnati, imparando a dipendere positivamente gli uni dagli altri e a sviluppare competenze sociali essenziali. Il Think-Pair-Share ha favorito la riflessione individuale prima del confronto in coppia e poi con la classe intera, garantendo che anche le voci più silenziose trovassero spazio di espressione. Brainwriting e Brainstorming — supportati da strumenti digitali — hanno permesso di raccogliere e valorizzare le idee di tutti, stimolando capacità di decision making e di problem solving.
L'insieme di queste metodologie ha contribuito a generare un clima di fiducia e di accettazione reciproca, nel quale i professori stessi sono stati coinvolti come parte attiva del processo educativo, superando il modello trasmissivo e abbracciando quello della comunità di apprendimento.
Le fasi del progetto: dalla curiosità al cortometraggio
Il percorso si è articolato in cinque fasi progressive, ognuna delle quali ha preparato il terreno per la successiva.
Fase 1 – Attivazione e domanda stimolo. Il progetto è stato lanciato presentando alla classe una domanda stimolo — "Cosa significa essere un Giusto dell'Umanità?" — attraverso Mentimeter, uno strumento di risposta interattiva in tempo reale. Le risposte degli studenti, raccolte e visualizzate collettivamente, hanno costituito il punto di partenza per un confronto animato, che ha poi trovato una struttura più ordinata grazie alla metodologia Think-Pair-Share.
Fase 2 – Approfondimento e lavoro cooperativo. La classe è stata suddivisa in tre gruppi da sei studenti, ciascuno con ruoli specifici assegnati. I ragazzi hanno esplorato la figura di Gino Bartali attraverso materiali predisposti sulla piattaforma Genially, producendo mappe concettuali con Coggle. A conclusione della giornata, il gruppo si è recato nel vicino Giardino dei Giusti, trasformando l'apprendimento in un'esperienza vissuta e territorialmente radicata.
Fase 3 – Ideazione del cortometraggio. Attraverso un Brainwriting collaborativo sulla piattaforma Miro, gli studenti hanno contribuito a delineare la struttura narrativa del cortometraggio, decidendo cosa raccontare e come. Il processo ha garantito che ogni voce, compresa quella di E., trovasse spazio e riconoscimento.
Fase 4 – Preparazione e assegnazione dei ruoli produttivi. I gruppi si sono dedicati alla traduzione dei testi in inglese — compito affidato a E., che ha dimostrato in questo ambito una competenza notevole e molto apprezzata dai compagni — e alla cura di scenografia e costumi.
Fase 5 – Riprese, montaggio e una sorpresa inaspettata. I ragazzi hanno girato le scene e proceduto al montaggio con iMovie, utilizzando CapCut Pro per la tutela della privacy (oscuramento dei volti). In questa fase è arrivato il momento più emozionante dell'intero percorso: E. si è proposto spontaneamente come voce narrante del cortometraggio. Non solo: soddisfatti e lanciati, i ragazzi hanno deciso di porsi una sfida ulteriore, inserendo nel cortometraggio una sequenza in LIS (Lingua Italiana dei Segni), un gesto di apertura e inclusione che ha commosso tutta la comunità scolastica.
Il prodotto multimediale: "Il bene si fa ma non si dice"
Il risultato concreto di tutto il percorso è visibile e consultabile liberamente online, attraverso la piattaforma Genially, che è stata utilizzata sia come ambiente di lavoro durante le diverse fasi del progetto, sia come contenitore finale del prodotto multimediale realizzato.
La presentazione interattiva, intitolata "Il bene si fa ma non si dice" — frase che Gino Bartali ripeteva per spiegare il senso del suo agire —, raccoglie il cortometraggio realizzato dagli studenti, le mappe concettuali prodotte, i materiali di approfondimento sulla figura del Giusto e le tracce del processo creativo e collaborativo che ha portato alla sua realizzazione. La struttura interattiva di Genially consente di navigare liberamente tra i contenuti, rendendo l'esperienza fruibile da chiunque voglia scoprire questo progetto dall'esterno.
La scelta del titolo non è casuale: richiama direttamente la filosofia di vita di Bartali, ma risuona con forza anche nell'esperienza vissuta in classe, dove i gesti più belli — l'offrirsi di E. come voce narrante, la decisione spontanea di aggiungere la LIS, il progressivo abbandono degli individualismi — non erano stati pianificati, ma erano emersi naturalmente dal clima di fiducia e collaborazione costruito nel tempo.
La tecnologia al servizio della pedagogia
La ricchezza del progetto è stata amplificata dall'utilizzo integrato di diverse applicazioni digitali, selezionate non per una logica di novità fine a sé stessa, ma perché ciascuna rispondeva a un bisogno didattico specifico. Mentimeter ha reso il brainstorming iniziale inclusivo e immediatamente visibile a tutti; Miro ha supportato il brainwriting collaborativo consentendo a ogni studente di contribuire simultaneamente; Coggle ha facilitato la costruzione visiva della conoscenza attraverso mappe concettuali condivise; Genially ha funzionato sia come ambiente di lavoro che come vetrina del prodotto finale.
Per la realizzazione del cortometraggio sono stati impiegati iMovie nella fase di montaggio e CapCut Pro per il trattamento delle immagini, con particolare attenzione alla protezione della privacy degli studenti attraverso l'oscuramento dei volti. La combinazione di questi strumenti ha reso le attività accattivanti e stimolanti, alimentando la curiosità dei ragazzi e la loro predisposizione all'osservazione reciproca.
Valutazione e ricadute sul sistema scolastico
Il progetto ha raggiunto pienamente gli obiettivi prefissati, e in alcuni casi li ha superati. Gli studenti si sono dimostrati interessati e coinvolti non solo sul piano cognitivo, ma anche su quello emotivo: hanno espresso, agendole, emozioni, capacità e difficoltà che faticavano a nominare. La collaborazione nata tra di loro ha favorito lo sviluppo del senso di appartenenza e di coesione del gruppo, che ha trovato nella realizzazione del cortometraggio un traguardo comune e condiviso.
Sul piano dell'inclusione, la partecipazione proattiva di E. ha rappresentato un momento di straordinaria portata educativa. Per i suoi compagni è stata un'occasione concreta per comprendere che la diversità non è un ostacolo ma una risorsa, e che ogni persona, qualunque sia il suo modo di essere nel mondo, ha qualcosa di prezioso da offrire. Per E. stesso, il progetto ha rappresentato uno spazio in cui poter emergere, essere riconosciuto e valorizzato, con effetti positivi significativi sull'autostima e sulla partecipazione alla vita di classe.
Il percorso ha promosso, inoltre, una più consapevole presa di coscienza dei principi alla base di un comportamento eticamente responsabile. La scelta di Bartali come figura centrale non è stata casuale: il suo esempio — fare il bene senza cercarne riconoscimento — ha offerto ai ragazzi un modello di riferimento potente e attualissimo, capace di interrogarli sul significato delle proprie scelte.
Riflessioni conclusive: l'insegnante come sarto di comunità
Riuscire ad "arrivare" ai ragazzi non è semplice. Ogni studente è un mondo a sé, con i propri tempi, le proprie paure, i propri desideri di essere visto e ascoltato. Questo progetto ha confermato che quando si crea lo spazio giusto — accogliente, stimolante, rispettoso delle differenze — i ragazzi sanno sorprendere. Sanno superare le proprie ritrosie e i propri timori, sanno mettersi in gioco, sanno trovare le parole per comunicare anche con chi ha un modo diverso di stare nel mondo.
Il ruolo dell'insegnante, in questo processo, non è quello di chi trasmette sapere da un podio, ma quello di chi cuce ambienti su misura: ambienti nei quali le cuciture non si vedono, ma reggono tutto il disegno. L'inclusione non avviene per decreto, né si improvvisa: richiede competenza, pazienza, creatività e una profonda fiducia nelle capacità di ogni studente. Richiede anche il coraggio di rinunciare alle certezze e di lasciarsi sorprendere.
Il regalo più bello di questo progetto è arrivato proprio lì dove non era atteso: nella voce di E. che narrava il coraggio silenzioso di Gino Bartali, e nelle mani dei ragazzi che segnavano nell'aria i gesti della LIS, come a dire che c'è sempre un linguaggio che può costruire un ponte tra le persone, se si ha il desiderio di cercarlo.
Link alla SCHEDA DEL PRODOTTO MULTIMEDIALE
Autrice: Alessia Palmirani, è docente di Diritto ed Economia politica in un Istituto secondario di Secondo grado, specializzata sul sostegno presso l’Università di Verona e da anni al servizio dell’inclusione (anche sotto mentite spoglie) nello stesso Istituto.
copyright © Educare.it - Anno XXVI - N. 3, marzo 2026
