- Categoria: Pratiche di inclusione
- Scritto da Elisa Ceschi, Fabio Corsi, Elisa Garieri
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Anime dietro la maschera: il potere inclusivo del teatro

Neurodivergenze e neurodiversità sono aspetti sempre più presenti nella scuola italiana, grazie alla maggiore consapevolezza derivante da più raffinati criteri diagnostici e osservativi. In alcuni casi si è “gridato allo scandalo” di una scuola come “clinica psichiatrica”: per noi è un’opportunità di coltivare l’inclusione. Il caso che segue è emblematico: Ariel è una studentessa di una scuola secondaria di secondo grado, (un liceo artistico), con una forma di autismo ad alto funzionamento. E’ ben inserita nel gruppo dei pari e i risultati scolastici sono buoni, ma il costo di tutto questo è alto: deve compensare la sua divergenza con strategie che le costano molta fatica; è il cosiddetto “masking” o “camouflage” dell’autismo ad alto funzionamento, tutto al femminile. In che cosa consiste? Come è possibile creare un ambiente più accogliente e consapevole? In questa esperienza, la “maschera” si trasforma e si concretizza: da strategie relazionale compensativa a vero e proprio strumento di inclusione.
Il contesto classe
Il presente articolo descrive un progetto che unisce arte, inclusione e partecipazione attiva, con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità espressive degli studenti e promuovere un clima di classe più coeso. La classe interessata presenta il profilo tipico di molti gruppi classe: studenti collaborativi e rispettosi, con potenzialità diverse e interessi eterogenei, ma con una marcata insofferenza verso metodologie didattiche tradizionali. Lezioni frontali prolungate generano disinteresse, mentre attività pratiche e creative riaccendono immediatamente motivazione e partecipazione. Una classe eterogenea dal punto di vista delle attitudini e potenzialità, collaborativa e motivata, con buone relazioni sia tra pari che con i docenti, rispettosa e silenziosa ma insofferente nei confronti di lezioni frontali che obbligano a una concentrazione prolungata per loro poco tollerabile, dimostrando poco interesse. Questo atteggiamento cambia se si propongono attività creative, pratiche e coinvolgenti. Sentirsi attivi e protagonisti del processo insegnamento -apprendimento rende decisamente gli studenti più disponibili, favorendo l'emergere delle loro potenzialità creative e della loro curiosità. Al centro di questa esperienza troviamo Ariel, una studentessa con Disturbo dello Spettro Autistico che, nonostante l'accoglienza affettuosa dei compagni, manifesta spesso disagio nel contesto scolastico. La sua passione per pittura e teatro ha rappresentato la scintilla per un progetto trasformativo. La ragazza spesso riferisce sensazioni di disagio verso gli alcuni insegnanti, nonostante si trovi in una classe di coetanei che la accolgono con affetto. Oltre al disagio, Ariel non nasconde le sue passioni: la scelta del liceo è motivata dal suo amore per la pittura e il teatro; soprattutto quest'ultimo è per lei un modo per identificarsi con i vissuti e le emozioni dei protagonisti e un'opportunità per “dare un nome” alle emozioni che prova ma che spesso non riesce a identificare. Durante l’osservazione della classe arriva l’intuizione: perché non trasformare il mascheramento dell'autismo in una vera e propria maschera? Con questo “capovolgimento di prospettiva”, è nata l’idea di creare delle maschere tipiche del teatro per esprimere e “dare forma” a quelle emozioni che altrimenti rimarrebbero inespresse e senza nome. Con questa idea è nato un laboratorio inclusivo per la realizzazione di maschere teatrali, che coinvolge l'intera classe.
Per incoraggiare il pensiero divergente, verrà fatta indossare ad ogni studente la propria maschera, al fine poi di impersonare un'emozione o un personaggio durante uno spettacolo teatrale.
Un laboratorio inclusivo tra maschere ed emozioni
Il progetto "Anime dietro la maschera" si è sviluppato attraverso un itinerario didattico articolato, che ha saputo intrecciare diverse discipline attorno alla passione di Ariel per il teatro, trasformandola in un'opportunità di crescita collettiva.
Fase di avvio: La scintilla
L'esperienza è stata introdotta agli studenti con un coinvolgente video realizzato con Powtoon, una presentazione che ha saputo stimolare curiosità e motivazione verso l'obiettivo finale. Questo primo approccio ha permesso di creare fin da subito un'aspettativa positiva, fondamentale per un coinvolgimento autentico.
Immersione nel teatro classico
Nelle ore di Filosofia, il progetto ha preso profondità culturale. Partendo dalla visione platonica dell'arte teatrale, gli studenti hanno esplorato l'universo del teatro greco attraverso un percorso partecipativo. Un'iniziale raccolta di pre-conoscenze tramite brainstorming digitale (Mentimeter) ha dato voce a tutti, creando una "nuvola di parole" rappresentativa del sapere condiviso. La successiva lezione, arricchita da una presentazione interattiva Genially, ha ampliato gli orizzonti culturali. L'elaborazione di mappe concettuali collaborative realizzate con Coogle ha consolidato l'apprendimento attraverso modalità cooperative, favorendo l'inclusione di tutti i diversi stili cognitivi.
Il teatro elisabettiano: protagonismo e condivisione
Il percorso è proseguito nelle ore di Inglese con un momento significativo: Ariel, solitamente ai margini, è diventata protagonista presentando ai compagni il teatro shakespeariano con una presentazione Genially. Questo ha innescato un circolo virtuoso di approfondimenti da parte dei compagni, valorizzando un'esperienza recente della classe – una visita didattica a Venezia sui luoghi shakespeariani. L'apprendimento è stato verificato con quiz interattivi (Panquiz) che hanno favorito tutoraggio tra pari e apprendimento cooperativo.
Il corpo che comunica
Con il contributo dell'insegnante di Educazione Fisica, gli studenti hanno esplorato la dimensione corporea dell'espressione teatrale: la gestualità, le espressioni facciali, la modulazione della voce. Attraverso giochi di ruolo ed esercizi di rilassamento, hanno sperimentato come il linguaggio non verbale sia fondamentale nella comunicazione emotiva – un aspetto particolarmente significativo per l'inclusione di persone con diversità neuropsicologiche.
Il teatro nel territorio
Un modulo di Educazione Civica ha collegato l'esperienza didattica alla realtà locale: attraverso un documentario sui principali teatri veronesi e l'utilizzo di Google Earth, gli studenti hanno mappato questi spazi culturali, acquisendo strumenti per orientarsi autonomamente nel patrimonio artistico cittadino e rafforzando il legame con il proprio territorio.
Il laboratorio delle maschere
Il cuore creativo del progetto si è sviluppato nelle ore di Discipline pittoriche, dove gli studenti hanno realizzato maschere teatrali utilizzando materiali di recupero. Prima in piccoli gruppi per il confronto di idee, poi individualmente, ogni studente ha dato forma alla propria espressività. Questa fase laboratoriale ha attivato dinamiche di tutoraggio tra pari e role playing. Al termine, è stato chiesto agli studenti di associare una parola-chiave all'emozione provata: significativamente, Ariel ha scelto "entusiasmo", termine che deriva dal greco antico “ἐνθουσιασμός” (enthousiasmós), la cui radice è “ἔνθεος” (éntheos), composto da “ἐν” (en, “in”) e “θεός” (theós, “dio”). L'entusiasmo è “avere un dio che si muove dentro di sé”, uno stato di ispirazione o di estasi divina, come se una divinità fosse dentro la persona.una potente metafora della creatività che trascende le barriere della comunicazione ordinaria.
La performance finale: "I don't me care"
Il percorso ha trovato il suo culmine in uno spettacolo dal titolo provocatorio "I don't me care" – una doppia negazione che si oppone all'esclusione di ogni diversità. Il riferimento storico al motto fascista "me ne frego" e al successivo "I care" delle scuole democratiche ha dato profondità culturale alla performance. Sul palco, in una rappresentazione senza parole ma ricca di significato, gli studenti hanno utilizzato le maschere create come strumento di espressione individuale e collettiva, trasformando la neurodiversità di Ariel in catalizzatore di innovazione didattica e relazionale.
Quando la diversità diventa ricchezza
Il progetto ha dimostrato come l'inclusione autentica nasca dalla capacità di valorizzare il contributo di ciascuno all'interno di un percorso condiviso. La sua efficacia è emersa dalla sinergia tra diversi elementi: il coinvolgimento attivo di tutti gli studenti senza distinzioni, la collaborazione interdisciplinare tra docenti, l'uso mirato delle tecnologie digitali e la valorizzazione degli spazi scolastici come ambienti di apprendimento.
L'obiettivo primario – offrire a tutti gli studenti competenze significative e trasferibili – è stato pienamente raggiunto. Gli alunni hanno sperimentato il valore del confronto e della condivisione, hanno riscoperto l'importanza della comunicazione verbale e non verbale, e hanno acquisito familiarità con strumenti digitali utili alla loro formazione. Il teatro, in particolare, si è rivelato uno straordinario veicolo di espressione emotiva e creazione artistica, permettendo riflessioni profonde su sé stessi e stimolando dinamiche relazionali positive.
Attraverso le attività motorie, gli esercizi sensoriali e la creazione delle maschere, gli studenti hanno avuto l'opportunità di esprimersi con autenticità, scoprendo nuove dimensioni del proprio sentire, agire e pensare. Ma è stata Ariel la vera protagonista di questa trasformazione: da adolescente ai margini è diventata centro propulsore del progetto, condividendo la propria passione e mettendo in campo competenze che l'hanno portata ad assumere un ruolo di tutor per i compagni – un ribaltamento di prospettiva dal forte valore educativo.
"Grazie prof, è stato bellissimo vedere i miei compagni a Teatro" – il saluto finale di Ariel racchiude il senso profondo dell'esperienza: la sensazione, anche solo temporanea, di non essere più sola, ma parte di una comunità attenta e partecipe. Un insegnamento prezioso anche per i docenti: guardare oltre l'apparenza, non lasciarsi condizionare da reazioni momentanee, perseverare con determinazione nel cammino dell'inclusione.
Prospettive pedagogiche
Il liceo italiano rappresenta un contesto educativo ricco ma anche complesso, in cui gli studenti attraversano passaggi cruciali verso l'età adulta: il termine dell'obbligo scolastico a sedici anni, il raggiungimento della maggiore età e infine il completamento del percorso di studi. Questa architettura pone gli insegnanti di fronte a interrogativi pedagogici fondamentali, particolarmente stringenti quando si tratta di studenti con bisogni educativi speciali: includere o selezionare? Accompagnare verso l'età adulta o puntare al diploma?
Non sono questioni marginali, poiché modellano concretamente il progetto di vita di questi giovani. Un diploma apre le porte all'università o al mondo del lavoro, ma richiede l'acquisizione di competenze reali; promuovere uno studente con bisogni speciali significa assumersi la responsabilità del suo futuro. Ecco perché diventa essenziale che, insieme al titolo di studio, questi ragazzi sviluppino consapevolezza di sé, delle proprie caratteristiche e dei propri limiti.
L'esperienza descritta dimostra come attività che stimolano il pensiero divergente e la creatività rappresentino una strategia efficace non solo per migliorare l'autostima e l'autoefficacia degli studenti con disabilità, ma anche per creare percorsi di apprendimento partecipativi e sistemi relazionali inclusivi. L'inclusione, infatti, non è mai un traguardo definitivo ma un processo continuo, particolarmente per le persone con disturbo dello spettro autistico.
Il progetto "Anime dietro la maschera" si inserisce in un filone ancora poco esplorato: raccontare l'autismo adolescenziale dal punto di vista dei protagonisti. Come le esperienze autobiografiche di Temple Grandin o le rappresentazioni visive del fotografo autistico Joe James, l'utilizzo del teatro e dell'arte visiva permette di costruire inclusione attorno alla neurodiversità, valorizzando modi alternativi di percepire e interpretare il mondo.
Questa esperienza apre interessanti prospettive per l'innovazione della didattica inclusiva nella scuola superiore. Ariel ha dimostrato di non essere semplicemente "una ragazza con disabilità", ma una risorsa preziosa per trasformare l'ambiente educativo. Del resto, molte delle innovazioni pedagogiche ormai consolidate nella scuola italiana – interdisciplinarietà, cooperative learning, didattica per competenze – sono nate proprio dalle esigenze degli studenti neurodiversi.
Si delineano almeno due direzioni di sviluppo: da un lato, l'approfondimento della conoscenza dell'autismo ad alto funzionamento nelle sue implicazioni genetiche ed epigenetiche; dall'altro, la valorizzazione delle narrazioni in prima persona, che possono offrire prospettive preziose per ripensare i contesti educativi in chiave inclusiva e innovativa.
Prodotto Multimediale
Il progetto trova il suo naturale completamento in un prodotto multimediale: un sito web realizzato con Google Sites che documenta e amplifica l'esperienza vissuta. Questo spazio digitale raccoglie le diverse fasi del percorso attraverso fotografie, video della performance finale e testimonianze dei protagonisti. La piattaforma, accessibile e intuitiva, rispecchia la filosofia inclusiva dell'intero progetto, permettendo di condividere con la comunità scolastica e le famiglie i risultati raggiunti. Gli studenti hanno contribuito attivamente alla sua realizzazione, organizzando i contenuti in sezioni tematiche che ripercorrono il viaggio dal teatro greco a quello contemporaneo, dal laboratorio delle maschere allo spettacolo finale. Il sito diventa così non solo archivio dell'esperienza ma anche strumento didattico per future sperimentazioni, testimoniando come la neurodiversità possa trasformarsi in risorsa creativa e innovativa. Il prodotto rappresenta la sintesi perfetta tra le competenze disciplinari acquisite e le competenze trasversali sviluppate, offrendo una narrazione corale dove la voce di Ariel si intreccia con quella dei suoi compagni in un mosaico di prospettive che valorizza le unicità di ciascuno.
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Elisa Ceschi, psicologa e docente specializzata per il sostegno nella scuola secondaria di secondo grado presso l’Università di Verona. Precedentemente, insegnante presso la scuola primaria, è molto attenta alle innovazioni didattiche per l’inclusione, e appassionata di teatro e danza.
Fabio Corsi, fellow researcher presso l’Università di Verona e docente a contratto per didattica e pedagogia speciale per le minorazioni sensoriali e pedagogia speciale nel corso di laurea in scienze dell’educazione, indirizzo servizi per l’infanzia.
Elisa Garieri, docente a contratto e ricercatrice presso l'Università di Verona. Docente TIC nei corsi di specializzazione per la formazione post universitaria dei docenti di sostegno. Formatrice esperta: PNSD, PNRR, animatori digitali, team per l'innovazione, docenti. Esperta in metodologie e didattiche innovative con le nuove tecnologie per studenti con BES.
copyright © Educare.it - Anno XXV - N. 5, maggio 2025
