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"Interstellar Overdrive". Una scatola di ricordi proveniente del futuro

futuroCome si trasforma una classe in un'astronave? Partendo da Ziggy Stardust e arrivando ai cyborg, questo progetto racconta l'avventura di un gruppo di adolescenti che, attraverso robot, alieni e mutanti della fantascienza, scopre che la diversità non è un limite ma una risorsa. In un contesto di classe eterogenea, gli studenti costruiscono una capsula del tempo fantascientifica, trasformando l'abitudine dell'integrazione in scelta consapevole dell'inclusione. Un viaggio interstellar che dimostra come la metafora sci-fi (science-fiction) possa rivelare verità profonde sull'umanità, rendendo ogni studente protagonista di una missione verso nuovi orizzonti educativi inclusivi.

 
Cercando una metafora

Quando si inizia una esperienza educativa ci si trova immersi in contesti già dati, abitudini assodate, attitudini pre costituite. Ci si trova come già immersi in una musica che altri hanno deciso e stanno già suonando. Inizialmente è giusto assecondare quel suono, fare la nostra parte e portare avanti ritmo e armonia.
Ma prima o poi dovremo provare a farci avanti e con modi attenti portare il resto del gruppo a suonare come stiamo cercando di suonare assieme. Il gruppo, inserendosi qualcun altro con cui suonare, non si spezza, inizialmente forse un po' stona, ma poi si ricompone in un altro differente modo e assieme suona, funziona, eseguendo/componendo un altro pezzo.
Per entrare in un nuovo contesto e cominciare a condividere una esperienza educativa assieme ci vuole un po' di sana presunzione. Quella giusta dose di fiducia in sé stessi che ci spinge a credere che anche noi abbiamo qualcosa da dire, qualcos'altro da condividere. Ognuno di noi porta un'idea, un taglio, un'informazione diversa che con la giusta presunzione si può voler portare, senza imporla, nel nuovo contesto in cui si trova ad operare.
L'assunto di partenza è stato credere che la scelta della scuola italiana di rinunciare alle scuole speciali e sviluppare un non facile percorso per includere la diversità nelle classi ordinarie, ha reso la scuola stessa un luogo potenzialmente migliore. Questo era il suono che si voleva portare nella musica che già si suonava in quella scuola quando ha avuto inizio un intenso periodo di osservazione di Ѱ, studentessa con sindrome di Rett al suo ultimo anno di scuola secondaria di primo grado, e suoi compagni di classe. La sindrome, causata da mutazioni sporadiche nel gene localizzato sulla parte distale del cromosoma X, è un raro disturbo del neurosviluppo di origine genetica che colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile, conosciuta anche come “sindrome delle bambine dagli occhi belli”, perché chi ne è affetto riesce a comunicare solo con lo sguardo.
Ѱ aveva sviluppato un suo personalissimo modo di intessere relazioni sia in classe che con i famigliari più stretti. I compagni di Ѱ avevano imparato a non temerla, anche quando si avvicinava assertiva per toccarli e stabilire così il suo modo di salutare, e sapevano che il suo vocalizzare ripetuto dicendo "mamma!" era il suo normale modo di esprimersi.
Questo aver accettato inconsciamente, quasi automaticamente per positiva abitudine la compagna, l'aver di fatto integrato Ѱ nel gruppo classe, era sembrato un primo passo per provare a trasformare la consuetudine in esplicita inclusione, l'istintiva abitudine in consapevole scelta.
Si è cercato quindi, una metafora che svelasse questo rapporto nato in classe. Un punto di partenza stimolante per parlare apertamente di ciò che si considera normale e riflettere su ciò che significa essere abile o dis-abile. Cercando narrazioni adeguate ad esprimere metaforicamente il confronto/incontro con il diverso, si è arrivati ad una semplice ma illuminante intuizione del semiologo Daniele Barbieri: a partire dalla fine degli anni sessanta, la letteratura di fantascienza ha cominciato a descrivere alcuni dei suoi personaggi con l'intento di riflettere proprio sul cosa sia l'umano.
Tali fantasticherie pseudoscientifiche sono servite per affrontare metaforicamente una riflessione su quali effettivamente siano le abilità, i caratteri dell'umanità. Non solo gli alieni, ma anche robot, umanoidi e cyborg che caratterizzano l'incontro con il diverso, in tali storie sono serviti per riflettere su conquiste sociali come l'apertura verso la disabilità da intendersi non più solo come stigma escludente, ma come altro modo possibile d'essere di chiunque.

 “Interstellar Overdrive. Una scatola di ricordi proveniente del futuro”

Individuata la metafora guida da cui partire, è stato facile sviluppare un'unità di apprendimento che si rivolgesse alla classe di Ѱ, coinvolgendola quanto più possibile.
Dopo le non facili missioni della cosiddetta epoca della corsa allo spazio, tra le rivali imprese dei progetti Apollo e Sputnik, che culminarono con la storica camminata sulla luna del 20 luglio 1969, fu organizzata la Voyager Interstellar Mission, un programma scientifico statunitense per il lancio – nel 1977 – di due sonde spaziali, chiamate Voyager 1 e Voyager 2, per l'esplorazione del sistema solare esterno. Entrambe le sonde, che avrebbero incontrato i quattro pianeti giganti gassosi (Giove, Saturno, Urano e Nettuno) oltre la Terra e più distanti dal sole, portavano con sé il Voyager Golden Record, un disco registrato placcato in oro contenente immagini e suoni provenienti dalla Terra.
Qualcosa di simile a questo sarebbe stato il risultato finale della nostra unità didattica di apprendimento interdisciplinare. "Interstellar Overdrive. Una scatola di ricordi proveniente dal futuro" sarebbe stata una raccolta di piccoli ricordi, in una scatola appositamente decorata per Ѱ con – all'interno – ritratti dei volti dei compagni (rivisitati in chiave fantascientifica) e piccoli giochi didattici che spesso Ѱ eseguiva – più o meno distrattamente – in classe, facendoli ri-creare dai compagni sempre in stile science-fiction.
Per arrivare a tale elaborato finale condiviso ho diviso il mio intervento in due fasi: la prima conoscitiva, la seconda restitutiva.

Fantascienza e diversità

Il progetto è stato sviluppato in una classe che praticava regolarmente pause attive e momenti di lettura condivisa dalla biblioteca di classe. Questa consuetudine ha favorito la creazione di libretti contenenti brevi testi di fantascienza che affrontano metaforicamente il tema della diversità e della disabilità.

 - Testi selezionati

1.Nel paese dei ciechi di H. G. Wells (versioni 1904 e 1934)
2.Umano è di Philip K. Dick (1955)
3.Fiori per Algernon di Daniel Keyes (1959)
4.Il marchio dell'invisibile di Robert Silverberg (1963)
5.L'uomo bicentenario di Isaac Asimov (1976)
6.Fonemi. Il suono delle parole di Octavia E. Butler (1983)
7.Il silenzio degli asonu di Ursula K. Le Guin (2003)

 - Metodologia didattica

L'introduzione al genere fantascientifico è avvenuta attraverso la lettura in classe di Sentinella di Fredric Brown, celebre racconto incluso nell'antologia Le meraviglie del possibile (Einaudi, 1959), curata da Sergio Solmi e Carlo Fruttero.
Attraverso un brainstorm collettivo sono stati identificati i caratteri tipici della fantascienza, utilizzandoli come archetipi per un test attitudinale che ha consentito agli studenti di riflettere sui propri punti di forza e sulle proprie debolezze:
- Astronauta: rappresenta chi si percepisce quasi senza difetti
- Robot androide: simboleggia chi riconosce equilibratamente pregi e difetti
- Cyborg/mutante: incarna chi ha trasformato i punti deboli in forze
- Alieno: raffigura chi percepisce prevalentemente le proprie debolezze

 - Sviluppo interdisciplinare

Nella seconda fase, il progetto ha coinvolto le discipline di Inglese e Musica attraverso l'analisi delle canzoni di David Bowie. La carriera artistica del cantautore britannico, fortemente ispirata alla fantascienza, ha influenzato la cultura anglosassone e mondiale, veicolando positivamente il tema dell'inclusione delle diversità.
L'attività didattica ha previsto l'analisi di video in lingua inglese sulla nascita di personaggi iconici come Major Tom e Ziggy Stardust, la traduzione dei testi e la contestualizzazione delle canzoni nella loro epoca storica.

 - Incontro con l'esperta

Consolidata questa sensibilità verso la diversità, è stato organizzato un incontro con Enrichetta Alimena, storica dell'Università della Calabria e autrice di Lotta per l'inclusione. Il movimento delle persone con disabilità motorie negli anni Settanta in Italia (Erickson, 2021).
L'incontro, collegato all'Obiettivo 10 dell'Agenda 2030 ("Ridurre le disuguaglianze"), ha consentito di superare la dimensione metaforica per riflettere concretamente su disabilità e antiabilismo. La studiosa ha illustrato la storia delle battaglie per l'inclusione delle persone con disabilità nell'Italia repubblicana, collegando questo periodo storico all'evoluzione della fantascienza, che negli anni Settanta iniziava a considerare i propri personaggi "diversi" non più come mostri, ma come protagonisti di un nuovo modo di intendere l'umanità.

L'improvvisazione come strategia educativa

You stumble into it, mostly. You don't know what you're doing, and suddenly, it's done. (Ray Bradbury)

L'incontro programmato, inizialmente previsto per una sola ora, ha beneficiato di un imprevisto che ha offerto spunti di riflessione sul tema dell'improvvisazione educativa. Quest'ultima non va intesa come assenza di pianificazione negli interventi didattici, ma piuttosto come capacità di aprirsi all'inatteso, seguire l'ispirazione del momento e guidare l'imprevisto per rafforzare quella withinness (consapevole presenza nella classe) che secondo il pedagogo Jacob Kounin costituisce l'ingrediente necessario per un efficace class management.
Un evento fortuito ha modificato la struttura dell'attività: il docente di musica, incuriosito dal tema trattato, ha concesso spontaneamente un'ora aggiuntiva per la presentazione, partecipando personalmente all'incontro. Questo imprevisto ha permesso di realizzare immediatamente le attività di riflessione previste, anziché rimandarle a lezioni successive.

 - Sviluppo delle attività

Grazie al tempo aggiuntivo, la classe è stata suddivisa in piccoli gruppi per analizzare fragilità e debolezze che possono complicare la vita quotidiana, individuando contemporaneamente possibili facilitatori e barriere. L'immediata implementazione di questa fase riflessiva, anziché la sua posticipazione, ha permesso di cogliere il momento ottimale per lo sviluppo dell'attività educativa.
Gli studenti hanno dimostrato comprensione dei contenuti appresi e sviluppo di competenze comunicative attraverso domande e considerazioni stimolanti, evidenziando un coinvolgimento maggiore rispetto a quello prevedibile in una ripresa dell'argomento a distanza di giorni.

 - Validazione dell'approccio

L'efficacia dell'incontro è stata confermata quando la professoressa Alimena, invitata a partecipare al programma radiofonico "Tutta la città ne parla" su Rai Radio Tre per una puntata su Disabilità e inclusione scolastica, ha scelto di menzionare una delle considerazioni più significative emerse durante l'attività: "anche le persone possono scegliere di essere dei facilitatori e non delle barriere per chiunque si trovi ad averne bisogno".
Questo episodio evidenzia come l'improvvisazione educativa, intesa come flessibilità didattica e capacità di adattamento, possa potenziare l'efficacia degli interventi formativi quando supportata da una solida progettazione di base.

Fase restitutiva

La seconda fase del progetto ha previsto un'attività di cooperative learning in cui gli studenti, divisi in gruppi di 3-4 persone, hanno realizzato una "scatola dei ricordi" concepita come capsula del tempo, ispirata al Voyager Golden Record. Questo strumento, frutto di un processo di auto-riflessione finalizzato alla semplificazione di attività didattiche in ottica problem solving, conteneva:

Elementi della scatola dei ricordi. Ritratti fantascientifici: ogni studente si è raffigurato come un personaggio della fantascienza, scegliendo tra i caratteri studiati per rappresentare graficamente le proprie debolezze e punti di forza.
Attività ludico-didattiche personalizzate. Le tradizionali attività scolastiche sono state rielaborate in chiave fantascientifica:
- Juggernaut vs UFO: Barattolo di plastica con coperchio forato per inserire tappi, trasformato in un mostro carrarmato mangia-dischi volanti alla Star wars.
- Puzzle 3D spaziali: Puzzle a due pezzi raffiguranti atterraggi e scontri stellari, componibili sia orizzontalmente che verticalmente
- Lance cosmiche: Bastoncini da spiedini da infilare in contenitore forato, che richiamano spade laser lanciate nell'ignoto
- Basket interplanetari: Canestro in miniatura con pallina, che evoca i momenti di gioco durante le ore di educazione motoria
Questa metodologia ha permesso di trasformare attività routinarie in esperienze coinvolgenti, mantenendo gli obiettivi didattici attraverso un approccio ludico e personalizzato che valorizza sia le competenze individuali che la collaborazione di gruppo.

I.O.4Ѱ - Il Prodotto multimediale

L'elaborato multimediale, realizzato con la collaborazione degli studenti, documenta le diverse fasi del progetto attraverso un sito web dedicato. La piattaforma raccoglie fotografie, immagini della realizzazione della scatola dei ricordi e video appositamente montati per documentare l'utilizzo dei materiali creati durante il lavoro fantascientifico.
Il progetto ha trasformato progressivamente la classe in un "equipaggio di stazione planetaria", preparando gli studenti per la loro transizione verso nuovi orizzonti scolastici, utilizzando la metafora del viaggio spaziale per affrontare il passaggio verso l'esame di Stato.

Riflessioni conclusive

Per completare efficacemente il percorso educativo, sarebbe stata necessaria una fase di valutazione del lavoro svolto in aula e dai gruppi coordinati. L'autovalutazione degli studenti avrebbe permesso di valorizzare le capacità di autostima e fornire una base per valutare le competenze effettivamente acquisite e le capacità consolidate.
Tuttavia, la fase di autovalutazione non ha trovato completa realizzazione, probabilmente a causa degli impegni legati alla fine dell'anno scolastico e alla preparazione dell'esame di Stato. Questa limitazione ha impedito di approfondire con gli studenti la comprensione del cambiamento culturale necessario per considerarsi esploratori coraggiosi ma anche esseri fragili nell'universo dell'apprendimento. 

Nonostante le difficoltà organizzative, il progetto ha dimostrato come l'utilizzo della metafora fantascientifica possa efficacemente supportare lo sviluppo dell'identità degli studenti in transizione, favorendo la consapevolezza delle proprie potenzialità e fragilità nel percorso di crescita personale e scolastica.

                                                                                                                                                                     …and thanks for all the fish!

Link alla SCHEDA DEL PRODOTTO MULTIMEDIALE

 


Fabio Fraccaroli, "l’istruttore cosmonauta infragalattico", è laureato in Filosofia presso l’Università di Bologna in Filosofia sull’estetica di Derrida. , in quegli anni di studio matto e disperatissimo ha cominciato a sperimentare forme di insegnamento pratico diventando istruttore di nuoto, apprendendo che spesso è in vasca, più che con teoriche spiegazioni, che si apprende. Grazie al programma Erasmus e altre borse di studio è stato catapultato nel Nord dell’Inghilterra, dove ha proseguito il suo percorso accademico tra la Lancaster University e le nuvole del Lake District, estendendo per quasi un decennio il suo viaggio formativo tra lingue, culture e piogge persistenti. Rientrato sulla Terra (nello specifico in Italia), ha orbitato per alcuni anni nel settore turistico, gestendo turisti e clienti provenienti da vari pianeti, fino a quando un evento globale (classificato “Pandemia classe M”) lo ha spinto a reimpostare le proprie coordinate: ripartendo dall’educazione inclusiva come scelta etica e professionale. Oggi, da poco docente a tempo indeterminato fra colline e le prime vette incantate delle Lessinia cimbra, si muove nel sistema scolastico come un osservatore curioso e potenzialmente  partecipe, alla costante ricerca di connessioni tra sapere filosofico, diversità umana e strategie per costruire classi davvero plurali e interplanetarie.
Bina Madeo, docente di Lettere presso la scuola secondaria di primo grado. Collabora con l'Università di Verona in qualità di tutor di tirocinio indiretto e docente a contratto nei laboratori di Didattica delle Educazioni e dell'rea Antropologica, nonché in Interventi psico-educativi e didattici per disturbi comportamentali e relazionali. Attualmente ricopre il ruolo di tutor coordinatore per i percorsi di Formazione Iniziale da 30 e 60 CFU presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Esperta in pedagogia ed educazione interculturale con particolare attenzione agli studenti e alle famiglie con background migratorio e specializzata in didattica dell'insegnamento dell'Italiano come Lingua Seconda.


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