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Contro il consumismo, aiutiamo le famiglie
Nel dicembre scorso, la stampa nazionale ha denunciato un clamoroso caso di dispersione scolastica: in una provincia siciliana una decina di famiglie, preso atto che i loro figli si rifiutavano di andare alla scuola materna, ha deciso di interromperne la frequenza e di tenerli a casa.
Per i bambini da tre a sei anni tale frequenza non è obbligatoria; tuttavia, poiché è ormai riconosciuto lo spessore pedagogico della scuola dell'infanzia, la percentuale di frequenza a livello nazionale si attesta attorno al 95%. Verrebbe da pensare allora che, se una famiglia tiene a casa il proprio bimbo, privandolo di una opportunità di crescita così importante, il motivo sottostante deve essere veramente grave.
Si rimane invece fortemente disorientati quando si scopre il motivo della questione: i bambini si vergognavano di andare a scuola perché privi dello zainetto "griffato" che i genitori, di condizioni modeste, non potevano acquistare.
E' possibile che, già a questa età, si possa essere così fortemente condizionati dal consumismo? E i genitori non abbiano strumenti educativi adeguati a far fronte a tale emergenza?
Alcuni volontari hanno acquistato gli zainetti firmati per consentire il rientro a scuola; essi però raccomandano che venga fornito un sostegno psicologico alle famiglie, perché recuperino il senso del loro ruolo e la consapevolezza della loro dignità, che non è minimamente scalfita dalle modeste condizioni economiche.
E' una operazione auspicabile, da attuare quanto prima, ma ci possiamo chiedere come sia potuto accadere che un gruppo di genitori si sia sentito così inadeguato da non poter rassicurare i propri figli, spiegando che in un oggetto ciò che conta non è la marca, quanto la rispondenza all'uso che se ne deve fare.
Una delle possibili cause va cercata, probabilmente, nella solitudine delle famiglie: ognuno tenta di risolvere le difficoltà all'interno delle mura domestiche, sentendosi pressoché impotente a contrastare il peso dei condizionamenti che arrivano dal contesto sociale.
A questo problema, veramente grave, dovrebbe provare a rispondere la scuola. Il condizionale è d'obbligo, perché l'azione educativa degli insegnanti, da sola, non è sufficiente. La forza di tale istituzione, tuttavia, sta nel fatto che può elaborare un progetto educativo mirato a rafforzare l'identità dei bambini e a stimolarne lo spirito critico. Parallelamente, inoltre, può riunire i genitori e farli sentire gruppo, farli prendere coscienza che non sono soli ad educare.
Uno dei compiti istituzionali per tale ordine di scuola è perseguire la "continuità orizzontale" con il territorio e, in modo particolare, con le famiglie. E' per garantire tale continuità che si tengono, di norma, periodiche riunioni cercando una coerenza di stili educativi scuola/famiglia e delle famiglie fra loro.
In tale sede i genitori possono partecipare alla definizione del progetto educativo e condividere le modalità per raggiungere le finalità prefissate. Parlare dei problemi che quotidianamente si incontrano nell'allevare un figlio fa sentire ai genitori che le loro difficoltà sono anche quelle altrui, e che insieme si possono affrontare. Combattere l'isolamento e promuovere la cooperazione è uno degli strumenti più efficaci per aiutare le famiglie a crescere dei figli con una solida identità e tutelarli da qualsiasi tipo di strumentalizzazione.
Autore: Giuliana Mantovani, Pedagogista, con una lunga esperienza nella scuola dell'infanzia. Attualmente, collabora con la FISM di Verona per la formazione degli insegnanti e dei genitori.
copyright © Educare.it - Anno II, Numero 2, Gennaio 2002

