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Lo scenario, le prospettive, le azioni per l’inclusione nella scuola secondaria di 2° grado

inclusione2Se il concetto di inclusione si sta diffondendo tra chi opera nella scuola, la sua implementazione nelle pratiche segna ancora il passo. L’articolo offre una declinazione operativa di come possa essere promossa l’inclusione degli alunni con bisogni educativi speciali, in particolare nella scuola secondaria di secondo grado.

Introduzione

La Costituzione consegna alla Scuola il compito di promuovere e di valorizzare le competenze di tutti gli studenti, qualunque sia la loro condizione personale e sociale; in questa prospettiva è possibile affermare che l’inclusione scolastica costituisca un requisito dell’inclusione sociale. A partire dagli anni Settanta, sono state licenziate una serie di disposizioni finalizzate all’integrazione prima e all’inclusione poi, di tutte le diversità - a partire dalle disabilità-, iniziando dalla scuola elementare per estendere il processo alle scuole di ogni ordine e grado.

I principi dell’inclusione faticano a trovare attuazione soprattutto nella scuola Secondaria di Secondo Grado, dove, nonostante anche i Decreti n. 87-88-89/2010 indichino strade diverse, la centratura didattica continua ad essere sulla disciplina e non sullo studente che apprende, sull’efficienza piuttosto che sull’efficacia dell’insegnamento.

Il problema non è solo tecnico, è anche politico. Includere significa creare le condizioni perché tutti possano stare dentro un contesto in modo soddisfacente.

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Disabilità al nido e alla scuola dell’infanzia: per definire i termini del discorso

disabile piccoloLe educatrici di nido e le insegnanti di scuola dell’infanzia hanno bisogno di rafforzare quelle competenze pedagogiche in grado di sostenere bambini e famiglie con bisogni speciali a conseguire il miglior adattamento possibile al contesto. Con i bambini e le bambine dagli 0 ai 6 anni si può sperimentare efficacemente il passaggio dal “sostegno” al “contesto competente” in quanto il potenziale inclusivo non è solamente nelle relazioni con gli adulti ma, più in generale, nel contesto. L’articolo focalizza le questioni più importanti che la ricerca e la formazione in questo ambito dovrebbero affrontare: i termini del discorso in merito alla disabilità nei servizi 0-6 e le ricadute sulla formazione professionale e sulla definizione di metodologie didattiche inclusive.

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La narrazione biografica della classe come strategia inclusiva

imgIl benessere relazionale si fonda sul principio pedagogico del riconoscimento dell’altro come soggetto portatore di una storia, di pensieri e di comportamenti che sono degni della massima attenzione. Per promuovere il benessere a scuola, in questa prospettiva, è necessario pensare alla classe come un gruppo sociale nel quale ciascun alunno trova possibilità positive per sviluppare le proprie peculiarità e, grazie a queste, contribuire alla costruzione di un'identità comunitaria. I docenti che hanno compreso l'importanza di questo aspetto educativo possono sviluppare il gruppo-classe attraverso la narrazione biografica. Si tratta di un processo che rende il gruppo di alunni più coeso e previene la patologia dell’interazione sociale, come emarginazione, discriminazione e bullismo.

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L’insegnante traduttore e il gesto pedagogico

fare scuolaLe richieste che pervengono oggi alla scuola da una società che, ancorché liquida, si appresta ormai a diventare plasmatica, impongono l’urgenza di una riflessione pedagogica sulla nuova professionalità docente. Occorre fare il punto sulle pratiche didattiche degli insegnanti e sul portato del ruolo educativo del contesto scolastico. L’articolo propone una ridefinizione e una rivalorizzazione del ruolo sociale dei docenti, assumendo come prospettiva centrale del loro “mansionario” l’aspetto sistemico-relazionale e l’ottica dello sviluppo globale della persona. In questo senso, si profila una nuova concezione della figura dell’insegnante, inteso come traduttore di contenuti di valore da un ambito comunicativo ad un altro, di spazi d’azione e di riflessione dell’educazione scolastica.

 

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Il contributo della deontologia pedagogica alla sfida dell’inclusione scolastica

docente inclusivoCosa rende inclusivo un docente specializzato o curricolare? Cosa fare concretamente nell’operatività del quotidiano per testimoniare l’impegno per la crescita degli alunni? L’articolo propone una visione deontologica che definisce, nella prima parte, i principi fondamentali della professione educativa secondo l’approccio del problematicismo pedagogico, e ne propone successivamente una traduzione operativa nella pratica scolastica. L’inclusione è qui declinata come centralità del diritto all’educazione per tutti, non solo per gli alunni con disabilità ma per tutti coloro che, più o meno consapevolmente, sono portatori di bisogni educativi speciali.

 

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