- Scritto da Loredana Lupo
- Categoria: Scuola e dintorni
I bisogni educativi speciali. Verso una scuola sempre più inclusiva
Ogni insegnante sa che i bambini che lo preoccupano per qualche forma di difficoltà sono in numero maggiore di quelli certificati dall’Azienda Sanitaria. Accanto ad alunni con patologie nell’apprendimento e nello sviluppo ve ne sono altri che hanno “soltanto” un apprendimento difficile e rallentato, o che mostrano difficoltà comportamentali e nelle relazioni, o che presentano difficoltà di origine familiare, sociale ed economica. Inoltre, in questi ultimi anni è cresciuto notevolmente il numero dei bambini che provengono da ambiti culturali e linguistici anche molto diversi. In ogni scuola ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.

Partendo dalla necessità di un approccio integrato allo sviluppo sostenibile, che comprenda le dimensioni economiche, sociali e ambientali, l'articolo esamina l'importanza di una educazione che si estenda per tutta la vita. Si analizzano, inoltre, le sfide che le istituzioni scolastiche si trovano ad affrontare e il ruolo che il coordinatore pedagogico potrebbe avere in tale contesto di complessità.
L'articolo affronta una delle tematiche più discusse in ambito scolastico: il riconoscimento formale del middle-management. L'obiettivo è di proporre la costruzione di un vero e proprio comparto nel settore scolastico dedicato alle figure intermedie tra la direzione dell'istituto e il corpo docente, prevedendone la presenza all’interno del CCNL. Dopo aver illustrato l'evoluzione dei ruoli e i contributi offerti da numerosi studiosi, con un focus sulla distribuzione della leadership, viene proposto lo sviluppo di un’articolazione del middle-management, secondo un modello già in uso in Inghilterra.
L’articolo analizza alcune delle maggiori criticità del presente e del futuro nell’occupazione giovanile, individuando nell’orientamento e nella formazione professionale i dispositivi pedagogici per affrontare e cercare di superare tali criticità. In una lettura educativa della situazione trova spazio la categoria della speranza, intesa in senso attivo, come disposizione interiore necessaria ad affrontare una delle principali sfide dell’adultità: quella del lavoro.