- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Loredana Lupo
I bisogni educativi speciali. Verso una scuola sempre più inclusiva
Ogni insegnante sa che i bambini che lo preoccupano per qualche forma di difficoltà sono in numero maggiore di quelli certificati dall’Azienda Sanitaria. Accanto ad alunni con patologie nell’apprendimento e nello sviluppo ve ne sono altri che hanno “soltanto” un apprendimento difficile e rallentato, o che mostrano difficoltà comportamentali e nelle relazioni, o che presentano difficoltà di origine familiare, sociale ed economica. Inoltre, in questi ultimi anni è cresciuto notevolmente il numero dei bambini che provengono da ambiti culturali e linguistici anche molto diversi. In ogni scuola ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.
L’area dello svantaggio scolastico, che ricomprende problematiche diverse, viene indicata come area dei Bisogni Educativi Speciali (BES). Definire e ricercare i BES non significa “fabbricare” alunni diversi per poi emarginarli o discriminarli in qualche modo, ma risulta invece utile per rendersi conto delle varie difficoltà, grandi e piccole, per sapervi rispondere in modo adeguato. Risulta necessario che l’insegnante sappia progettare e realizzare percorsi di individualizzazione e personalizzazione “sufficientemente buoni” per tutti gli alunni con BES nell’ottica che tutti i bambini, qualunque sia la loro situazione di funzionamento, possano raggiungere il loro massimo potenziale di apprendimento e di partecipazione. Dopo aver esaminato la realtà complessiva della propria classe e aver identificato gli alunni con bisogni educativi speciali, gli insegnanti devono definire il fabbisogno delle risorse e delineare una progettazione concreta delle attività, per realizzare buone prassi di inclusione. Valutando tutti i BES della propria classe nasce, infatti, l’esigenza di rispondere in modo inclusivo, considerando e dando dignità ai bisogni di tutti i bambini.
Per favorire l’inclusione scolastica degli alunni con bisogni educativi speciali occorre innanzitutto rendere sempre più “speciale” la “normalità” del fare scuola tutti i giorni. Il bambino con bisogni educativi speciali ha infatti sia il bisogno di normalità, facendo le stesse cose degli altri, per acquisire un senso di appartenenza, sicurezza, autostima, che un bisogno di risposte specifiche ed efficaci alla sua particolare condizione, in modo da colmare lo svantaggio con i compagni. In altre parole, se il bambino non impara nel modo in cui insegniamo, allora sarà fondamentale insegnare nel modo in cui lui apprende. Di fronte a bambini con BES, pertanto, la normalità della didattica va arricchita, resa più competente, più capace di rispondere adeguatamente ai vari bisogni educativi speciali.
Per promuovere una scuola che “include”, ossia che “pensa” e che “progetta” tenendo conto di tutti, occorre che l’insegnante dia la giusta importanza alle interazioni sociali, attraverso metodologie di lavoro come il cooperative learning e il peer tutoring; sarà necessaria anche una maggiore flessibilità delle progettazioni didattiche, attraverso l’adattamento continuo degli obiettivi educativo-didattici e dei materiali, in funzione delle caratteristiche degli alunni con cui si lavora. Nel “fare insieme” si gioca buona parte dell’inclusione. Il cooperative learning e il tutoring, pertanto, si prestano molto bene per promuovere nella propria classe una didattica di tipo inclusivo: se gli alunni impareranno a lavorare in modo cooperativo, valorizzando a vicenda i diversi modi di operare, riusciranno anche ad approfondire positivamente la conoscenza reciproca e si abitueranno, poco alla volta, all’idea di essere una grande squadra in cui ognuno ha un posto importante.
Per promuovere l’apprendimento di tutti e di ciascuno risulta fondamentale anche che l’insegnante adegui gli obiettivi e i materiali in funzione delle caratteristiche dei propri alunni. Per la definizione degli obiettivi individualizzati e personalizzati l’insegnante deve tenere sempre in considerazione tre grandi dimensioni: i bisogni fondamentali di sviluppo e di funzionamento dell’alunno; la programmazione curricolare della classe che frequenta; il suo “Progetto di vita”. È fondamentale che nella formulazione degli obiettivi per gli alunni con BES l’insegnante sia alla ricerca continua del “punto di contatto”: gli obiettivi formulati, per quanto possibile, dovranno essere sia compatibili con i livelli di apprendimento del bambino sia con quelli dell’ambito disciplinare curricolare. La didattica, pertanto, diventa speciale e inclusiva se lavora anche profondamente sugli obiettivi curricolari, se definisce il più possibile “punti di contatto” nei vari saperi e ambiti.
In definitiva, l'insegnante ha un ruolo fondamentale nel rendere la scuola sempre più inclusiva. In qualità di esperto dei processi di sviluppo e di apprendimento, deve essere in grado di decifrare le domande e le esigenze di formazione che ogni bambino esprime, cogliere la sua disponibilità e idoneità all’apprendimento. In altre parole, deve creare le condizioni per una scuola centrata sui bisogni e sulle risorse personali, che riesca a rendere ciascun alunno protagonista dell’apprendimento, qualunque siano le sue capacità, le sue potenzialità e i suoi limiti. Se bisogno educativo speciale significa maggiore complessità di funzionamento educativo-apprenditivo, l’insegnante avrà bisogno di potenziare e di rendere “speciali” anche le strategie di insegnamento, senza tuttavia perdere di vista il bisogno di “normalità” che i bambini con BES presentano. Per questo sarebbe opportuno lavorare nell’ottica della “speciale normalità”, ossia con una normalità arricchita, che consenta all’insegnante di sfuggire ai rischi della separazione, da un lato, e dell’improvvisazione inefficace, dall’altro. Ciò che conta, soprattutto, è mettere gli alunni nelle condizioni di apprendere e di crescere in maniera adeguata, trovando per ognuno di loro l'appropriata strategia didattica ed educativa. Solo così si creeranno le condizioni per una scuola veramente inclusiva, in grado di rispondere adeguatamente a tutte le difficoltà degli alunni e di saperle prevenire, facendo raggiungere a ciascuno il proprio massimo potenziale di apprendimento, qualunque sia la situazione di funzionamento di partenza.
copyright © Educare.it - Anno XXV - N. 1, - Gennaio 2025

