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La didattica e la crisi delle più tradizionali distinzioni valutative

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votiDue sono le fondamentali innovazioni con le quali in questi anni la didattica si trova a dover fare i conti: innanzitutto l'ingresso sempre più pervasivo delle nuove tecnologie nel contesto scolastico; in secondo luogo il progressivo ampliarsi e differenziarsi delle attività e delle iniziative alle quali gli alunni sono invitati a partecipare all'interno della cornice scolastica. L'azione congiunta di questi due fattori sta determinando una crisi di adattamento nell'Istituzione e nella didattica che trova la sua espressione più tipica in una diffusa sensazione di inadeguatezza delle tradizionali categorie valutative (prove scritte, orali, grafiche, pratiche). Al disorientamento degli addetti ai lavori si è finora risposto da parte ministeriale con un espediente empirico atto a consentire di "nascondere sotto il tappeto" l'intera problematica. Si è data alle scuole la possibilità di abolire fin dal primo periodo didattico la distinzione "voto di scritto/voto di orale", al fine di consentire in qualche modo la classificazione delle prove riottose all'inquadramento tradizionale.
L'articolo si propone invece di dimostrare che nell'attuale scenario educativo sussistono tutti i presupposti per una riorganizzazione teorica che legittimi l'impiego di nuove, specifiche distinzioni e categorie capaci di agevolare in concreto il compito valutativo dei docenti.

«Scritto», «orale», «ibrido» o «personale»?

Per avere un'idea dell'arbitrarietà che si annida nelle nostre categorie più inveterate basta riflettere su quel che facciamo nor-malmente. Prendiamo un alunno, lo isolia-mo in un banco separato dagli altri, gli dia-mo un foglio di carta davanti e una penna in mano, gli poniamo un compito, svolgimento di un tema, traduzione di un brano, soluzione di un problema poco importa. Il compito è definito all'inizio una volta per tutte e così rimane "congelato" per tutto il tempo a disposizione del ragazzo che al termine ci riconsegna il foglio imbrattato d'inchiostro una volta per tutte, la sua risposta altrettanto "congelata", che è poi tutto ciò che ci disponiamo a valutare. Ebbene questo lo chiamiamo correntemente «prova scritta» o più semplicemente «scritto».

 

Autore: Giancarlo Trunzo, docente di filosofia e storia, autore di numerose pubblicazioni d’argomento pedagogico-didattico. 

copyright © Educare.it - Anno XV, N. 4, aprile 2015

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