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  • Categoria: Scuola e dintorni

L’europrogettazione nella scuola italiana: una funzione da valorizzare

europrogettazioneIl contributo mira ad offrire una panoramica sul ruolo che sta assumendo la progettazione europea nel sistema educativo italiano, relativamente ai fondi diretti (Erasmus Plus) e fondi indiretti (declinati nei PON). Una letteratura circoscritta alle problematiche specifiche e al ruolo del “docente-europrogettista” non è ancora disponibile, pertanto il contributo può offrire un innesco per approfondimenti e dibattiti. L’articolo intende evidenziare, inoltre, l’enorme impatto della progettualità europea sull’evoluzione dell’istruzione nazionale e sul mancato adeguamento della carriera docente rispetto alle nuove sfide che questo scenario introduce.

Introduzione

Nel triennio 2015-2017 circa 5 scuole italiane su 100 hanno partecipato a un partenariato Erasmus Plus. Tale dato, in costante aumento, indica un vivo e diffuso interesse verso la dimensione transnazionale. Inoltre la Commissione Europea ha raddoppiato il budget destinato al programma per il ciclo 2021-2027, portandolo a 30 milioni di euro e consolidandone così il ruolo strategico.

Per converso, all’interno degli stessi partenariati internazionali, i docenti italiani spesso riscontrano, nonostante il grande entusiasmo, molte criticità nel calare la “dimensione europea” nella loro routine didattica. Invero, un sillabo non sempre agile e il carattere episodico degli approcci digitali, ancora condizionano la flessibilità degli ambienti educativi nazionali. Accade che un’autonomia didattica eccessivamente conservatrice non generi alcuna rimodulazione del proprio ruolo e dell’immagine professionale dei docenti. Pertanto la progettualità europea legata alla scuola si rivela un catalizzatore di upskilling attualmente troppo alieno ai percorsi di formazione e aggiornamento accreditati dal MIUR. Dopo tutto, i docenti attivamente coinvolti in uno o più Erasmus Plus, oltre a vivere esperienze professionali, motivazionali e umane irripetibili, divengono un valore aggiunto per il proprio consorzio educativo, per gli alunni e per la comunità territoriale. Insomma, la progettualità europea consente di misurarsi con esperienze e vocazioni altrimenti impraticabili nell’orizzonte scolastico abituale.

Europrogettazione e scuola

La progettazione europea (o europrogettazione) è con frequenza percepita quale servizio accessorio di consulenti esperti e professioni ordinistiche afferenti alle aree di economia, architettura, ingegneria, ambiente, qualità; il mondo della scuola ne è escluso a priori e a nessuno verrebbe in mente di contattare un docente per chiedere informazioni sui bandi europei. In assenza di precise linee guida ministeriali, i percorsi professionalizzanti di europrogettazione ricadono nella formazione continua del singolo, oppure affidati alle iniziative di aggiornamento di pubbliche amministrazioni e/o di imprese. I motivi che ci spingono ad affermare di trovarci di fronte a un grave gap socio-economico, fanno leva sulle priorità dell’ancora attuale strategia europea 2020 e della correlata programmazione comunitaria 2014-2020, ovvero: una crescita intelligente (promuovendo la conoscenza, l’innovazione, l’istruzione e la società digitale); sostenibile (rendendo la produzione più efficiente sotto il profilo delle risorse e rilanciando contemporaneamente la competitività); inclusiva incentivando la partecipazione al mercato del lavoro, l’acquisizione di competenze e la lotta alla povertà (Sicora A., Pignatti A. 2015). Tale articolata strategia di crescita si dirama in cinque macro-aree: occupazione; ricerca/sviluppo e innovazione; educazione; clima ed energia; coesione sociale. Pertanto un governo intenzionato ad ottimizzare le risorse del capitale sociale, economico e scientifico, non può non perseguire l’obiettivo di intercettare i fondi comunitari ed attuare opportune strategie al fine di valorizzare le risorse umane che facilitino questi processi.

Rileviamo da alcuni anni il micelico proliferare di progettualità legate alle otto competenze chiave di cittadinanza europea, anche nella scuola dell’obbligo, tramite il Piano Operativo Nazionale (PON), a dimostrare la crescente polarizzazione verso quelle competenze intrinseche alla figura del cittadino comunitario. Invece evidenziamo una reazione disorganica da parte dell’istruzione secondaria superiore, proprio nelle aree che dovrebbero orientare gli studenti verso percorsi professionalizzanti legati a questo trend di transizione, nonostante negli ultimi anni siano nati nuovi indirizzi professionali più allineati all’evoluzione del mercato internazionale. Una caratteristica imprescindibile del cittadino europeo risiede nella visione transnazionale, che si esprime attraverso competenze multiculturali, linguistiche e sociali, le quali consentono di interpretare con lungimiranza i cambiamenti in atto nelle nuove società, sempre più multietniche. Emerge un deficit di tipo cognitivo-esperienziale proprio in quest’area educativa, in un quadro nazionale frammentario, nonché caratterizzato da carenze strutturali che impediscono adeguati processi di tutoraggio e orientamento, nonostante la Commissione Europea offra standard di riferimento che contribuiscono ad allineare la qualità dei processi formativi.

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Autore: Salvatore Nizzolino, docente ed Europrogettista. Insegna Lingua Inglese presso Sapienza Università di Roma, Facoltà di Ingegneria dell’Informazione, Informatica e Statistica, polo di Latina. Docente presso il Corso di Alta Formazione in Europrogettazione, Sapienza Università di Roma, Facoltà di Economia, polo di Latina. Docente di lingua spagnola in ruolo nell’istruzione secondaria di primo grado.


copyright © Educare.it - Anno XX, N. 2, Febbraio 2020