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I professionisti dell’educazione nel sistema scolastico italiano

educatoriL’articolo sostiene la necessità di inserire figure professionali all’interno della scuola, per supportare gli insegnanti nel compito sempre più complesso di accompagnare gli studenti verso una crescita globale della loro personalità. In questa direzione viene ripreso quanto approvato nella Legge di Bilancio 2018, che istituisce la figura dell’educatore socio-pedagogico e valorizza quella del pedagogista.

 

Introduzione

Il sistema scolastico ha due funzioni principali che non possono essere separate. Se si pensasse che la scuola abbia solamente il compito di fornire un’istruzione, si misconoscerebbe la valenza e la necessità di un’attenzione educativa che costituisce, invece, una delle dimensioni più importanti dello stesso processo didattico. In una logica di separazione, l’educazione dovrebbe riguardare la dimensione relazionale mentre all’istruzione competono i contenuti. Tale dicotomia è sempre meno sostenibile: in questo articolo si intende argomentare sulla necessità di pensare alla scuola come un ambiente di apprendimento e allo stesso tempo come un contesto educativo.

«La scuola deve istruire. Non tanto perché è il male minore, ma perché - oltre che utile e necessaria - solo l’istruzione consente di diventare autonomi e accedere al mondo, di provarsi a padroneggiarlo, di arricchire la propria esperienza e umanizzare la vita. [...] La scuola, inoltre, deve insegnare cose concrete per la vita privata, oltre che rendere cittadini responsabili e attivi, capaci di cooperare per uno sviluppo democratico della comunità locale e della società globale. Per fare questo, attraverso questo, deve educare. Deve cioè trattare - avendone cura - le componenti emotive, affettive, sociali e materiali dell’esperienza umana, orientarle verso valori condivisi nel pieno rispetto della libertà individuale» (Massa, 1997, p. 128).

In questo compito ampio, la scuola si rappresenta come un sistema formativo che condivide con la famiglia responsabilità educative. Concepire la scuola come un sistema aiuta a pensare ai diversi ambienti che interagiscono tra di loro, entro i quali il bambino cresce ed impara grazie all’interazione di variabili umane, materiali, contestuali di diversa natura.

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La mission educativa nella storia della scuola italiana

La scuola, come istituzione pubblica e sociale diffusa per tutti i bambini e bambine di tutta Europa, ha inizio dalla seconda metà del XIX secolo (Genovesi, 2012, p.31), dopo che era maturata la convinzione che l’analfabetismo e la diseguaglianza rappresentassero un potenziale danno sociale. La scuola nasce principalmente, quindi, come strumento di educazione civile, che si adopera per formare cittadini rispettosi ed operosi. L’istruzione appariva come «l’unico modo per trasformare la plebe in un popolo libero, […] un popolo, cioè, consapevole dell’importanza della trasformazione politica del proprio paese» (Ballini, Pécout, 2007, p.23).

Nella Legge Casati del 1859 furono dettati i principi del sistema scolastico italiano che influenzeranno le successive riforme dell’istruzione pubblica. Tale legge prevedeva per tutte le scuole pubbliche presenti nel territorio italiano la gratuità e l’obbligatorietà della scuola primaria, il superamento delle scuole divise per i generi maschile e femminile, l’esigenza di un’adeguata preparazione professionale degli insegnanti.

Nel 1859 il Regno d’Italia si trovava prossimo all’unificazione, avvenuta poi nel 1861. La Legge Casati prevedeva una precisa suddivisione gerarchica della scuola: alla primaria, divenuta obbligatoria a tutti i bambini del Regno, veniva affidato il compito di istruire e alfabetizzare; la scuola secondaria si identificò con il liceo dall’impronta umanistica, confinando così agli istituti tecnici ad un livello inferiore, pensato esclusivamente alle classi meno abbienti. In concomitanza con la diffusione dell’istruzione era in corso anche un rinnovamento della società a seguito dell’unificazione del Paese.

I principi dell’obbligatorietà e dell’universalità dell’istruzione a tutta la popolazione viene ripresa anche dalla legge Coppino emanata nel 1877. L’obbligatorietà scolastica venne limitata fino al nono anno di età e prevedeva un’ammenda ai genitori che non rispettavano tale obbligo, instaurando così un controllo da parte dello Stato sulle nomine dei maestri (Ballini, Pécout, 2007, p. 28 e Dal Passo, Laurenti, 2017, p. 22). Fu un passo importante per il sistema di istruzione italiano in quanto venne sancita, attraverso una legge, l’importanza dell’istruzione per il progresso sociale, nonostante permanesse il timore che la scuola potesse in qualche modo indebolire il tessuto sociale in quanto rendeva gli individui più critici e dunque meno docili.

L’obbligatorietà scolastica fino ai quattordici anni compiuti entrerà in vigore con la riforma Gentile del 1923 durante il regime fascista. Questa riforma segnò la scuola sotto le dirette dipendenze del potere esecutivo, accentuando così la natura centralista, fiscale e burocratica del sistema scolastico italiano. In linea con l’ideologia politica, la riforma gentiliana prevedeva un tipo d’impostazione tale da rendere la scuola governabile e gestibile nei suoi contenuti, sistemi di valutazione e valori trasmessi. Oltre ad un impianto rivolto all’istruzione liceale per le classi benestanti, la riforma Gentile fu l’origine anche delle scuole ad avviamento professionale con svariati indirizzi scolastici orientati verso diversi settori produttivi.

La forte differenza tra l’istruzione liceale e quella professionale contribuì ad accentuare il carattere selezionatore e divisore del sistema scolastico, entro il quale gli insegnanti sono portati a rispondere del controllo richiesto da parte dell’autorità governativa.


L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati. 

Autrice: Susan El Soudany, pedagogista specializzata nelle tematiche di marginalità e di interculturalità. Attualmente opera come educatrice presso una struttura di ospitalità per famiglie in emergenza abitativa.

copyright © Educare.it - Anno XX, N. 7, Luglio 2020

 

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