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Quando la pancia ha il mal di scuola
Non è infrequente che la cosa accada all’improvviso e magari dopo un periodo in cui tutto si è svolto tranquillamente e senza scosse di qualsiasi tipo; naturalmente questo genera spesso preoccupazione e disorientamento negli adulti che si trovano ad avere a che fare con tale fenomeno: ignorare le suppliche del figlio li fa sentire crudeli ma non se la sentono di assecondare troppo a lungo il bambino anche perche’ ben presto scoprono che il trascorrere del tempo spesso non aiuta a risolvere il problema.
In queste occasioni il bambino manifesta un disagio crescente: piange, si lamenta, si dispera, non vuole sentire ragione di andare a scuola ed insiste nell’affermare di avere il mal di pancia.
In genere si tratta di bambini che non hanno particolari problemi di apprendimento o di socializzazione e questo rende la situazione ancora piu’ difficile da comprendere da parte dei genitori.
Dopo un iniziale periodo di indulgenza questi si rendono conto del rischio di cristallizzazione e giocano la carta della costrizione ma anche questa si rivela fallimentare.
A questo punto che fare?
Il primo passo per risolvere il problema è cercare di capire di cosa si tratti.
Sicuramente è uno stato di ansia che si scatena e che il bambino non riesce a controllare.
Ma da cosa deriva quest’ansia?
In molte situazioni è presente una buona dose di paura del distacco: il bambino non vuole separarsi dai genitori, dai punti di riferimento affettivo noti, soprattutto all’inizio dell’anno scolastico e all’inizio di una situazione scolastica nuova, ma spesso c’è anche dell’altro: la scuola è un ambiente in cui il bambino sviluppa relazioni complesse con i coetanei e con gli adulti, è un ambiente che lo sottopone a numerose richieste di vario genere e in cui viene giudicato e valutato, insomma un ambiente che richiede un grande dispendio di energie emozionali oltre a tutte le altre. Non c’è da stupirsi dunque se in certi momenti il piccolo studente diventa piu’ fragile e non riesce ad avere la forza e la resistenza di Atlante.
Gli adulti possono svolgere un ruolo estremamente incisivo in questo momento critico, il loro atteggiamento di fronte al problema si rivela fondamentale.
Inutile e deleterio sminuire, negare o fingere di nulla così come costringere ed imporre.
Il bambino va guidato verso la canalizzazione delle proprie emozioni attraverso strategie collaborative e non coercitive.
Un buon inizio consiste quindi nel parlare, analizzare insieme le paure, far emergere le situazioni che generano tensione e cercare insieme le soluzioni piu’ idonee.
Naturalmente le modalita’ del dialogo vanno adeguate all’eta’ del bambino.
In molti casi la lettura di storie in cui potersi identificare puo’ offrire un valido sostegno psicologico, permette di scoprire che il momento che si sta vivendo è comune ad altri soggetti, puo’ guidare verso una modifica della percezione della situazione e verso soluzioni ritenute realizzabili perche’ gia’ sperimentate con successo dai protagonisti dei racconti.
Anche “giocare alla scuola” puo’ costituire un aiuto significativo: il bambino rivive questa esperienza, ne prende confidenza, sperimenta i vari ruoli e ne controlla lo sviluppo.
Indispensabile è inoltre la collaborazione scuola-famiglia: concordare un percorso, percepirsi come elementi guidati dalla finalita’ comune di aiutare il bambino a crescere nel rispetto della sua individualita’ sono aspetti che favoriscono il successo e il superamento di questa fase critica.
Una scuola flessibile, rassicurante, che si pone l’obiettivo primario dello stare bene a scuola, dove la competizione viene detronizzata dalla cooperazione, dal rispetto dei tempi e delle prerogative individuali, non puo’ che favorire quell’agio scolastico che rende piacevole e interessante il percorso dell’apprendimento e che contribuisce in maniera determinante ad attenuare quei mal di pancia che fanno rima con ansia da prestazione e da distacco.
Autore: Daniela Battaglia laureata in Pedagogia; gia’ cultore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l'Università di L'Aquila e membro di commissione d'esame per tale disciplina nei due corsi finalizzati al conseguimento della laurea quadriennale in scienze motorie tenuti presso tale Ateneo; ha collaborato al Corso Estivo di Teoria e tecnica dei nuovi media c/o la Facolta’ di Scienze della Formazione di Urbino; iscritta nell'Albo Professionale Nazionale dei Pedagogisti della FIPED. Insegnante di scuola primaria con diploma di specializzazione per l'insegnamento montessoriano; abilitata all'insegnamento nelle scuole secondarie per le materie filosofia, psicologia e scienze dell'educazione. Si occupa da diversi anni di agio-disagio scolastico e di laboratori creativi coordinando attività pedagogiche intorno a tali aspetti; persegue da sempre l’ambizioso obiettivo dello stare bene a scuola.
copyright © Educare.it - Anno V, Numero 5, Aprile 2005

