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La scuola sa riconoscere gli abusi sui minori?
“Avevo 10 anni, stavo nel campetto di calcio della chiesa ed ero solo, si avvicina un uomo, e mi porta dietro un box prefabbricato, un posto dove andavano a finire sempre i palloni perché era un posto molto piccolo e poco accessibile, mi convince a seguirlo e poi mi spoglia e mi fa piegare, il tutto penso in pochi minuti si è consumato, non ricordo bene, poi appena concluso lui è andato subito via e da quel momento non l'ho più visto, non so chi sia, non mi ricordo com'è fatto ma l'unica cosa che ricordo bene è il dolore che ho provato... Ora mi vergogno da morire a raccontarlo…“.
Andrea (lo chiamo così per ragioni di privacy) oggi ha 22 anni. Sono passati ben 12 anni dal giorno in cui gli è stata rubata l’innocenza.
Solo adesso si è sentito pronto di parlare dell’abuso che ha subito, solo adesso perché gli ho chiesto esplicitamente di raccontarmi della sua infanzia quando è si è recato da me per una consulenza pedagogica, per tentare di liberarsi delle sue grosse difficoltà di relazione e credenze di essere omosessuale.
Andrea non ha mai raccontato a nessuno ciò che gli è capitato… ma qualcuno gliel’ha chiesto?
Né a casa, né a scuola nessuno mai si è accorto che Andrea era diventato improvvisamente silenzioso, introverso, distante.
E crescendo ha coltivato dentro di se non solo la vergogna per ciò che gli era stato fatto, perché ha lasciato che gli si usasse violenza, perché non ha fatto nulla per difendersi, ma anche la paura di essere omosessuale, perché aveva conosciuto il rapporto sessuale tra due uomini e lo credeva naturale.
Questi due concetti mi hanno fatto riflettere molto ed hanno rafforzato in me l’idea che la scuola ed i docenti nello specifico debbano attrezzarsi di competenze pedagogiche perché nessun bambino debba più passare quello che ha passato Andrea.
Offeso due volte, non solo dal suo carnefice, ma anche da coloro che avrebbero dovuto vigilare per garantire il suo benessere o almeno accogliere il suo disagio.
Ed invece nessuno, né la famiglia né la scuola hanno saputo leggere negli occhi di un bambino di 12 anni la sua richiesta di aiuto.
Gli insegnanti, come i genitori, sono le figure adulte delle quali il bambino più di ogni altro si fida, ai quali racconta volentieri le sue angosce quando questi si presentano in maniera empatica e stimolano in lui la comunicazione di problematiche.
Ma spesso gli insegnanti non sanno o non vogliono accogliere il disagio dei loro allievi, non ritenendolo un compito a loro spettante in quanto abbastanza lontano dal loro ruolo di “ meri trasmettitori di conoscenze”, di “insegnare”, oppure hanno paura di risultare intrusivi della realtà familiare che vive il minore mentre nei genitori prevale un atteggiamento di delega o di chiusura nei confronti delle agenzie educative come la scuola.
Per tali ragioni si impone oggi che l’insegnante possegga competenze empatiche e relazionali e la capacità di individuare le manifestazioni del disagio e del maltrattamento in età evolutiva. Questo non vuol dire caricare eccessivamente gli insegnanti di una formazione specifica in tema di abuso - che deve essere propria di altre figure professionali -, ma far sì che non restino ciechi di fronte al disagio manifestato dagli alunni attraverso la comunicazione verbale, ludica, ma anche con improvvisi cali del rendimento scolastico.
A tal fine voglio in questa sede evidenziare quali sono gli indicatori dell’abuso sessuale sui minori che nessun insegnante, educatore, pediatra o altri che a diverso titolo entrano in relazione con i bambini non possono non conoscere.
INDICATORI COMPORTAMENTALI [1]
- Passività, paura, sfiducia verso gli adulti
- Conoscenze e comportamenti sessuali inadeguati per l'età
- Difficoltà a stare in relazione con i coetanei (atteggiamenti aggressivi, disinteresse verso attività ludiche)
- Atteggiamenti seduttivi verso gli adulti
- Calo del rendimento scolastico
- Difficoltà di linguaggio e dell'attenzione
SINTOMATOLOGIA ASPECIFICA
- Disturbi del sonno (insonnia, incubi anche a sfondo sessuale; pavor nocturnus)
- Disturbi dell'alimentazione
- Disturbi del controllo degli sfinteri (enuresi, encopresi)
- Ansia
- Depressione
- Fobie
- Sintomi ipocondriaci
- Rituali ossessivi (legati soprattutto alla pulizia personale)
- Disturbi psicosomatici del tratto gastroenterico
INDICATORI PREVALENTI IN ADOLESCENZA
- Fughe
- Condotte devianti
- Abusi di sostanze
- Condotte autolesionistiche, tentati suicidi
- Sessualità precoce e promiscua
- Inibizione sessuale
- Rifiuto sessuale
Nella realtà è molto difficile riconoscere un abuso quando mascherato dalla stessa vittima: ma la presenza di uno o più di questi indicatori deve già far nascere un sospetto di maltrattamento.
Il singolo indicatore potrà dirci molto quando inserito in un quadro complessivo, ma per far questo occorre una diagnosi congiunta di più operatori.
Sono dell’avviso che è sempre meglio per un professionista del settore educativo, sociale, sanitario trovarsi di fronte ad un errore di interpretazione che non sospettare affatto di trovarsi di fronte ad un caso di abuso, purchè gli accertamenti si svolgano con estrema cautela e delicatezza.
Quando l’abuso invece c’è stato davvero, ma nessuno presta la giusta attenzione al maltrattamento, i danni psicologici al piccolo sono innumerevoli.
I bambini possono mascherare di aver subito una violenza sessuale o raccontare esplicitamente la cattiva esperienza.
Tuttavia sia nel caso di abuso mascherato che nel caso di una rivelazione spontanea da parte del bambino, si hanno delle difficoltà.
Per l’abuso mascherato le difficoltà maggiori riguardano la capacità di riconoscere che il bambino stia manifestando un disagio che poi risulterà legato alla tragica esperienza, nel secondo caso invece si pongono problemi che attengono alla credibilità del minore.
In caso di sospetto che un bambino abbia subito un abuso sia i genitori che gli insegnanti dovrebbero rivolgersi al personale psico-pedagogico competente nonché agli organi di polizia ed alle autorità giudiziarie per dare luogo a tutte quelle misure di protezione del bambino ed allontanamento dalla situazione di pericolo.
In queste situazioni gli insegnanti dovrebbero essere in grado di vedere e fare oltre rispetto a quanto la famiglia stessa sia disposta a vedere e fare, sostenendola.
Anche in questo è da realizzare la tanto auspicata cooperazione famiglia/scuola.
E’ molto importante che nessuno rimanga indifferente a questo problema, è molto importante acquisire la consapevolezza che l’abuso all’infanzia è un fenomeno molto più diffuso di quanto si sia disposti a credere.
Certo è più facile far finta di niente, è più facile ignorare, per non fare i conti con le nostre coscienze, per non dover ammettere di quali infamità l’uomo è capace di macchiarsi quando offende i suoi stessi figli e proteggerci dalla percezione del dolore. Ma una società civile, che ama definirsi tale, non può girare lo sguardo di fronte ai crimini contro i bambini. I bambini sono il futuro, i bambini sono tutto, non c’è niente di più importante di un bambino per il quale vada la pena di lottare. E allora “giù le mani dai bambini”.
Note:
[1] Tratto da “ Gli indicatori psicologici e medico -legali dell’abuso sessuale sui minori” di M. Strano, V. Gotti, P. Germani, www.amsonlus.com. Naturalmente si tratta di sintomi che possono avere anche cause diverse da quelle oggetto di questo articolo.
Autore: Antonella Pusateri, laureata in Scienze dell'educazione, opera come Educatrice e collabora con il Comune di Palermo presso l'Ufficio di consulenza pedagogica per la famiglia.
copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 4, Marzo 2006

