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  • Categoria: Monografie

Iper-tecnologia e formazione dell'individuo - Quale identità?

Quale identità?

In una dinamica siffatta, la nozione di ‘identità’ si presenta sotto un’altra luce, rispetto ad accezioni monolitiche e assolutistiche, in quanto vi è da chiedersi se in definitiva la nostra identità non sia “un fondo vuoto”: “Forse ciascuno di noi è una moltitudine, e la ricerca della nostra identità è un tentativo destinato all’insuccesso”[14].

Anche senza giungere ad una visione così radicale, mi domando se oggi come oggi per (ri)trovare se stessi non occorra ‘perdersi’, così da essere più attenti e sensibili alle diverse sfaccettature e molteplici parti che compongono il nostro Sé. Infatti noi siamo, in sostanza, composti di molteplici stratificazioni identitarie:

  • identità fisica (il corpo, le percezioni e le emozioni ‘corporee’),
  • identità mentale (la rappresentazione cognitiva di noi stessi e del ‘nostro’ mondo),
  • identità affettiva (la sfera dei sentimenti e degli affetti),
  • identità retorica o conversazionale (l’espressione del proprio Sé agli altri mediante la comunicazione verbale),

le quali talvolta s’incontrano e collimano, mentre altre volte non combaciano e rimangono “universi paralleli”[15].

Dopo S. Freud, F. Nietzsche e M. Heidegger è praticamente improponibile pensare al raggiungimento della “trasparenza” completa dell’essere umano nei confronti di se stessi: la lezione della psicoanalisi, della filosofia esistenzial-ermeneutica, nonché le immani tragedie del XX secolo hanno fatto svanire l’illusione di una limpida e totale conoscenza delle intenzioni, delle passioni e del mondo interiore dell’uomo.

Oggi siamo più consapevoli che non esiste un’identità unica, monolitica e stabile, quanto piuttosto del fatto che il soggetto è contrassegnato da una struttura di personalità dinamica, multiforme, sfaccettata e complessa, non riducibile a ipostatizzazioni fotografiche e immobili, valide una volta per sempre. La nostra vita e autobiografia sono costellate di direzioni/diramazioni di senso che s’intrecciano, si rafforzano, si scontrano, si elidono, dando origine ad una composizione articolata costantemente in fieri.

L’identità di una persona si costruisce e si trasforma lungo l’intero arco della vita, alimentata da una moltitudine di elementi e di appartenenze plurime: ad una famiglia più o meno allargata, ad un gruppo etnico o linguistico, ad una nazione (o a due e più), ad una tradizione religiosa, ad una professione, ad una istituzione, ad un ceto sociale, ad una regione/provincia, ad una città/villaggio, ad un quartiere, ai supporter di una squadra di calcio …, ad un gruppo di amici, ad un sindacato, ad un partito, ad un’associazione, ad una categoria di persone secondo le preferenze/inclinazioni sessuali o il tipo di handicap, ecc. Sono tali appartenenze incrociate a costituire le innervature identitarie degli individui:

Se ciascuno di questi elementi può riscontrarsi in un gran numero di individui, non si trova mai la stessa combinazione in due persone diverse, ed è proprio ciò che fa sì che ogni essere sia unico e potenzialmente insostituibile. […] Ciascuna delle mie appartenenze mi unisce a un gran numero di persone; tuttavia, più le appartenenze che prendo in considerazione sono numerose, più la mia identità risulta specifica. […] Ed è proprio su questo punto che vorrei insistere: grazie a ciascuna delle mie appartenenze, prese separatamente, ho una certa parentela con un gran numero di miei simili; grazie agli stessi criteri, presi tutti insieme, ho la mia identità personale, che non si confonde con nessun’altra.[16]

Ciò non ci esime dal compito di trovare e definire costantemente – senza ipostatizzazioni e assolutismi – valori condivisi, che ci consentano di costruire una “vita insieme”, al di là di esacerbati egoismi, eccessivi particolarismi e traiettorie solipsistiche, forieri d’ingiustizia e intollerabili disparità e sperequazioni.



Note

[1] Marc Augé, Perché viviamo?, Roma: Meltemi, 2004 (ed. or. 2003), pp. 10-11

[2] Ivi, p. 11

[3] Intervista a Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore de’ ‘Il caimano’ e ‘Caos calmo’, in “La Repubblica”, 31 luglio 2010

[4] Marc Augé, Perché viviamo?, cit., p. 11

[5] Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio, Milano: Longanesi, 2006, p. 407

[6] Alessandra Retico, Fiumi di parole (inutili), in “La Repubblica”, 7 aprile 2010; Cfr. John Freeman, La tirannia dell’e-mail, Torino: Codice Edizioni, 2010. Le parole che corrono in rete andranno pure lontano, ma alla fine dicono poco.

[7] Z. Bauman, La società dell’incertezza, Bologna: Il Mulino, 1999, pp. 32-33.

[8] La condizione dell’uomo contemporaneo che abita l’Occidente e la sua cultura sono state definite in maniera diversa: ‘tarda modernità’ (Anthony Giddens), ‘modernità riflessiva’ (Ulrich Beck), ‘sur-modernità’ (George Balandier), ‘società programmata’ (Alain Touraine), ‘situazione post-sociale’ (Jean Baudrillard), ‘era del vuoto’ (Gilles Lipovetsky), ‘post-storicismo’ (Jean Cazeneuve), ‘cultura del pastiche e della schizofrenia’ (Fredric Jameson); la locuzione più diffusa sembra essere quella di “postmodernità”, introdotta da Jean-François Lyotard in La condition postmoderne (1979)

[9] Paola Cosolo Marangon, L’attenzione a noi stessi come salvezza dalla liquidità, Conversazione con il sociologo Zygmunt Bauman a proposito di educazione, conflitto, società nella modernità fluida, in “Conflitti”, trimestrale Piacenza, n. 2, 2006, p. 3

[10] Z. Bauman, Amore liquido, Roma-Bari: Laterza, , 2006 (ed. or. 2003), p. XI

[11] Ivi, pp. XII-XIII

[12] U. Galimberti, Parole nomadi, Milano: Feltrinelli, 1994, p. 10

[13] M. Johnson, 1993, cit. in G. Mantovani, L’elefante invisibile, Firenze: Giunti, 1998, p. 93

[14] U. Galimberti, Parole nomadi, cit., p. 85

[15] Cfr. G. Lai, Disidentità, Milano: Feltrinelli, 1988

[16] A. Maalouf, L’identità, Milano: Bompiani, 1999, pp. 17, 24, 26


Autore: Fulvio Poletti, PhD, è responsabile del Servizio Didattica e formazione docenti della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).


copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 8, agosto 2014

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