- Categoria: La Bacheca dei Lettori
- Scritto da Anna Guerrieri e Monica Nobile
Dialogo scuola-famiglia: oltre il conflitto - Bisogni diversi da far incontrare
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I genitori avrebbero bisogno di:
- Avvicinarsi alle scuole per imparare a conoscerle, visitandole, parlando con chi le vive.
- Comprendere il ruolo e la competenza degli insegnanti.
- Conoscere le regole della scuola e, se serve, le norme che possono sostenere i loro figli (le leggi 104 e 170, le Linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati e le Linee guida per il diritto allo studio fuori della famiglia di origine).
- Porsi dal punto di vista dei figli e dei loro bisogni.
- Non sentire il tempo in fuga o le difficoltà scolastiche come un fallimento personale.
Ma accade?
La scuola avrebbe bisogno di:
- Conoscere profondamente gli strumenti normativi a disposizione.
- Conoscere i contesti di vita dei propri alunni.
- Conoscere gli strumenti pedagogico-didattici utili.
- Coltivare il benessere della classe per valorizzarne le risorse.
- Costruire alleanze con le famiglie e con i punti di riferimento adulti degli alunni.
- Prendersi cura dei propri insegnanti.
Ma accade? Realisticamente questo troppo spesso non è nemmeno possibile. Alcune famiglie non hanno le risorse per conoscere quanto è in loro diritto o per essere in contatto reale con il mondo dell’educazione a causa di difficoltà socio economiche troppo ingenti. Altre stanno vivendo momenti di complessità e criticità che amplificano dinamiche disfunzionali nei confronti della scuola. Si finisce per oscillare tra una eccessiva rivendicatività e di fatto una impossibilità a incidere positivamente a favore di figli incastrati in meccanismi scolastici troppo spesso subiti e poco compresi (registro elettronico, prove di ingresso, prove comuni, Invalsi usate come valutazione, …).
In alcune scuole mancano le strutture e le progettualità che possono aiutare gli insegnanti. Il turnover è troppo rapido. Il rapporto tra colleghi è scarso, mancano spazi e tempi di condivisione, le Dirigenze non garantiscono riconoscimento e appoggio, le richieste burocratiche sono eccessivamente pesanti, la valutazione prende il sopravvento sulla didattica, gli insegnanti di sostegno non riescono a collaborare efficacemente con gli insegnanti curricolari. Manca la formazione opportuna.
Quindi è bene fare i conti con la realtà, una realtà fatta di scuole caotiche e di famiglie in affanno, assenti o troppo presenti, comunque spesso non completamente consapevoli né dei limiti e delle risorse delle scuole né dei limiti e delle risorse dei propri figli. Tutti finiscono per dimenticare che al centro della scuola stanno i bambini e i ragazzi e la cosa più importante sarebbe quella di cogliere e valorizzare le loro potenzialità, inclinazioni, capacità.
Ecco quindi un libro dei sogni per rendere più semplici ed efficaci le relazioni tra famiglia e scuola.
- Garantire un’accoglienza scolastica in cui alle famiglie vengano comunicate con chiarezza regole e risorse.
- Avere uno spazio in cui ricevere le famiglie consono al dialogo (poter offrire un bicchier d’acqua o un caffè a volte fa la differenza).
- Avere tempi adeguati per il ricevimento delle famiglie.
- Avere uno spazio di confronto tra i colleghi in modo da poter fare focus sull’alunno o sull’alunna per poter averne presenti necessità e risorse.
- Partire dal principio che sia necessario condividere con colleghi e genitori il successo prima dell’insuccesso.
- Non sentirsi soli.
- In caso di bisogno poter contare su progettualità ad hoc (in caso di conflitto in classe, in caso di bisogni specifici degli alunni).
- In caso di bisogno poter contare sull’attivazione delle risorse territoriali.
- Non temere di comunicare con le famiglie in merito alle difficoltà ricordando come proporre vie d’uscita grazie alle risorse della scuola.
Lavorare con gli insegnanti su come attivare questo tipo di approccio significa prima di tutto partire da loro e stare con loro, comprendendone il lavoro, le necessità, le sensibilità. E’ essenziale partire dalle persone, riconoscerne il ruolo, valorizzandolo. Le risorse stanno in loro, sono loro infatti che vivono in classe, che devono individuare strategie e vie d’uscita, progetti opportuni, o anche solo ammettere di non poter risolvere tutto da soli. Per questo a queste risorse è necessario arrivare, permettendogli, prima di qualsiasi intervento che si permetta di “spiegare” alcunchè, di pensarsi, di immaginarsi.
Riflessioni a partire da un intervento formativo realizzato in una scuola di Ferrara – Maggio 2018

