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Traumi infantili e capacità da adulti

imgLe persone che durante la loro infanzia hanno avuto delle esperienze traumatiche, contrassegnate da un alto livello di stress psicologico, hanno un rischio maggiore di avere delle difficoltà comportamentali nell’età adulta rispetto a persone che non hanno vissuto tali esperienze. Sovente le problematiche comportamentali cominciano già durante l’età evolutiva. Il meccanismo neurobiologico che è alla base di tale correlazione non è noto fino in fondo.

Una recente ricerca (Birn, Roeber e Pollak, 2018) ha indagato questa relazione, cercando di capire le basi neurobiologiche che sottendono al fenomeno. A livello sperimentale, sono stati seguiti per 10 anni dei bambini di scuola primaria. Da questo campione si sono scelti 54 individui, che sono stati sottoposti ad una sperimentazione successiva. Del campione considerato (54 persone), 29 persone avevano vissuto nel corso della loro infanzia degli eventi traumatici con elevati livelli di stress psicologico, mentre 25 non presentavano particolari criticità nel corso della loro storia di vita. Entrambi i gruppi sono stati impegnati in una prova sperimentale, che prevedeva l’utilizzo di un gioco.

Nello specifico è stato loro somministrato il Cambridge Gambling Task, che è un test ludico che valuta la capacità di decidere e di giudicare di un individuo. In pratica, in questo gioco che si svolge al computer, nella parte alta dello schermo appaiono 10 riquadri, alcuni sono di colore rosso e altri di colore blu. In uno dei riquadri è nascosto un gettone giallo. Il partecipante al gioco deve pronosticare dove è nascosto il gettone giallo. Il gioco prevede, inoltre, un meccanismo premiale. Il giocatore ha a disposizione fino a 100 punti che può vincere in base alla tempestività della sua decisione e se essa, comunque, si rivela esatta. In altre parole, c’è un meccanismo a tempo per cui si parte da 100 punti che diminuiscono man mano che il tempo passa fino a quando il giocatore decide in quale dei 10 riquadri si trova il gettone. Nel caso in cui la casella prescelta si rivela quella giusta si vincono i punti segnalati dal display, al centro dello schermo, al momento della decisione.

Mentre eseguivano il gioco, ad ognuno di loro è stata monitorata l’attività cerebrale attraverso la risonanza magnetica funzionale. Questo è un esame che ha la funzione di misurare l’attività cerebrale, registrando i cambiamenti di flusso sanguigno che si verificano. Il costrutto che è alla base della risonanza magnetica funzionale è che quando si utilizza una zona cerebrale si determina un maggiore afflusso di sangue in quel luogo, che viene testimoniato dalle immagini. In pratica, nelle immagini prodotte da questo esame le aree di attività del cervello si colorano maggiormente rispetto alle aree non attive. La risonanza magnetica funzionale è una metodica che si utilizza prevalentemente per la ricerca, ben poco per scopi clinici.

La ricerca ha assodato che i soggetti, che avevano vissuto degli eventi traumatici nel corso della loro infanzia, presentavano una minore attivazione delle zone cerebrali deputate alla capacità di decidere e giudicare durante il Cambridge Gambling Task, sia che vincevano e sia che perdevano, rispetto agli individui che avevano avuto un’infanzia più serena. Da questa sperimentazione si può dedurre che la minore attivazione cerebrale inficia, quindi, la capacità di giudizio e di decisione.

In conclusione, le persone, che hanno vissuto un elevato livello di stress psicologico nella loro infanzia, hanno una minore capacità di decidere e di giudicare e questo determina la comparsa di problemi comportamentali.

Fonte: Birn, R., M., Roeber, B., J., Pollak, S., D., (2018). Early childhood stress exposure, reward pathways, and adult decision making. PNAS, 114 (51), 13549 - 13554. DOI: 10.1073/pnas.1708791114

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