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Dislessia e neurobiologia: le correlazioni

imgLeggere è una funzione cognitiva estremamente complessa, che mette insieme tre funzioni, ovvero quella visiva, fonetica e lessicale. In pratica, il bambino deve avere una visione d’insieme dei grafemi che costituiscono la parola, associare a questi grafemi i suoni corrispondenti (fonemi) e contemporaneamente capire il significato della parola letta. Nel 90 - 95% dei piccoli questo avviene in maniera naturale, senza che si evidenzino delle difficoltà nella percezione dei tre elementi (visivo, uditivo e lessicale). Nei bambini, invece, che presentano la dislessia evolutiva questo processo appare alterato.

La dislessia evolutiva o disturbo specifico della lettura si manifesta con una difficoltà nella capacità di lettura. In pratica, in essa è alterata l’abilità di leggere correttamente e rapidamente. In questo disturbo si riconoscono una base neurobiologica ed una componente genetica. La dislessia evolutiva comprende due varianti, ovvero quella disfonetica e quella diseidetica. Nella dislessia evolutiva disfonetica è inficiato il processo di analisi fonologica e la procedura relativa all’integrazione fra simbolo e suono. I bambini affetti da tale disturbo commettono errori nella discriminazione uditiva e nella lettura si evidenziano omissioni, inversioni e sostituzioni di lettere e simboli. Inoltre, la lettura risulta rapida, frettolosa e imprecisa, in quanto sono usati indizi minimi per leggere le parole. Nella dislessia evolutiva diseidetica appare alterato il processo lessicale che consente di riconoscere globalmente la parola, associandola al suo significato. Gli errori che questi bambini commettono sono di tipo speculare, ovvero confondono e invertono lettere o parole simili. La loro lettura appare lenta e abbastanza precisa, in quanto leggono sillabando.

A livello neurobiologico, nei soggetti che soffrono di dislessia, è stata riscontrata una connessione disfunzionale fra le differenti zone cerebrali che presiedono ai processi di lettura, per cui si ipotizza che ci sia un transito alterato delle informazioni all’interno di questo dominio cognitivo. Inoltre, in queste stesse zone si riscontra una mancata attivazione di alcuni circuiti cerebrali, che normalmente sono attivati nei soggetti che non presentano tale disturbo.

Una recente ricerca (Žarić e al., 2018) ha analizzato quello che accade nelle strutture cerebrali, confrontando due gruppi di bambini, con un’età compresa fra 8 e 11 anni, di cui uno era costituito da minori a cui era stata diagnostica la dislessia evolutiva e l’altro gruppo, invece, era formato da bambini che non presentavano nessun problema di lettura. La ricerca ha confermato quanto era stato ipotizzato più volte, ovvero che esiste un ritardo nella connessione e sintonia delle zone cerebrali, che presiedono all’integrazione del dato visivo con quello uditivo e semantico

Fonte: Žarić, G., Timmers, I., Gerretsen, P., Fraga González, G., Tijms, J., van der Molen, M.,W., Blomert, L., Bonte, M. (2018). Atypical White Matter Connectivity in Dyslexic Readers of a Fairly Transparent Orthography. Front. Psychol., 9: 1147. DOI: 10.3389/fpsyg.2018.01147

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