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Da qualche anno anche la scuola si è accorta di quanto l’essere umano sia uno storytelling animale ha iniziato a proporre la lettura, individuale e di gruppo, di storie e romanzi, non solo con la finalità di conoscere e analizzare sintassi, grammatica e tipologie testuali, ma anche e soprattutto come palestra di socialità, creatività, costruzione dell’identità e apertura mentale. La ricerca scientifica ha dimostrato l’esistenza di un’associazione tra lettura e sviluppo della competenza emotiva. Abitudini di lettura elevate, così come interventi che utilizzano lo strumento della lettura in varie forme e modalità, hanno un impatto positivo sullo sviluppo emotivo in differenti età agendo sui processi cognitivi sottostanti al costrutto emotivo.
L’articolo affronta il tema dell’adozione nell’ambito della letteratura per l’infanzia. La rappresentazione della madre e della relazione tra madre e figlia in alcune delle fiabe classiche più conosciute mette in luce come la figura materna spesso venga scissa in due o più personaggi, in modo da mantenere inalterata l’immagine di perfetta bontà della madre e proiettare l’incuranza, la minaccia o la malvagità su una identità esterna alla diade affettiva, la matrigna. Questa complessità va gestita in caso di adozione, scegliendo le fiabe con cura educativa, anche integrando il curricolo di Italiano nella scuola con appositi percorsi narrativi.
L’articolo esplora il linguaggio del dono, codice naturale dell’età infantile ed elemento costitutivo delle relazioni adulte, attraverso l’analisi di albi illustrati, fiabe e classici della letteratura per bambini, in dialogo con pratiche pedagogiche e prospettive antropologiche di rilievo. L’analisi si sviluppa attorno a tre forme di dono – cerimoniale, solidale, gratuito – e mette in luce un ethos infantile autentico e libero, che vive il dono al di fuori dei confini familiari come un’esperienza gratuita, inattesa, non meritocratica, sovrabbondante, sovvertendo spesso le regole adulte che vorrebbero addomesticarne la forza generativa. La riflessione si chiude includendo il lato oscuro del dono che la letteratura per l’infanzia, nel condannarlo, non può fare a meno di narrare.
The article explores the language of the gift - an innate code of childhood and a constitutive element of adult relationships - through the analysis of picture books, fairy tales, and classics of children’s literature, in dialogue with significant pedagogical practices and anthropological perspectives. The discussion revolves around three forms of gifting—ceremonial, solidaristic, and gratuitous—and highlights an authentic and free childlike ethos that experiences giving beyond the boundaries of family as a gratuitous, unexpected, non-meritocratic, and overflowing act, often subverting the adult rules that seek to domesticate its generative power. The reflection concludes by acknowledging the dark side of the gift, which children’s literature, even as it condemns it, cannot help but narrate.
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