Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

Le fiabe come spazio di benessere a scuola: un'esperienza alla scuola primaria

fiabeDa qualche anno anche la scuola si è accorta di quanto l’essere umano sia uno storytelling animal e ha iniziato a proporre la lettura, individuale e di gruppo, di storie e romanzi, non solo con la finalità di conoscere e analizzare sintassi, grammatica e tipologie testuali, ma anche e soprattutto come palestra di socialità, creatività, costruzione dell’identità e apertura mentale. La ricerca scientifica ha dimostrato l’esistenza di un’associazione tra lettura e sviluppo della competenza emotiva. Abitudini di lettura elevate, così come interventi che utilizzano lo strumento della lettura in varie forme e modalità, hanno un impatto positivo sullo sviluppo emotivo in differenti età agendo sui processi cognitivi sottostanti al costrutto emotivo.

Negli anni ‘90, quasi per caso, un gruppo di neuroscienziati italiani scoprì i neuroni a specchio. Tali neuroni potrebbero essere alla base della capacità umana di creare nella mente potenti simulazioni; secondo un pioniere della ricerca su questo argomento, Marco Iacoboni, il fatto di sapere che la finzione è finzione non impedisce al cervello di elaborarla emozionalmente come se fosse reale. Vivendo la storia in cui ci siamo imbattuti esortiamo noi stessi ad assumere più punti di vista, comprendere esperienze e vissuti differenti, significati e valori diversi che ci aiutano a leggere la realtà che ci circonda, e soprattutto ci allenano all'empatia. La lettura sembra quindi agire sui processi definiti di “mentalizzazione” ossia capacità di rappresentarsi mentalmente gli stati mentali personali degli altri comprendendo che i comportamenti e le risposte umane a una stessa situazione cambiano da soggetto a soggetto e possono variare per i più disparati motivi. Questo profondo bisogno di storie e la loro alta funzionalità fanno auspicare che sempre di più, e in maniera disciplinarmente trasversale, le storie permeino l’esperienza scolastica dei bambini.

Perché scegliere le fiabe a scuola

Nella vita dei bambini di oggi, le storie e i racconti, specialmente quelli legati all’oralità, non sempre sono presenti. Se fino alla prima metà del ‘900 l’Italia, ancora profondamente allacciata alle proprie radici contadine e a una società basata su grandi famiglie allargate, la figura del narratore che raccontava a grandi e piccoli le fiabe antiche e popolari era molto comune, ora questa figura si è persa; le famiglie e gli spazi abitativi si sono rimpiccioliti e la funzione narrativa è di frequente ceduta alla televisione e ai dispositivi digitali. Per questo motivo la scuola non può e non deve perdere l’occasione di offrire storie ai bambini.

Tra i tanti racconti che vengono letti o narrati in classe, le fiabe hanno una propria precisa collocazione nella programmazione didattica legata alla presentazione della tipologia testuale specifica, affrontata di solito in classe terza primaria. Al di fuori di questo momento spesso le fiabe sono lasciate da parte. Molti insegnanti decidono di leggere ai propri alunni storie edificanti, con un esplicito messaggio morale, all’interno delle quali la funzione educativa dei fatti e delle parole sia chiara, palese, subito identificabile e non travisabile. Se si ricerca questa certezza è innegabile che le fiabe non possano rappresentare un porto sicuro.

La fiaba, come da nota interpretazione psicoanalitica di Bruno Bettelheim, è uno scrigno di legami fra il mondo visibile e l’invisibile, fra la dipendenza e l’autonomia, narra di legami che scandiscono la crescita, il processo che è al centro del lavoro educativo, e che ci impegna per tutta la vita. La fiaba pone l’eroe di fronte a un’impresa impossibile, un’impresa che potrà affrontare e realizzare solo se avrà la forza di spostarsi, di cambiare, di rinunciare a tutte le certezze. Le fiabe antiche e popolari, cioè le fiabe create prima che la preoccupazione pedagogica le rendesse “adatte” ai bambini, hanno un contenuto universale e dialogano non solo con la coscienza, attraverso un messaggio distinto che il bambino può rielaborare, ma anche con l’inconscio, secondo una terminologia simbolico-emozionale che il piccolo non capisce, ma che “sente” come sua, come indispensabile alla sua personalità. L’adulto che permette al bambino di inoltrarsi nell’ascolto di una narrazione fiabesca, senza che quest’ultima venga edulcorata e progressivamente privata dei suoi elementi perturbanti, permette al bambino di fare un viaggio dentro sé.

Uno strumento potente come la narrazione fiabesca non può essere ignorato dalla scuola, che anzi ne dovrebbe incrementare l’uso. Nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, nel paragrafo “centralità della persona”, inserito nel capitolo “Cultura scuola persona” si può leggere:

Le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende, con l'originalità del suo percorso individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali la definizione e la realizzazione delle strategie educative e didattiche devono sempre tener conto delle singolarità e complessità di ogni persona, della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e dalle sue fragilità, nelle varie fasi di gruppo e di formazione. Lo studente è posto al centro dell'azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi. In questa prospettiva, i docenti dovranno pensare a realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato.

Un modo per far dialogare fiaba e bambino, o, meglio ancora, fiaba e gruppo classe è possibile utilizzare il metodo del laboratorio socioaffettivo proposto dalla psicanalista Adalinda Gasparini e dalla ricercatrice INDIRE Claudia Chellini. Il laboratorio proposto, che si andrà a illustrare nel paragrafo successivo, è un’esperienza ispirata alla modalità di lavoro di queste studiose e calato nella pratica didattica quotidiana di una classe prima di scuola primaria.

Il laboratorio nella pratica

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La parola laboratorio rimanda immediatamente al concetto di luogo nel quale gli studenti mettono in pratica quanto hanno appreso a livello teorico attraverso la sperimentazione. Per quanto ciò possa rimandare in maniera intuitiva ad un sapere tecnico-scientifico, il laboratorio è in realtà una metodologia didattica che può coinvolgere tutte le discipline, in quanto facilita la personalizzazione del processo di insegnamento-apprendimento e consente agli studenti di acquisire il sapere attraverso il fare, dando forza all’idea che la scuola sia il posto in cui si impara ad imparare per tutta la vita.

L’esperienza della riscrittura collettiva di fiabe è senz’altro un’attività che può dirsi laboratoriale e artigianale, in quanto libera da incasellamenti preconfezionati e giudizio dell’adulto e costituita da tempi distesi all’interno dei quali i bambini e le bambine sono lasciati liberi di sperimentare diverse possibilità espressive e padroni di giudicare loro stessi la bontà del proprio operato, e, in caso di prodotto non conforme alle proprie aspettative, di riprovare una diversa rielaborazione.

Questa attività è stata sperimentata in una classe prima di scuola primaria. traendo ispirazione dal modello sperimentato già a partire dagli anni ‘90 dalla psicanalista Adalinda Gasparini. Per avere un supporto nella scelta delle fiabe si faccia riferimento alla piattaforma virtuale “Fabulando” (www.fairitaly.eu), uno strumento ricco di spunti storici e bibliografici dal quale attingere per utilizzare e valorizzare l’inestimabile patrimonio culturale fiabesco italiano, oltre che per avere maggiori chiarimenti e informazioni sul metodo di lavoro.

Il laboratorio si è snodato attraverso questi passaggi:

  • Scelta della fiaba. Per tutti i motivi esplicitati nel paragrafo precedente, è molto importante che questo tipo di lavoro verta su una fiaba attinta dal repertorio delle fiabe antiche e popolari, cioè quelle narrate e scritte prima che le preoccupazioni pedagogiche ne edulcorassero linguaggio e contenuto. In questo caso si è scelto di lavorare sulla fiaba “Giovannin senza paura”, raccogliendo un input che un alunno aveva generosamente donato al gruppo proprio pochi giorni prima di questa attività, dichiarando “Io non ho mai avuto paura di niente”. Questo assist fortunato ha fatto sì che il gruppo, ancora in costruzione in quanto formato solo da pochi mesi, potesse avere un input iniziale significativo e comune, legato ad una dichiarazione avvenuta durante una conversazione del circle time quotidiano del mattino.
  • Lettura espressiva della fiaba scelta. Leggere ad alta voce significa, per l’adulto lettore, donarsi, esporsi e mettere in campo le proprie emozioni e vulnerabilità. Questo è importantissimo soprattutto in questo tipo di attività, nella quale il bambino potrebbe sentirsi vulnerabile ed esitante. Trovare nella voce del lettore un’emozione e delle pause che possano permettergli di crearsi immagini mentali è fondamentale per la piena riuscita del lavoro.
  • Rinarrazione personale e autonoma della fiaba ascoltata. Al termine della lettura l’insegnante chiede ai bambini di scrivere o rappresentare, tutta o in parte, la fiaba ascoltata, esplicitando chiaramente che l’attività non sarà sottoposta ad alcun tipo di valutazione. Nel caso specifico molti bambini hanno scelto di disegnare, in quanto la strumentalità della lingua scritta non era stata ancora ben acquisita. Qualche alunno ha però scelto di aggiungere al disegno anche una breve didascalia. Le scritture spontanee dei bambini sono state utilizzate per creare la versione collettiva così come sono state prodotte, senza correzioni da parte dell’adulto.
  • Raccolta degli elaborati e creazione della versione collettiva. Al termine del lavoro l’insegnante raccoglie gli elaborati, uno o più a bambino, e promette al gruppo di far avere al più presto la loro versione della fiaba. Questo momento di creazione dell’aspettativa è molto importante per i bambini, soprattutto perché in questo caso specifico l’insegnante aveva ringraziato il gruppo per l’importante collaborazione nella scelta della fiaba ed è parso importante che essi vivessero la loro creazione come un’opera di ingegno importante. La creazione della versione collettiva è un’operazione delicata, l’insegnante deve tener conto dell’elaborato di ciascun alunno e leggere ed osservare ciascuna produzione fino a che la storia non cominci ad emergere dalle produzioni in maniera naturale. Nella riscrittura bisogna tener conto del fatto che il gruppo non è al servizio della fiaba, ma è anzi vero il contrario: la fiaba è al servizio della narrazione del gruppo. Nel caso di molti disegni senza parole, come in questo caso, si deve procedere riordinando le figure in ordine cronologico e narrando la fiaba mostrando le tavole, non è necessario avere un testo completo, ma solo coerente.
  • Lettura ad alta voce della versione scritta dai bambini. La lettura della creazione del gruppo rappresenta un momento magico, nel quale ciascuno si deve poter riconoscere e deve sentire come fondamentale la propria voce. Il momento deve essere annunciato come importante e va data una lettura espressiva curata, proprio come nel momento della lettura della fiaba originale. Questo momento ha generato nella classe specifica grande emozione e richiesta di leggere più e più volte il lavoro del gruppo. Ad ogni rilettura dell’insegnante qualcuno notava qualcosa di diverso, nelle parole o nei disegni, e la storia creata occupa ancora, dopo diversi mesi, un posto di rilievo tra i libri più amati dal gruppo classe.

Il laboratorio ha avuto un indice di gradimento molto alto fra i bambini, i quali non solo hanno avuto la possibilità di addentrarsi da soli nel bosco fantastico dell’immaginazione grazie alla lettura della versione originale delle fiabe, ma hanno anche potuto attraversarlo in gruppo, condividendo significati e simboli e supportandosi a vicenda nella comprensione e nello scambio relazionale.

Conclusioni

Portare la fiaba a scuola scollegandola da obiettivi didattici disciplinari rigidi permette di offrire alle bambine e ai bambini un tesoro a livello emotivo, cognitivo e relazionale. Il laboratorio di riscrittura permette di tracciare delle rappresentazioni di sé nel mondo, collegandole a quelle realizzate dai compagni, costruendo così una narrazione gruppale nella quale ciascuno possa trovare la propria voce, sostenuta e amplificata grazie a quella di ciascun componente della classe.

Se è vero che le fiabe insegnano la vita e le sue fatiche, gioie, contraddizioni, preparano a comprendere la coesistenza conflittuale del bene e del male nelle azioni umane, allora non si può non affermare che l’obiettivo perseguito dal progetto e cioè quello di mettere il bambino al centro di un’ azione educativa globale per conoscersi meglio e conoscere la selva del mondo in cui è posto e agisce, si possa raggiungere pienamente proponendo il laboratorio di riscrittura collettiva con cadenza graduale durante tutto il ciclo della scuola primaria.

Le storie sono per gli esseri umani ciò che è l'acqua per i pesci, vi sono immersi ma è un fatto impalpabile. Mentre il nostro corpo rimane costantemente ancorato a un punto specifico dello spazio-tempo la nostra mente è libera di vagare in mondi immaginari e lo fa in continuazione. Sognare a occhi aperti è lo stato di default della mente, quest’ultima infatti, ogni qualvolta che non è occupata da un compito, scivola immancabilmente nelle sue divagazioni. L’immaginazione è uno straordinario strumento della mente: ci consente di muoverci liberamente nello spazio-tempo. (Gottschall, 2018)

Bibliografia

  • J. Gottschall, L'istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani, Torino, Bollati Boringhieri, 2018
  • F. Batini (a cura di), Ad alta voce, la lettura che fa bene a tutti, Firenze, Giunti Scuola, 2019
  • B. Donghi Solinas, La fiaba come racconto, Milano, Topipittori, 2022
  • B. Bettelheim, Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Milano, Feltrinelli, 2013
  • A. Gasparini C. Chellini, Lupus in fabula le fiabe nella relazione educativa, Trento, Erickson, 2017
  • I.Calvino, Fiabe italiane, Milano, Oscar Mondadori, 2023

Sitografia


Autrice: Laura Pedrinazzi, laureata in scienze della formazione primaria, insegna nella scuola primaria.


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