![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |
Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde» Queste parole, tratte dal libro ‘Castelli di rabbia’ di AlessandroBaricco, sono l’introduzione perfetta ad un’esperienza didattica e personale: il caviardage. Ai miei ragazzi ho sempre detto di cercare la bellezza ovunque: nei loro gesti, nelle cose che mangiano, ascoltano, nei colori, nella natura. La bellezza spesso si nasconde, come la felicità, ma c’è sempre proprio come la poesia. Quando ho letto il libro di Tina Festa “Trovare la poesia nascosta” ho subito avvertito quel senso di appartenenza speciale al testo. Tina Festa vive a Matera, ama insegnare e ha una passione per l’arte. Tutta la sua persona la si ritrova nel metodo di scrittura creativa che ha sviluppato: il caviardage.
Sono un insegnante e considero la questione del green pass da un punto di vista educativo. Sono preoccupato perché sembra mancare tra i professori un pensiero critico su quanto sta avvenendo. Io sono a favore del vaccino per gli adulti e ho fatto le mie due dosi, ma sono contrario al green pass come lasciapassare nelle scuole.
Essendomi vaccinato mesi fa potrei essere portatore asintomatico del virus, ma col green pass posso accedere comunque a scuola. Impedire, quindi, ad un professore di entrare in aula, cioè ad una persona di andare a lavorare, non può essere una forma di tutela. Malgrado questa evidente contraddizione, la maggior parte dei professori è disposta ad accettare una direttiva così visibilmente imprecisa.
Gli alunni che occupano una posizione periferica nelle dinamiche del gruppo classe sono privati di una contestualità in cui esercitare ed affinare le loro abilità sociali. Tali alunni frequentemente presentano problematiche comportamentali, legate ad una scarsa conoscenza della grammatica sociale, per cui non possiedono un repertorio comportamentale relazionale e sovente sono oggetto di bullismo, soprattutto di quello indiretto che si manifesta con l’esclusione sociale. Bambini e ragazzi "periferici" sono spesso impopolaried hanno uno scarso impatto sociale sul gruppo dei coetanei. La marginalità sociale non aiuta questi minori a sviluppare il senso di appartenenza alla classe, ovvero l’identità sociale gruppale, per cui nel contesto della classe si percepiscono e sono percepiti dagli altri come un’individualità piuttosto che come membri di un aggregato sociale, qual è il gruppo scolastico.
Per stereotipo possiamo intendere un concetto stabile sull’interpretazione della realtà che un individuo costruisce mentalmente al di là della sua esperienza diretta o conoscenza personale. Gli stereotipi consentono di suddividere gli altri, che compongono l’ambiente sociale, in categorie, a cui competono dei ruoli ben precisi, e nei confronti delle quali si hanno delle aspettative. Se si considerano i concetti di ricchezza e povertà, li si coniuga con quelli di gioventù e anzianità e di cordialità e capacità personali, si ottengono i seguenti stereotipi.
![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |