- Categoria: Separazione e divorzio
- Scritto da Michela Soardo
Un padre separato senza riconoscimento
Sono il papà di una bellissima bimba di 3 anni, da quando ne ha uno e mezzo io e la sua mamma non stiamo piu' insieme. La bimba porta il cognome della mamma per via del fatto che non vi era certezza della paternità. Nonostante subito dopo la nascita abbia fatto il test del DNA, ad oggi la madre non mi concede il riconoscimento.Quando spiego alla bimba che non è il suo babbo vengo accusato di confonderla. In tutto questo, vedo mia figlia ogni 15 gg per sole otto ore a fine settimana.
Volevo capire, legali a parte, se è un atteggiamento giusto quello della madre.
N.b. passo gli alimenti anche senza essere riconosciuto e la bimba mi conosce come papà e mi vuole bene... ma io fatico a vederla e sentirla.
Grazie e scusate per la confusione.
Gentile papà,
credo che nella sua situazione vi siano alcune iniziative da prendere, sia urgenti sia importanti, per provare a rasserenare tutte le persone coinvolte.
Per iniziative importanti intendo un chiarimento ed un approfondimento ampio e graduale con la signora della vostra situazione. Mi pare di capire che, la vostra, sia stata una storia di coppia e di genitorialità condivisa piuttosto breve e altalenante, e ciò non agevola certamente la relazione genitoriale (dialogo, progetto educativo, coinvolgimento nelle scelte quotidiane, ecc.).
Oltre a ciò vi trovate a fronteggiare la complessità di ciò che una cosiddetta "famiglia ricostituita" porta con sé, un nuovo nucleo in cui sua figlia condivide la vita quotidiana con altre persone legate affettivamente alla mamma.
Al di là del riconoscimento legale (vanno approfondite anche tali resistenze della mamma, in contrasto poi con l'accettazione dell'assegno di mantenimento) chiarite tra voi se vi è un riconoscimento sostanziale - non solo formale - del ruolo genitoriale: è un passaggio tutt'altro che banale!
Va quindi costruita e mantenuta un' alleanza educativa tra voi. Lei può chiedere alla mamma di utilizzare una serie di accorgimenti per ovviare al pericolo della confusione: indicare chiaramente chi è il papà/ babbo rispetto al suo compagno che la bambina chiamerà con il nome proprio, chieda alla signora di nominarla facendo riferimento a situazioni concrete ("che bel disegno, sabato lo fai vedere al papà", "chiamiamo il papà per dirgli che hai il libro nuovo di Peppa Pig", "mandiamo anche al papà questa foto, stai bene con i capelli così" ecc). In altre parole, trovare altri modi per evocare la sua presenza e rinforzare ciò che rappresenta "il mondo papà" nella mente di sua figlia.
Da parte sua può provare a rendere più frequenti gradualmente almeno i contatti telefonici (alcuni bambini sono però insofferenti all' uso del telefono), dimostrare interesse, partecipazione e fiducia nelle scelte della mamma, accordandosi sulle modalità di comunicazione (quando, quante volte vi potete telefonare, uso di email e così via).
Può anche chiedere rassicurazioni sulla presenza e sul ruolo del compagno della signora, come figura affettiva importante per la bimba.
Sono passaggi importanti che richiedono tempo e tanta tanta pazienza per essere attuati con esiti positivi.
Per iniziative urgenti intendo che lei chieda esplicitamente alla mamma un confronto diretto su questi aspetti (al di là delle otto ore del weekend in cui sta con sua figlia), in modo da dare un segnale forte delle sue motivazioni e della sua volontà di voler essere più presente e considerato "il" papà. Se teme che da soli non riuscirete ad accordarvi su tali argomentazioni, le suggerisco di prendere contatto con servizi di consulenza e mediazione familiare cui potete rivolgervi con fiducia.
Qualora desiderasse da Educare.it altre indicazioni non esiti a contattarci!
copyright © Educare.it - Anno XV, N. 2, Febbraio 2015
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