Stop the genocide poster

  • Categoria: Racconti

La mia storia con Lala - Seconda parte

Beh, non appena la riposi, pensò bene che non avesse bisogno di tutto quello e si piazzò di tutto punto sulle piante. Amen! Si agitò per un paio di minuti, la vidi balzare sull’acquario. E lì pensai che tre ore e mezza non le avrebbe mai rette. Avrebbe fatto un macello! Un cane che non ha mai viaggiato. “Come minimo, vomiterà” mi dissero. Ebbene, dopo quei fatidici minuti iniziali, si accucciò sul fasciatoio e non si mosse per tutto il viaggio. Niente vomito, niente di niente.

Evviva! Arrivati! Portai Lala nel suo giardinetto esclusivo, dove riposi il fasciatoio di prima ed una copertura di plastica, per la notte, in attesa di comprarle una cuccia. Pensai: “una cosa è fatta”. Almeno una… Le misi un collare rosso (guarda un po’) e le augurai buona notte.

Come no. La mattina seguente, Lala aveva distrutto gran parte della recinzione del recinto. Quasi tutto il rivestimento in tela era andato ed anche parte di quello in ferro. Fuga da Alcatraz! Per molte notti ci provò ed io, per molti giorni, andavo e ricostruivo alla meglio la recinzione.

Passano i giorni e, finalmente, arriva anche la cuccia! Bella, grande, così grande che ci entro anch’io (e poi vi dirò perché mi ci sono addentrata). Tutti felici tranne lei: l’atteggiamento era sempre diffidente e mangiava solo quando andavo via. Ogni tanto però la prendevo in braccio, entrando nella cuccia (ecco qua la spiegazione) e la portavo nell’altro giardino, quello più “abitato”, in cui bazzichiamo più spesso perché rappresenta l’entrata principale dell’abitazione. Inoltre, vi ho sistemato anche un tavolo ed una panca e lì, mia figlia ed io, quando il tempo è bello, ci passiamo delle ore. Qualcuno potrebbe pensare che tutta questa “vita”, questo movimento possa essere utile al cane per entrare in contatto con l’umano e dimenticare il passato. Eppure ho potuto constatare che, con un cane fobico come Lala, tutti quegli stimoli visivi ed uditivi, erano troppi. A volte tremava come una foglia ed avevo paura che le venisse qualcosa.

Un po’ alla volta, quindi. All’inizio la tenevo nel giardino dell’entrata solo un paio d’ore. Ora anche dalla mattina a pomeriggio inoltrato. Il tutto sotto il nostro il nostro occhio vigile, per la paura che possa in qualche modo scappare dalle sbarre in muratura che io ritengo (ma forse è solo un mio eccessivo timore) sufficientemente ampie da poter realizzare una sicura “fuga da Alcatraz”. In realtà spero che abbia abbandonato la voglia di scapparsene via. E’ sempre molto coccolata, soprattutto da me e da mia figlia.

L’indole di Lala è dolcissima e la lascio da sola con mia figlia di cinque anni, senza nessun problema, anche se non è addomesticata (la bambina, ... scherzo). Tuttavia, nonostante le coccole, il cibo (che mangia sempre in solitudine) e tutte le cure possibili, non ha dimostrato nessun cambiamento.

Una cosa però è successa: Lala non scappa più alla mia vista. Magari il motivo potrà essere banale (dove vuoi che vada in un posto recintato?), fatto sta che inizia a fidarsi di me.

Ci vorrà ancora del tempo, sicuramente. Ma io di tempo ne ho. Ed aspetto quel momento in cui mi verrai incontro e poggerai la tua testa sotto le mie mani, in cerca di una coccola.

 


Autore: Paola Tascione, laureata in Informazione, Editoria e Giornalismo a Roma, è cantautrice e scrittrice. Ha pubblicato un giallo dal titolo “Libera e Sacra” e brevi storie e novelle per bambini.


copyright © Educare.it - Anno XVI, n. 1, Gennaio 2016