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  • Categoria: Racconti

Storia di una Storia - Seconda parte

La donnina iniziò a leggere e con lei anche la STORIA. Le prime pagine volarono via rapidamente. La STORIA aveva capito che protagonista di quel corposo libro era un bambino che, nato in circostanze molto umili e precarie, era riuscito comunque a crescere con una gioia e una speranza talmente forti, da riuscire a trasmetterle a chiunque entrasse in contatto con lui. Quel bimbo iniziò rapidamente a prendersi cura degli altri, soprattutto degli adulti, aiutandoli principalmente a ritrovare i loro sogni perduti, spesso smarriti per stanchezza o per incredulità.
Mentre la donnina proseguiva nella lettura, la STORIA aveva come la sensazione d’aver già incontrato, da qualche parte, un bimbo chiamato “il cacciatore di sogni”; ma non ricordava dove. Le pagine scorrevano veloci, una dopo l’altra, e la donnina si alternava tra fragorose risate e occhi singhiozzanti, strabordanti di lacrime. In tutte le circostanze descritte fino a quel momento, il bambino era riuscito sempre a far ritrovare ai suoi amici il sogno perduto. Finché arrivò da una giovane donna. A quel punto la vecchina, di colpo, richiuse il libro, facendolo cadere sul tavolo. La STORIA, che sentiva il suo animo scosso e sconvolto, voleva a tutti i costi sapere come continuasse quella storia. Era stravolta. Non riusciva a spiegarsi perché quel bambino e le sue vicende suscitassero in lei quelle strane sensazioni di smarrimento e confusione. Ma aveva bisogno che la vecchia donnina continuasse a leggere. Capì che doveva fare qualcosa. Corse così a spalancare la finestra e, sfruttando la forza di un gelido soffio di vento, che subito si precipitò nella stanza per farsi largo, riuscì ad aprire il libro proprio tra le pagine in cui la lettura era stata bruscamente interrotta.
La donnina, dopo che si fu alzata per accostare la finestra e ricacciare via lo sgradito ospite, si accorse che il libro era nuovamente aperto, e la puntava come se le chiedesse di essere letto ancora. Stette un poco in piedi, immobile, perché stare ferma la aiutava a ragionare meglio. Dopo qualche attimo, tornò lentamente alla sua scrivania, si sedette e riprese il libro. La STORIA era soddisfatta: per la seconda volta era riuscita a convincere la donnina.

Entrambe ripresero la lettura. La giovane donna era davvero una persona in gamba. Aveva realizzato per lo più imprese lavorative di successo ottenendo numerosi riconoscimenti. Ma ogni sera quando rientrava a casa il suo povero cuore, nel buio della notte, piangeva perdutamente dentro di lei. Un giorno il bambino udì quel sordo lamento. Da quella volta, tutte le notti, il lamento tornava a trovarlo e lo teneva sveglio per molte ore. Decise che quel caso era davvero urgente e comprese che avrebbe dovuto recarsi personalmente dalla donna, anche se fino a quel momento era avvenuto sempre il contrario. Infatti, una regola fondamentale perché il suo aiuto funzionasse era che bisogna voler ritrovare il proprio sogno. Senza una ferma e consapevole volontà, il sogno non poteva essere recuperato. Ma quel lamento, apparentemente silenzioso, così silenzioso da non essere udito neppure dalla giovane donna, non gli dava più pace. Così il bambino si mise in viaggio, senza conoscere esattamente quale fosse la meta: la sua unica bussola era il lamento sordo di un cuore morente. Dal momento che quel cuore poteva piangere e urlare solo al buio della notte, il bambino fu costretto a viaggiare di notte e a dormire di giorno. Il cammino fu molto, molto lungo. Ci vollero due anni prima di giungere, nel cuore di una notte gelida, di fronte alla casa in cui abitava la giovane donna.

Il bambino aspettava lì, fuori dalla porta della casa, mentre al suo interno un cuore, prigioniero e incatenato, scalpitava a tal punto da far rimbombare le lenzuola. La donna lentamente si risvegliò, disturbata da quel ritmico frastuono. Si sentiva strana. Era completamente sudata. Con gli occhi ancora socchiusi, si alzò, spinta dalla sete e dal bisogno urgente di prendere una boccata d’aria. Scese al piano inferiore, andò in cucina, riempì mezzo bicchiere d’acqua e, stringendolo tra le mani, si avviò verso l’uscio. Aprì la porta e di fronte si trovò un bambino; il bambino.
Nessuno dei due ebbe paura: era come se lei lo stesse aspettando e lui sapesse che di lì a poco lei sarebbe venuta ad aprire. Si guardarono, a lungo. Il bambino la carezzò con i suoi occhi, così dolci e pieni d’amore che riuscirono a penetrare fino al suo cuore, calmandolo e colmandolo.
A questo punto, la donnina smise nuovamente di leggere, richiudendo il libro. La STORIA pensò che stesse nuovamente facendo i capricci. No! Non poteva fermarsi proprio lì, sul più bello: finalmente il bambino aveva raggiunto la giovane donna e forse poteva farle ritrovare il suo sogno perduto! Mentre rimuginava questi pensieri, la STORIA si rese conto che la vecchia donnina stava piangendo. Provò molta pena per lei, ma non capiva perché stesse piangendo. La vecchia pianse a lungo. Finché a un tratto, dopo aver rapidamente frugato dentro una cassettina di latta, tirò fuori una penna dal tappo rosso. Provò a vedere se scrivesse e, accennando un sorriso che le illuminò il viso stanco, riaprì il libro. Dopo aver voltato pagina, la STORIA si accorse che tutte le rimanenti erano vuote. Che voleva dire? Era stravolta. Guardava la donnina, per trovare risposte nei suoi piccoli occhi pensanti, ma non capiva. Intanto, la mano della donnina si era dolcemente appoggiata alla pagina e, poco a poco, il foglio bianco iniziò a tingersi di luminosi caratteri rossi. La STORIA cercava di leggere, ma non ci riuscì. Si sentiva tremare; era come risucchiata da un vortice che tentava di trascinarla verso il basso. Cosa le stava accadendo? Cercò di aggrapparsi alla donnina, ma ormai il turbine la stava risucchiando precipitosamente verso la punta della penna.
Non appena la STORIA toccò l’inchiostro e l’inchiostro colorò con il suo tratto deciso la riga vuota della pagina, in un attimo tutto le divenne più chiaro: lei era quella storia, lasciata a metà da una giovane donna che, dopo aver ritrovato il suo sogno, lo aveva ricacciato in fondo al cuore perché non possedeva più alcuna forza per credere ancora in lui.
Non ci volle molto perché la STORIA, che finalmente aveva trovato ristoro tra le pagine di quel vecchio libro, capisse anche che un sogno abbandonato in fondo al cuore non smette mai di esistere e, prima o poi, tornerà a bussare alla nostra porta per chiederci di essere vissuto.

 


Autrice: Barbara Lanza, ingegnere informatico vocata ad attività educative.


copyright © Educare.it - Anno XVII, N. 01, Gennaio 2017

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