Stop the genocide poster

L'intercultura e la pedagogia del confronto - "Assimilazione negoziata": sei punti per una strategia di compartecipazione

 

 

"Assimilazione negoziata": sei punti per una strategia di compartecipazione

 

Di solito, un’assimilazione incondizionata è presente laddove la famiglia è debole, lacerata dal punto di vista culturale. Essa intrattiene allora con la propria cultura d'origine un sistema di relazioni incoerente all'interno del quale l'assimilazione con la cultura del paese di destinazione diventa per il figlio una costrizione strisciante. Ma esiste una modalità sulla quale si può intervenire in termini pedagogici: la modalità di "assimilazione negoziata". Negoziata perché? Perché il bambino trova nell’insegnante un soggetto che vuole mediare, negoziare e discutere con lui un tipo di lavoro sulla sua cultura, per fare in modo che i futuri cittadini del nostro paese siano persone in grado di convivere con due, anche tre culture. L’immigrato, anche quello più sconfitto, è un individuo che spesso si trova nella condizione di dover superare la complessità e la tortuosità della vita, acquistando ricchezza interiore e capacità di transitare velocemente da una cultura ad un’altra.

In questa direzione dovrebbe lavorare la scuola, ma si può partire ora da che cosa attualmente si sta facendo nelle nostre scuole, per capire gli orientamenti più forti che in questo momento ci sono nel nostro paese nel campo della didattica interculturale. Si possono definire le seguenti cinque grandi categorie, non in ordine gerarchico, perché nei progetti si può trovare più di una di queste tematiche (2).

Sapere l’altro e dell’altro

In questo tipo di attività prevale un’attenzione per le origini personali e culturali, per ciò che non è immediatamente visibile. La didattica si concentra di conseguenza sui vari saperi, si compiono lavori interdisciplinari, che interessano e coinvolgono vari tipi di prospettive, da quella storica a quella scientifica, da quella linguistica a quella artistica. Naturalmente, determinati percorsi si possono trovare soprattutto nelle classi delle scuole medie, o nelle ultime classi delle scuole elementari. Si possono reperire anche testi che favoriscono questo tipo di percorso, che si prestano ad una riflessione interessante sia in contesti nei quali siano presenti alunni stranieri, sia in situazioni in cui non ci sia la loro presenza. E’ la conoscenza dell’altro, è la curiosità quindi, a caratterizzare questo tipo di progetti.

 

Fare con l’altro

 

La seconda tipologia di progetti è di natura laboratoriale. Entra i gioco la formula fare con l’altro. Si tratta di rispettare principi relativi alla necessità che bambini di altra origine abbiano la possibilità di cooperare, di stare insieme, di rimescolarsi, di toccarsi, di non avere paura delle reciproche culture ed usi. Fare con l’altro significa inoltre anche fare cose insieme che attengono alla cultura dell’altro, come costruire maschere, sperimentare giochi che appartengono ad altri mondi e tradizioni.

 

Fare e sapere per l’altro

 

L’attenzione in questo caso è rivolta, all’interno di prospettiva di solidarietà, alla conoscenza di ciò che significa immigrazione, perché si emigra, quali sono i principali paesi di emigrazione, quali sono le condizioni di vita degli immigrati. Significa condurre delle ricerche, realizzare delle interviste, visionare dei film che stimolino le discussioni e le riflessioni dei ragazzi.

 

Imparare a conoscersi di più grazie all’altro

 

L’altro è testimone di quello che potremmo chiamare uno "spiazzamento culturale e cognitivo". Gli altri, specialmente se di etnia differente, mettono in discussione il nostro modo abituale di conoscere e di pensare. Nel momento in cui la mente viene spiazzata dall’altro, si ha la possibilità di specchiarsi in lui e di capire i propri processi mentali, le proprie mappe cognitive di fronte ad atteggiamenti che possono sollecitare la suscettibilità e regredire all’etnocentrismo. Si impara a conoscere di più se stessi grazie all’altro, imparando a riflettere sulle proprie origini, sulle proprie differenze, non solo su quelle dell’altro. Si è di fronte ad una didattica basata sui processi mentali e cognitivi, in cui entrano in gioco concetti chiave come differenza, amicizia, solidarietà, integrazione, scambio, interazione. La didattica interculturale può fondarsi su questi concetti.

 

Imparare a riconoscere emozioni e rappresentazioni comuni

 

E’ una didattica non basata sulle differenze, ma sulle comunanze, che si possono fare rilevare e far emergere attraverso la lettura di documenti, attraverso l’arte e la musica, che si possono portare in classe per trovare risposte che provengono da altre culture, e che non sono così distanti dal modo di conoscere, di pensare di fare arte, di fare musica, di fare cultura e di amare. La ricerca delle comunanze e delle corrispondenze sembra cruciale per fare in modo che gli etnocentrismi che possono essere sempre presenti e corrono il rischio di diventare aggressivi, siano in qualche modo contenuti, nel momento che ci si accorge che le differenze non sono così profonde, soprattutto rispetto al mondo delle emozioni. Si dovrebbero cercare gli elementi che si trovano in ogni cultura umana

 

I messaggi simbolici

Un sesto tipo di azione riguarda i messaggi simbolici che trasmettiamo, facendo didattica interculturale, come ambiente scolastico, ai bambini italiani e non, con messaggi augurali di accoglienza, con la creazione di momenti di disponibilità all’incontro. Possono venire coinvolti i genitori, ma soprattutto vengono coinvolte tutte le classi , la scuola diventa luogo di progettualità interculturale. Questo sarebbe il progetto ideale di azione interculturale perché potrebbe essere trasversale sia per quanto riguarda i soggetti coinvolti sia per quanto riguarda le discipline.

 

 


 

NOTE:

  1.  Demetrio D., Dalla pedagogia alla didattica interculturale: rendere quotidiano il rapporto educativo con le nuove etnie, Guerini, Milano, 1990

  2.  Petrini I., Tosi L., Il sé e l’altro. Percorsi didattici interdisciplinari di educazione alla pace e al dialogo interculturale per la scuola dell’infanzia ed elementare, Irrsae Veneto - Regione Veneto, EMI Bologna, 1995.


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 1, Dicembre 2000