- Categoria: Pedagogia interculturale
- Scritto da A. Niero, L. Pasqualotto
Il fenomeno migratorio - Perché gli stranieri vengono in Italia?
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Perché gli stranieri vengono in Italia?
A livello nazionale, la maggioranza dei permessi di soggiorno concessi agli stranieri, secondo la normativa attuale, è dovuta a motivi di lavoro. Di molto inferiori i permessi per motivi di ricongiungimento familiare e per motivi di studio. Inferiori al 6 per cento i permessi rilasciati per motivi religiosi, per turismo, per scelta elettiva della residenza, mentre non raggiunge l'1% del totale nessuna delle altre ragioni (asilo politico, richiesta d’asilo, attesa di adozione o affidamento etc.).
All'interno dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro è opportuno distinguere tra lavoro subordinato e attività autonoma. La quasi totalità dei permessi è stata concessa a lavoratori dipendenti. Di essi, circa un quarto è rappresentato da disoccupati in cerca di lavoro, per la maggior parte extracomunitari.
In Italia, ancor oggi, gli immigrati stranieri occupano impieghi del basso terziario, spesso irregolare, o di quello che viene chiamato "mercato del lavoro secondario". Le attività più diffuse sono il servizio domestico (il 50% degli stranieri che lavorano nelle grandi città), i servizi della ristorazione e alberghiera, facchinaggio, imprese di pulizie, ambulantato di strada e di spiaggia. Altri lavori sono significativi ma stagionali: ad esempio in agricoltura vi è una forte richiesta di manodopera, tanto al Nord come al Sud, per la raccolta di frutta, ortaggi, tabacco). Alcune occupazioni sono specifiche di alcune aree geografiche: la pesca marittima a Mazara del Vallo, le attività portuali o di navigazione.
Da ultimo possiamo ricordare come sia sempre più consistente la presenza femminile e maschile dovuta alla prostituzione, nonché ad attività illegali legate al furto o allo spaccio e al traffico della droga. A questo proposito fa riflettere che la popolazione straniera rappresenti meno del 2% della popolazione italiana, ma il 14% di quella carceraria, e il 50% di quella rinchiusa nelle carceri minorili. Si consideri comunque che questa situazione è comune a tutti gli altri Paesi Europei.
D'altra parte la crisi del sistema economico e l'aumento della disoccupazione in Italia non mancano di provocare concorrenzialità tra la disponibilità di manodopera straniera e l'offerta di manodopera di lavoratori tradizionalmente occupati in settori deboli o al limite del mercato stesso (sottoccupazione, lavoro nero...).
Tra gli altri motivi di soggiorno in Italia, il ricongiungimento familiare occupa una posizione di rilievo sul piano quantitativo e va considerato come uno degli elementi principali del processo di stabilizzazione. Esso è "funzionale alle seconde generazioni di immigrati, e di conseguenza, al maggior radicamento delle comunità etniche nel tessuto societario. (...) I ricongiungimenti familiari costituiscono il fattore che sta alimentando in maniera consistente i flussi migratori, sia perché si configurano come un diritto del capofamiglia (seppure subordinato a determinate condizioni, come vedremo nel prossimo capitolo, ndr). (...) Nel corso degli anni ’90 c’è stato un continuo aumento delle richieste di ricongiungimento (…). Le richieste di ricongiungimento riguardano per il 22.19% l’Europa, il 46.81% l’Africa, il 26.65% l’Asia, il 3.89% l’America Latina e lo 0.44% altri paesi"(7).
Va senz’altro colta e sottolineata la differenza quantitativa di richieste di ricongiungimento provenienti dall’Africa (in particolare dal Marocco, dalla Tunisia e dal Senegal) e dall’Asia (Cina, Sri Lanka, Pakistan, India), rispetto a quelle che giungono dagli altri continenti. "Per prepararsi al futuro interculturale dell’Italia, -commenta la Caritas- bisognerà tener conto di questa accentuata presenza africana e asiatica"(8).
Tra i familiari interessati al ricongiungimento, prevalgono i coniugi, seguiti dai figli minori, in particolare quelli infraquattordicenni.
Per sgomberare subito il campo da alcuni stereotipi, va detto che in alcune comunità di immigrati (filippina, capoverdiana, seychelliena) è l'uomo a raggiungere la donna e non viceversa. In queste comunità la donna è il perno della famiglia, anche sotto l'aspetto economico, in quanto i mariti che giungono in Italia sono spesso senza lavoro e trovano difficoltà in un inserimento lavorativo. La prevalenza della componente femminile in tali comunità funge da "catena di richiamo" anche di tipo sessuale-affettivo nei confronti dell'altro sesso. Infatti i maschi arrivano in Italia per costituire una famiglia, anche in condizione di grave disagio economico e abitativo, se c'è nel nostro Paese una consistente presenza di donne connazionali.
Tale aspetto è poco presente nelle componenti dell'Africa mediterranea, ove la presenza di donne nubili è quasi irrilevante, in quanto sono meno propense a espatriare da sole. E' invece "consentito" il ricongiungimento con il marito una volta che questi si sia adeguatamente sistemato in Italia.
In altre comunità (eritree, indiane, cingalesi) ove è maggiore l’equilibrio tra maschi e femmine, è frequente la costituzione di nuovi nuclei familiari (9).
Difficili sono gli incontri interetnici, forse aggravati anche dal fatto che le donne immigrate sono in prevalenza di religione cristiana, mentre gli uomini sono in prevalenza di fede mussulmana.
Non si trascuri infine che uno degli ostacoli più consistenti sia al ricongiungimento che alla formazione di nuove famiglie di stranieri immigrati è quello della mancanza di un alloggio minimamente adeguato. E’ quando le condizioni dell’immigrato diventano stabili, quanto a lavoro e situazione abitativa, che si ricongiungono più frequentemente sia coniugi che figli.
Note
1. G. Biancardi, P. Galeotti, G. Pasquini (a cura di), Materiali didattici sull'immigrazione, Cestim-Mlal, Verona, 1994, p. 6.
2. H.M. Enzesberger, La grande migrazione, Einaudi, Torino, 1993, p. 23.
3. Caritas di Roma, Immigrazione. Dossier statistico '95, Anterem, Roma, 1995., pp. 19-20.
4. G. Garelli, Minori extracomunitari. Diritti e problemi, in "Servizi Sociali", 1991, n. 6, p. 9.
5. Caritas di Roma, Immigrazione. Dossier statistico '95, op. cit., p. 18.
6. M. Gisotti, Quei popoli "superflui" che diventano europei, in "Avvenimenti", 1995, n. 1, p. 89.
7. Caritas di Roma, Immigrazione. Dossier statistico '95, op. cit., pp. 133-135.
9. G. Garelli, Minori extracomunitari. Diritti e problemi, op. cit., p. 21.
copyright © Educare.it - Anno V, n. 7 Giugno 2005
DOI: 10.4440/200506/NIERO-PASQUALOTTO

