- Categoria: Pedagogia interculturale
- Scritto da Daniel Boccacci
Il dialogo interculturale. Riflessioni educative entro l’approccio decoloniale
Il pensiero decoloniale, sviluppato principalmente nell’America del Sud, fornisce una proposta di educazione attraverso (e per) il dialogo interculturale, che è risorsa strategica per costruire relazioni e modi di coesistenza civile in cotesti di diversità storica, esistenziale ed etnica. Entro questa prospettiva i tratti della pratica dialogica, situata, relazionale, non neutra, agiscono non solo sulle dinamiche di riconoscimento individuale e collettivo, ma soprattutto sui modi di coesistere attraverso la partecipazione di tutti i saperi e le volontà delle persone coinvolte. L’articolo ha l’intento di illustrare come il dialogo interculturale rappresenti una pratica educativa trasformativa concreta, che, entro contesti multiculturali, aiuta a contrastare comportamenti discriminatori e a sviluppare rapporti diversi, più umani e solidali, costituzionalmente tesi alla valorizzazione degli altri.
Decolonial thought, developed primarily in South America, offers an educational proposal through (and for) intercultural dialogue, understood as a strategic resource for building relationships and forms of civil coexistence in contexts marked by historical, existential, and ethnic diversity. Within this perspective, the characteristics of dialogical practice—situated, relational, and non-neutral—act not only on the dynamics of individual and collective recognition but, above all, on the ways of coexisting through the active participation of the knowledge and wills of all those involved.
The purpose of this article is to illustrate how intercultural dialogue represents a concrete transformative educational practice that, within multicultural contexts, helps counter discriminatory behaviors and fosters new, more humane and solidaristic relationships, constitutionally oriented toward the valorization of others.
Introduzione
L’educazione interculturale promuove l’incontro e l’interazione tra persone di culture diverse. Dalla scuola, alla famiglia, ai servizi sociali essa è sostenuta da una teoria pedagogica corposa, riconosciuta come disciplina accademica a livello internazionale da più di quaranta anni a cominciare dalle pubblicazioni di studiosi come Martine Abdallah-Pretceille e Louis Porcher, consolidate grazie alla promulgazione dei documenti del Consiglio d’Europa e di altre istituzioni internazionali (Abdallah-Pretceille, 1999). L’insieme degli scritti e dei pensieri interculturali si caratterizza per una pluralità di approcci teorici e metodologici, che testimoniano la complessità e la ricchezza delle dinamiche educative in contesti multiculturali.
Il dialogo rappresenta un’esperienza centrale per le diverse teorie dell’intercultura, risorsa che può intervenire sulle forze storiche e sulle dinamiche del presente, segnate oggi più che mai da contesti multiculturali afflitti da scontri identitari, polarizzazioni ideologiche e radicalizzazioni della violenza. Dialogare rappresenta quella pratica necessaria per poter costruire ponti su cui sviluppare forme di consapevolezza contro dinamiche di esclusione, di discriminazione e di razzismo, veri ostacoli per poter partecipare attivamente alla vita democratica. Coltivare il dialogo implica un’etica fondata sul senso di responsabilità, sulla solidarietà, sul riconoscimento dei diritti e sulla giustizia, qualità indispensabili per una convivenza civile entro una società culturalmente plurale. Anche se questi principi sembrano scontati e il concetto di dialogo appare intuitivo, in realtà esso presenta una grande densità di significato, che si sviluppa sulla base di una ricca e plurisecolare tradizione filosofica (Socrate, Erasmo, Voltaire, Gadamer, ecc.), supportata da importanti studi antropologici, psicologici e sociologici dell’ultimo secolo (Boccacci, 2022).
Definire il quadro teorico su cui poggia il significato dialogico è educativamente rilevante per non cadere in forme interculturali strumentalizzate o di pura facciata. L’etica della prestazione e il paradigma culturale della competizione, così diffusi nelle società industriali e tecnologiche contemporanee, possono funzionalmente alimentare modalità di cattura e di cooptazione nei confronti dei principi e dei significati dell’interculturalità. Entro la prospettiva prestazionale l’egocentrismo prevale sul Noi e scandisce idee, valori, forme, tipi di esperienze entro cui tutti gli individui vengono ricondotti e valutati. La civiltà frenetica del fare e del produrre è capace di costruire narrazioni persuasive dove l’individualismo e l’efficientismo sembrano essere solidali e relazionali, in realtà ostacolano l’apertura autentica verso gli altri (Dardot & Laval, 2019).
L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli utenti registrati.
Autore: Daniel Boccacci è docente a contratto di Pedagogia Generale e Sociale presso l’Università di Ferrara, dove è membro del Laboratorio di Epistemologia della Formazione EURESIS. Fa parte anche del Centro Interdipartimentale di Ricerca Sociale dell’Università di Parma. Ha pubblicato libri sull’educazione interculturale e sulle nuove tecnologie, tra cui Dialogo verticale (Volta la carta, 2022) e Stili dell’educazione digitale (Unicopli, 2024). È autore di diversi articoli di storia educativa, pubblicati nelle riviste internazionali «Education Policy Analysis Archives» e «Historia de la Educación».
copyright © Educare.it - Anno XXV, N. 10, Ottobre 2025

