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Un servizio alternativo alla comunità per minori con disturbi psichiatrici

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minoreL’insorgere di disturbi mentali in età minorile e il conseguente rischio di esclusione sociale è una questione di rilevanza nazionale ed internazionale. La proposta pedagogica innovativa che l’articolo presenta è l’utilizzo del servizio educativo domiciliare come alternativa all’inserimento del minore in una comunità residenziale educativo-terapeutica. Il caso analizzato è il servizio di “appoggi educativi” della cooperativa sociale Hermete che opera nella provincia ovest di Verona. La ricerca empirica è stata condotta attraverso metodi qualitativi che uniscono l’approccio della grounded theory con la fenomenologia. Nell’articolo sono presentati e discussi i risultati emersi.

 

Introduzione

Lo studio di caso offre la possibilità di pervenire ad una «densa teoria locale» del contesto che si studia (Mortari, 2007, p. 208) che si presenta come un sapere emblematico non generalizzabile, ma trasferibile per analogia ad altri contesti simili (Trinchero, 2004, p. 164). Questa premessa teorica sta alla base della ricerca sulle pratiche pedagogiche del servizio di “appoggi” educativi della cooperativa sociale Hermete, un servizio territoriale rivolto a minori in situazione di disagio e disturbo psichiatrico della provincia ovest di Verona, sperimentato come alternativa all’inserimento in strutture residenziali educative, riabilitative o terapeutiche. In questo articolo si presenta il quadro della ricerca, i dati e i risultati emersi rispetto alle pratiche educative realizzate.

I disturbi psichiatrici in età evolutiva

L’insorgere di disturbi mentali in età minorile, con i conseguenti fenomeni di esclusione sociale, è una questione di rilevanza nazionale e internazionale. La problematica riguarda circa il 10-20% dei bambini e degli adolescenti, che non sempre riescono ad accedere ad adeguati trattamenti di cura (WHO Regional Office for Europe, 2018b; National Survey of Children’s Health, Center for Disease Control & Prevention CDC: 2013 in Joshi, 2018).

Secondo l’OMS, le problematiche di tipo psichiatrico che iniziano durante l’infanzia e l’adolescenza (2013, p. 6) sono: la depressione, i disturbi affettivi bipolari, la schizofrenia, i disturbi d’ansia, la demenza, i disturbi correlati all’uso di sostanze psicoattive, i deficit intellettivi e i disturbi dello sviluppo e del comportamento. L’impatto di queste problematiche rispetto alle traiettorie di crescita dei minori è significativo riguardo ai percorsi scolastici, alla socializzazione con i pari, ma soprattutto incidono sui processi di costruzione dell’identità. Tali problematiche sono diffuse in tutto il mondo, ma assumono una portata più rilevante nei paesi LMIC (low-income e middle-income countries) a causa della numerosità della popolazione under 30 (circa il 50% del totale), della situazione precaria delle politiche socio-sanitarie governative e della penuria di operatori specializzati; in certi casi la presenza di conflitti armati, disastri ecologici, lavori forzati e tratta minorile sono elementi che aggravano la situazione (Kieling et al., 2011). Nel continente europeo circa la metà di questi disturbi esordisce durante o prima dell’adolescenza e rischia di accentuarsi in presenza di situazioni di svantaggio sociale, minoranza culturale e migrazione (WHO Regional Office for Europe, 2018a). In Italia, secondo l’ISTAT (Alleva, 2017, p. 19), la maggior parte dei disturbi psichici (il 75%) si manifesta nei primi 25 anni di vita.

Per quanto riguarda l’organizzazione dei servizi socio-sanitari, esiste una notevole disparità tra i diversi Paesi europei. Un terzo di essi non dispone di comunità di prima accoglienza e trattamento del disturbo mentale minorile; laddove sono presenti, nella metà dei servizi non è attivo un sistema di valutazione della qualità, così come è carente il livello di integrazione con i servizi della salute mentale adulta (WHO Regional Office for Europe, 2018b, p. 114-125). In Italia, nel 2011 il Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia registrava un’assenza di «una strategia o di un sistema nazionale generale per la valutazione e il monitoraggio della situazione della salute mentale tra i minori, in particolare gli adolescenti» (art. 51). Negli anni successivi la situazione si è aggravata a causa del significativo sottodimensionamento del numero dei posti letto per il ricovero ordinario di utenti con disturbi neuropsichici in età evolutiva, che ha portato ad avere in tutto poco più di 300 letti di ricovero ordinario di NPIA, di cui solo 79 (24 %) utilizzabili per ricoveri psichiatrici (SINPA, 2018: 4). Inoltre, tra il 2015 e il 2016, circa il 45%-65% delle regioni italiane non aveva ancora sviluppato strutture e/o percorsi organizzativi per una assistenza appropriata nelle situazioni di urgenza psichiatrica in età evolutiva, né protocolli condivisi tra reparti ospedalieri diversi, né tanto meno percorsi «ospedale – territorio», di cura semiresidenziali e residenziali e per la transizione all’età adulta (ivi, p. 5). Ne consegue che una fetta della popolazione che necessiterebbe di cure, oggi non è seguita a causa della carenza o della situazione precaria dei servizi preposti.

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati. 


Autori: Annachiara Meneghetti, laureata in pedagogia, è educatrice e progettista di servizi socio-educativi. Collabora con diverse realtà della provincia di Treviso e di Venezia nell’ambito delle politiche giovanili, familiari e di sviluppo di comunità. Claudio Girelli è professore associato in pedagogia sperimentale presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona.


copyright © Educare.it - Anno XX, N. 11, Novembre 2020

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