![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |
Sono state presentate Sabato 13 Dicembre, nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, le RACCOMANDAZIONI dirette agli educatori e alle comunità, agli operatori sociali, ai decisori politici, ai giornalisti per migliorare la qualità dei percorsi di cura e di transizione all’autonomia elaborate da un gruppo di ragazzi che hanno vissuto o stanno per concludere esperienze di accoglienza “fuori famiglia” (in comunità, affido o casa-famiglia).
L'articolo analizza l’evoluzione del funzionamento psicologico di un gruppo di adolescenti inseriti in comunità psico-socio-educative, valutati in due momenti attraverso il MMPI-A. I ragazzi presentano storie di vulnerabilità familiare, esperienze traumatiche e comportamenti a rischio. I risultati evidenziano una riduzione significativa delle condotte impulsive e oppositive, associata a un aumento dei vissuti internalizzanti, della somatizzazione e del ritiro relazionale. Il contesto comunitario appare quindi efficace nel contenimento comportamentale e nella regolazione esterna degli impulsi, ma favorisce l’emergere di una sofferenza emotiva più interiorizzata. I dati sottolineano la necessità di integrare l’azione educativa con interventi clinici orientati alla mentalizzazione e all’elaborazione emotiva. Per educatori e servizi, il miglioramento comportamentale non deve essere interpretato come esito conclusivo, ma come una fase evolutiva che richiede continuità progettuale e lavoro multiprofessionale.
This study examines the evolution of psychological functioning in a group of adolescents placed in psycho-socio-educational residential communities, assessed at two time points using the MMPI-A. The youths presented histories of family vulnerability, traumatic experiences, and risk behaviors. Results show a significant reduction in impulsive and oppositional behaviors, accompanied by an increase in internalizing symptoms, somatization, and social withdrawal. The community setting appears effective in behavioral containment and external regulation of impulses, while also facilitating the emergence of more internalized emotional distress. Findings highlight the need to integrate educational action with clinical interventions focused on mentalization and emotional processing. For educators and services, behavioral improvement should not be considered a final outcome, but rather a developmental phase requiring continuity of care and multiprofessional collaboration.
Nel dibattito controverso sullo Ius Soli, è interessante confrontare le diverse modalità con cui alcuni Paesi Europei consentono di acquisire la cittadinanza.
Italia:Le legge n.91 del 5 febbraio 1992 modificando, in parte, la disciplina sulle modalità di concessione della cittadinanza in vigore dal 1912, ha confermato che i figli degli immigrati che nascono nel nostro paese non acquisiscono automaticamente lo status civitatis. Ma solo se lo richiedono tra il diciottesimo e il diciannovesimo anno di età dimostrando di aver risieduto in Italia senza interruzioni fino al compimento dei diciotto anni.
Negli adolescenti la violenza di gruppo sembra essere diventata spesso l'unica dimostrazione di visibilità e forza. Anche se l'individualismo e il narcisismo crescente rappresentano un riflesso della propria identità l'omologazione al gruppo dei pari ha il potere di diffondere una sorta di scudo protettivo, una coesione di propositi e finalità che vengono affermate e imposte in modo dilagante come modello di riferimento.
L’articolo analizza il tema della deistituzionalizzazione e dell’inclusione dei minori, alla luce della normativa attuale. In questo contesto viene esplorato il ruolo cruciale della Neuropsichiatria Infantile per rispondere alle esigenze psico-sociali dei minori e delle loro famiglie, secondo un approccio che non può essere soltanto clinico, ma biopsicosociale e multidisciplinare.
L’insorgere di disturbi mentali in età minorile e il conseguente rischio di esclusione sociale è una questione di rilevanza nazionale ed internazionale. La proposta pedagogica innovativa che l’articolo presenta è l’utilizzo del servizio educativo domiciliare come alternativa all’inserimento del minore in una comunità residenziale educativo-terapeutica. Il caso analizzato è il servizio di “appoggi educativi” della cooperativa sociale Hermete che opera nella provincia ovest di Verona. La ricerca empirica è stata condotta attraverso metodi qualitativi che uniscono l’approccio della grounded theory con la fenomenologia. Nell’articolo sono presentati e discussi i risultati emersi.
Il modello di detenzione minorile è messo in discussione dall’altissima percentuale di soggetti recidivi. Sembrerebbe che, nonostante gli sforzi del sistema e la qualità degli operatori, il carcere finisca per influenzare negativamente il minore detenuto anziché affrancarlo dagli ambienti che lo hanno accompagnato alla devianza. In questo articolo si delinea l’opportunità di attivare a livello europeo un programma di interscambio lavorativo finalizzato ad offrire ai giovanissimi criminali un’occasione strutturata per intraprendere un diverso percorsi di vita.
![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |