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Bambini che navigano in rete: grandi dubbi, piccoli consigli - Seconda parte
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Restano, all’angolo opposto del "ring", i sostenitori del "no problem", quelli che pensano che il problema non sussista e ritengono si possa permettere ai minori l’accesso al Web senza particolari restrizioni e con un controllo minimo: ma ci sono o ci fanno?! Per le ragioni che qualsiasi adulto di buon senso sa cogliere benissimo da solo, anche questa posizione appare assolutamente a-pedagogica, nonché incosciente e pericolosa. Già gli antichi avevano capito che "in media stat virtus", principio di buon senso ed equilibrio che andrebbe ricordato ed applicato molto più di quanto non sia. Certo è che la questione della sicurezza dei minori in Internet è di pressante importanza ed attualità, "faccenda da grandi" che esiste e persiste al di là di ogni tentativo "tecnico" (e, quindi, limitato!) di soluzione. Perché l’unico provvedimento utile e sensato da prendere riguarda l’educazione all’uso di Internet, non la protezione intesa come divieto!
Esistono in Italia realtà come Davide.it o E-Kids Internet, fornitori di accesso al Web "protetti" e adatti alla navigazione on line dei bambini, che sembrano poter placare buona parte delle ansie di mamma e papà. Sicuramente si tratta di iniziative meritevoli di plauso, che vanno però valutate tenendo conto delle limitazioni strutturali che le caratterizzano. Chi decide di pubblicare on line contenuti violenti o volgari non si fa certamente fermare dalle "liste nere" (Davide.it) o dai server protetti (E-Kids Internet): il Mare Magnum di Internet non ha tempi e modi di evoluzione che possiamo pensare di gestire e controllare efficacemente intervenendo esclusivamente sui software. Possiamo e dobbiamo agire, invece, sulla mente e sulla volontà del navigatore, sul suo senso critico, sulla sua capacità di discernere i contenuti buoni da quelli non buoni, compatibilmente - e ragionevolmente - con le sue capacità e competenze, nonché con il grado di maturità personale raggiunto.
E’ proprio un ruolo da genitore quello di cui sto parlando: è il ruolo di colui che funge da sostegno ed aiuto per crescere. Il genitore funge da "Io ausiliario" per il proprio figlio in molti modi differenti: interpreta la realtà per il bambino quando questi è molto piccolo, lo aiuta a dare un nome alle cose - cioè a giudicarle e valutarle, lo sostiene nell’esplorazione dell’ambiente e lo incoraggia ad essere propositivo, assicurandogli la propria presenza amorevole e partecipante. Il concetto del sostegno e del supporto è valido finché il figlio diviene capace di pensare ed agire con criterio e consapevolezza vera di quanto dice e fa; ciò significa che il dovere di ogni buon genitore è quello di educare il proprio figlio alla Vita. "Educare" deriva da "e - ducere", che significa "condurre fuori, fare emergere, portare alla luce"… le potenzialità, le idee, le capacità, le proposte, le domande, i dubbi, i pensieri che il bambino possiede, parlandone insieme, discutendone con attenzione e delicatezza, non dimenticando che si è genitori e non "amici" (quella del "genitore amico" è una favola impropria che causa molti problemi!) e che, quindi, si ha il dovere di far rispettare regole sensate e motivate.
Soltanto in questo modo il bambino cresce e diventa sempre più maturo, autonomo ed indipendente: grazie ad un genitore che gli sta accanto senza invadere i suoi spazi e senza caricarlo delle proprie ansie e paure, anche - e non solo - davanti allo schermo di un PC connesso in rete.
copyright © Educare.it - Anno III, Numero 7, Giugno 2003

