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I diritti educativi nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia - Promuovere lo sviluppo della personalità

Promuovere lo sviluppo della personalità

L'art. 29, che è quello che più ricalca i principi espressi nel Preambolo, può essere considerato una "dichiarazione in seno alla Convenzione". La formulazione del primo paragrafo "l'educazione del fanciullo deve tendere a" evoca i concetti di "continuità dell'educazione", di "tensione educativa", di "attenzione" che significa proprio "tendere a". Inoltre, evoca anche la crescente segnalazione di "disturbi attentivi" nei bambini e la loro preoccupante medicalizzazione che rappresenta un fallimento dell'educazione e della pedagogia. Alla lettera a) si legge: "promuovere lo sviluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutto l'arco delle sue potenzialità". Previsione rimasta disattesa anche a livello legislativo. A titolo esemplificativo, nella nostra legislazione nazionale non si trova il vocabolo "talenti"; l'art. 315 bis comma 1 cod. civ. "Diritti e doveri del figlio" recita: "Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni". Riscrivendo insieme l'incipit degli artt. 28 e 29, si potrebbe dire che "il fanciullo ha diritto ad avere un'educazione che deve tendere". Inoltre nella lettera a) dell'art. 29 si usa il vocabolo "potenzialità" (ciò che si può realizzare), mentre nell'art. 28 lettera c) il vocabolo "capacità" (ciò che può contenere). La differenza non dovrebbe essere trascurata né dai genitori né da altri educatori, perché gli interventi educativi vanno differentemente mirati e calibrati.

L'art. 29 è l'unico articolo della Convenzione in cui sono state scritte le seguenti locuzioni: "inculcare", verbo molto efficace, perché materialmente è "introdurre a forza", ma in senso traslato significa "la cura di bene imprimere un consiglio, un avvertimento nella memoria, scolpire nella mente" e non scolpire la mente, perché educare è avere forza e cura; "valori"; "responsabilità della vita"; "civiltà", che è la sublimazione della cultura; "amicizia". Il riferimento all'amicizia riecheggia il concetto greco di "philia", che significa anche "affinità, affetto, piacere". L'educazione trasmette "philia" e avviene nella "philia". "Philia" ha dato origine ai nomi di alcune scienze umane, tra cui la filosofia di cui bisognerebbe recuperare la valenza educativa, come nella proposta "Philosophy for children" e tenendo conto che in passato i più grandi educatori erano i filosofi. Le cinque espressioni suindicate, da "inculcare" ad "amicizia", dovrebbero ispirare l'educazione permanente e continua della persona affinché sia persona. La parola che viene più volte ripetuta (ben quattro volte) è "rispetto". Ci si deve soffermare sull'espressione "rispetto dei genitori", fondamentale perché i bambini maturino il rispetto per tutti gli adulti e gli altri e successivamente delle istituzioni. Si noti anche che alla lettera a) si parla di "personalità del fanciullo", come nel Preambolo. Quello svolgimento della personalità di cui si parla già nell'art. 2 della nostra Costituzione e che, invece, spesso è l'obiettivo educativo più trascurato dai genitori, in particolare i genitori non educano i figli all'autonomia e all'indipendenza di pensiero. 

Ci si rende conto dell'importanza di "promuovere lo sviluppo della personalità del fanciullo" solo quando si manifestano disturbi della personalità, fenomeno tristemente crescente. Nel paragrafo 2 sono indicati i criteri direttivi per le istituzioni educative; dovrebbero essere educative tutte le istituzioni in quanto tali, a cominciare dallo Stato.

"Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e qualsiasi tipo di lavoro rischioso o che interferisca con la sua educazione o che sia nocivo per la sua salute o per il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale": così l'art. 32 par. 1. È interessante che l'educazione sia stata anteposta alla salute e allo sviluppo del fanciullo proprio perché è propedeutica alla salute e allo sviluppo del fanciullo. Inoltre il fatto che si stabilisca "il diritto del fanciullo ad essere protetto che nulla interferisca con la sua educazione" dovrebbe essere anche un monito per i genitori che qualsiasi vicenda familiare o extrafamiliare non deve mai interferire con l'educazione dei figli.