Stop the genocide poster

Le regole, un abbraccio che continua

Proporre e far rispettare le semplici e ineliminabili regole della vita quotidiana è senz’altro divenuto un compito difficile, complesso o, nella migliore delle ipotesi, faticoso anche per i genitori più motivati (Mastromarino, 1995). Eppure sappiamo quanto questo non evitabile esercizio genitoriale sia fondamentale nella costruzione di una personalità che sappia affrontare efficacemente gli ostacoli e le difficoltà che la vita immancabilmente presenta (Gottman, 1997).

I fattori che hanno reso così complicato la proposizione e l’apprendimento delle regole sono molteplici: dalla modificazione dei ruoli genitoriali, specie di quello paterno (Scaparro, 1996), alla complessità che accompagna l’uomo tecnologico, dalla composizione e dal numero dei componenti il nucleo familiare, al suo ruolo nel contesto sociale, dalla messa in discussione della stessa funzione della famiglia, alla sua composizione sfilacciata e allargata, dall’emancipazione femminile ad una organizzazione sociale che non tiene in nessun conto, o quasi, le esigenze dell’infanzia (Maiolo, 2000).

Forse per questa ragione l’approccio educativo genitoriale che negli ultimi decenni è stato più approfondito e discusso è stato quello dell’autorevolezza. Dopo una rivoluzione culturale che ha demolito lo stile autoritario, fatto di imposizioni decise da presupposti gerarchici (Miller, 1987), si è assistito, a partire dagli anni settanta, a un proposta educativa che affermava “tutto deve essere permesso” ai bambini, con esclusione totale di ogni forma di frustrazione e massima espansione delle manifestazioni personali. Ma gli effetti di questa impostazione educativa sono stati sconfortanti e, per certi versi, deleteri: incapacità ad affrontare le difficoltà, intolleranza per qualsiasi tipo di insuccesso e di frustrazione, rigidità di vedute, fragilità emotiva, e, in non pochi casi, fenomeni di devianza in adolescenza. Per questo motivo negli ultimi anni si è affermato il concetto di autorevolezza, che si caratterizza come modalità di proposizione delle regole connotata da fermezza, ma non da rigidità, e dalla spiegazione delle ragioni che le governano.
Malgrado da molto tempo si denuncino gli effetti negativi di impostazioni educative o troppo autoritarie o troppo permissive, spesso assistiamo ad una oggettiva difficoltà dei genitori a proporre con fermezza autorevole le regole che governano la vita quotidiana. Dire di no, dire dei no decisi, è divenuto un esercizio penoso, faticoso, colpevolizzante o addirittura impossibile (Phillips, 1999).
Talvolta dire “sì” rende la vita del genitore più comoda, meno faticosa ed esasperante. Iniziare prima e sostenere poi un conflitto sul riordino della camera o sul tipo di merenda al rientro di una giornata stressante di lavoro è sicuramente spossante, per cui è molto meglio, più immediato, cedere e rimandare il conflitto a “tempi migliori”.