- Categoria: Genitorialità
Il glossario della genitorialità nel metadiritto - Seconda parte
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ONORE. I genitori devono essere onorati secondo il Decalogo e secondo il vecchio testo dell'art. 315 cod. civ. prima della riforma del diritto di famiglia del 1975. Oggi si richiede l'etica dell'onore (che ha la stessa origine di onestà), in altre parole avere onore, il senso della propria dignità e rispettabilità sul piano sociale, dare onore e educare all'onore. L'onore è un atto di riconoscimento, un atto reciproco. "Urge dunque un'attività educativa; è necessario mostrare, con i fatti, che ciascuno merita di essere onorato e rispettato" (il filosofo Adriano Fabris). Più che in passato ai genitori si richiede di essere esempio per dare esempio.
RE-, come il prefisso ri-, che significa "movimento all'indietro, ritorno ad una fase anteriore", è presente in molte parole che danno contenuto alla genitorialità, dalla responsabilità al rispetto. Perché la genitorialità è innanzitutto relazione che si sostanzia giuridicamente nella potestà dei genitori nel nostro ordinamento, visione più limitata rispetto a quella di altri ordinamenti. È la relazione per eccellenza fonte, in senso positivo e negativo, delle altre relazioni e dell'educazione relazionale.
INFANZIA. Infante, come bambino e fanciullo, significa etimologicamente "colui che non ha ancora l'uso della parola". Ai genitori tocca, quindi, insegnare a parlare, gesto divenuto non scontato. Proprio perché in famiglia oggi si parla poco con i bambini, piazzati invece davanti alla televisione, o perché esistono situazioni conflittuali, sono in aumento i disturbi del linguaggio, i casi di "parlatori tardivi" o di "mutismo elettivo". O viceversa si assiste a bambini che parlano già da piccoli adulti o in maniera scurrile come gli adulti. Inoltre se il bambino è colui che è "balbettante, parla inarticolatamente" ai genitori tocca, in primis, dare voce alle sue esigenze e non egoisticamente alle proprie, come recitato nell'art. 3 della Carta dei diritti del fanciullo al gioco e al lavoro del 1967: "[...] non essere subordinato alle esigenze di vita dei genitori". Esigenze significa richiedere, tirare fuori, "portare la voce dei bambini" (come si legge nel documento "Charte du Bureau International Catholique de l'Enfance" del 2007), quel "tener conto" di cui all'art. 147 cod. civ., "promuovere i talenti" che si legge nell'art. 29 par. 1 lettera a Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia. "Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa, e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera" (Paulo Coelho). "I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto" (Giacomo Leopardi nello Zibaldone). I genitori devono sapere che "il bambino possiede in lui delle importanti risorse" (dalla "Charte du Bureau International Catholique de l'Enfance" del 2007). Il dar voce a chi non sa ancora parlare, il consentire di esplorare ed esprimere le risorse interiori significa anche capacità di ascolto da parte dei genitori, quell'ascolto che è stato sancito come diritto del fanciullo, ma solo dal punto di vista tecnico, nell'art. 12 par. 2 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia del 1989. Un altro aspetto di cui i genitori devono tener conto è anche la differenza tra l'infanzia e l'adolescenza. Tutto ciò tenendo a mente che "[...] più difficile e faticoso è, una volta seduti a terra con loro, scoprire che i bambini volano alto e che, se vogliamo entrare nel loro mondo, dobbiamo scrollarci di dosso quella zavorra che gli anni e la vita hanno accumulato sulle nostre spalle" (Fulvio Scaparro). I genitori devono fare in modo che quella dei figli sia "un'infanzia felice" (espressione usata nel diritto internazionale ma non nella legislazione nazionale), che non è quella sterile dei bambini lasciati soli davanti alla televisione o al computer o sbattuti da una parte all'altra, quali ludoteche, palestre o altre attività, ma è quella "feconda" (dal significato etimologico di "felice") per natura, quella cui si consente di esprimersi (art. 13 Convenzione Internazionale del 1989), di partecipare liberamente e pienamente alla vita culturale e artistica (art. 31 Convenzione Internazionale del 1989).
AU- è il prefisso di molte parole che caratterizzano la genitorialità come, per esempio, l'autonomia dei genitori dall'esterno e l'autonomia dei figli stessi quale obiettivo. Oggi si parla di genitori efficaci, competenti, positivi; è certo che i genitori non possono essere perfetti né che i bambini hanno bisogno di genitori perfetti. Quello che, però, si richiede di più ai genitori è che siano autentici. "Dei genitori autentici usano quindi l'autorità in maniera appropriata e in un contesto di amore, cura e accettazione" (lo psicologo infantile David Elkind [3]). I figli, soprattutto in età adolescenziale, esigono autenticità, valori: «Proprio perché il futuro è sinonimo di crescita della parte più autentica di se stessi e promette la prosecuzione verso l'alto del processo di conoscenza delle proprie verità, vederlo appannarsi e sparire nelle nebbie di un contesto sociale, economico e culturale che si schiera contro la sua realizzazione, colpisce al cuore il sistema motivazionale e crea un lutto doloroso: assieme al futuro muore la speranza, l'autenticità, il piacere di vivere per crescere e diventare se stessi» (lo psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet [4]).

