- Categoria: Genitorialità
La mediazione familiare - Seconda parte
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Le differenze rispetto alla tradizionale via giudiziaria
I coniugi in mediazione familiare sono stimolati a prendere in modo autonomo le proprie decisioni e ad essere responsabili del proprio futuro. Il presupposto di fondo è che nessuno meglio di loro sia in grado di prendere quelle decisioni che andranno a regolare ed organizzare la loro vita futura e quella degli altri membri del nucleo familiare. Il ricorso alla giustizia formale implica, invece, una posizione di delega passiva che limita lo spazio per l'esercizio della soggettività dei protagonisti della separazione.
Come molti studiosi hanno evidenziato, il modello giudiziario si fonda per definizione sulla "contrapposizione delle parti" e finisce quindi per adattarsi male al contenzioso della separazione, dove gli ex coniugi, pur avendo scelto di recidere il legame coniugale, continuano ad essere sempre genitori dei loro figli ed hanno quindi bisogno di mantenere una relazione per il bene dei bambini che essi hanno in comune. In mediazione familiare si cerca di affrontare il conflitto in modo diverso senza delegare il potere ad un terzo istituzionalmente incaricato. La filosofia alla base della mediazione familiare è che le lotte giudiziarie non sono vantaggiose né per i coniugi né per i figli, che farsi la guerra in tribunale sia il modo peggiore e più dannoso di porre fine ad un matrimonio.
Molto spesso i costi imposti dalla via giudiziaria sono, dal punto di vista economico ed emotivo, molto alti. Troppe separazioni offrono un panorama pressoché identico: un coniuge che si sente ferito, tradito, deluso o abbandonato e cerca una compensazione, un vantaggio sull'altro imbastendo liti legali che durano anni per "ottenere la casa, l'affidamento dei figli, un assegno più alto" ecc. Il tutto senza pensare che dopo anni di lotte guidate dai rispettivi avvocati la maggior parte delle volte si finisce per ottenere meno di quanto l'altro coniuge sarebbe stato disposto ad offrire spontaneamente all'inizio degli scontri.
I vantaggi della mediazione familiare:
- aiuta i coniugi a "separarsi civilmente";
- permette un notevole risparmio dei costi del divorzio, sia dal punto di vista psicologico, sia da quello economico. La mediazione prevede un massimo di 13 incontri e aiuta le parti ad arrivare a degli accordi in tempi relativamente brevi;
- consente di raggiungere accordi durevoli e soddisfacenti per tutti i membri del nucleo familiare;
- aiuta la coppia che si separa a rimanere unita nell'esercizio della funzione genitoriale per una crescita sana ed equilibrata dei figli;
- aiuta a non patologizzare il divorzio, ma a vederlo anche come un'opportunità di crescita e di cambiamento per tutti i membri del nucleo familiare.
Il setting della mediazione familiare
La mediazione familiare si struttura in una serie di incontri (da un minimo di 3 ad un massimo di 12/13 incontri). Il fine è di redigere, attraverso un percorso di negoziazioni a tappe, un documento di accordo che i coniugi presenteranno poi al giudice per la necessaria ratifica ufficiale. Il mediatore è un terzo soggetto imparziale, equidistante e professionalmente preparato che aiuta la coppia a stabilire una comunicazione costruttiva ed efficace. La figura del mediatore serve ad evitare che la coppia corra il rischio di venire schiacciata dalla crisi. Egli è responsabile del processo di negoziazione: ha il compito di guidarlo, dirigerlo ed evitarne le insidie e le cadute nel vuoto; raramente interviene nei contenuti, di esclusiva competenza dei protagonisti, cioè degli ex coniugi. L'imparzialità del mediatore implica che egli non parteggi per l'uno o per l'altro coniuge, ma si limiti a controllare che il processo di negoziazione si svolga in maniera corretta, evitando il più possibile sbilanciamenti o abusi di potere da parte di una delle due parti. Volendo schematizzare, l'intervento di mediazione familiare si divide in due fasi:
1) Fase di pre-mediazione (da 1 a 3 incontri) serve per:
- chiarire la situazione familiare generale, ed individuare gli specifici problemi da affrontare;
- stabilire se la coppia è mediabile, ovverosia se esistono le condizioni di base minime per poter intraprendere insieme un percorso di mediazione. Si tratta quindi di escludere che all'interno della coppia si verifichino gravi episodi di violenza, problemi di alcolismo e di tossicodipendenza, o che uno dei due coniugi soffra di malattie mentali;
- verificare che esista da entrambe le parti la reale volontà di giungere ad accordi;
- stabilire se la conflittualità, se esistente, possa essere contenuta o trasformata positivamente;
- costruire un tavolo di mediazioni necessario per poter passare alla 2nda fase, quella delle negoziazioni vere e proprie.
2) Fase di mediazione:
E' la fase durante la quale i coniugi in via di separazione negoziano con l'aiuto del mediatore gli accordi su tutti gli aspetti coinvolti nella riorganizzazione familiare: dall'affidamento dei minori alla casa di famiglia, dall'orario delle visite del genitore non affidatario all'ammontare dell'assegno di mantenimento, fino alle eventuali divisioni patrimoniali. In mediazione si opera in modo abbastanza autonomo rispetto al sistema giudiziario, nel senso che pur nel rispetto del sistema legale vigente in ogni paese, i coniugi passano al vaglio un'ampia gamma di opzioni che includono anche quelle alternative ai paradigmi e agli stereotipi normativi tradizionali.
In mediazione si cerca di trovare accordi che non avvantaggino nessuno, ma che siano soddisfacenti per entrambe le parti. Questo risultato può essere ottenuto soltanto attraverso l'invito del mediatore a superare la rigidità delle posizioni preconcette per soffermarsi sui reali interessi delle parti, che spesso scoprono di avere interessi comuni sottostanti a rigide prese di posizione oppositive.
copyright © Educare.it - Anno II, Numero 4, Marzo 2002

