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I beni relazionali e l'educazione

beni relazionaliPrendersi cura dell'altro significa instaurare con lui una relazione che dà vita a qualcosa che va oltre i due soggetti in relazione: si tratta dei Beni relazionali. Come spiega l'economista Luigino Bruni (2011, p. 4) «quello di Bene relazionale è un concetto sempre più usato nelle scienze sociali, ma troppo giovane ancora per avere una definizione univoca, neanche tra i soli economisti. Quindi può valere la pena ripercorrere brevemente le varie definizioni che si incontrano nella letteratura. La categoria di “Bene relazionale” è stata introdotta nel dibattito teorico quasi contemporaneamente da quattro autori: la filosofa Martha Nussbaum, il sociologo Pierpaolo Donati, gli economisti Benedetto Gui e Carole Uhlaner».

In particolare, secondo la filosofa americana Martha Nussbaum (1986), i Beni Relazionali sono quelle esperienze umane dove è il rapporto in sé a costituire il bene e la relazione non è strumento funzionale allo scambio economico, come in molti servizi alla persona.

Bruni chiarisce che le caratteristiche-base di un bene relazionale sono le seguenti:

Identità: l’identità delle singole persone coinvolte è un ingrediente fondamentale. Per questo la Uhlaner afferma che i Beni relazionali non sono mai anonimi e indipendenti dal volto dell’altro. Sono identity-dependent.

Reciprocità: perché fatti di relazioni, i beni essi possono essere goduti solo nella reciprocità.

Simultaneità: a differenza dei normali beni di mercato, siano essi privati o pubblici, dove la produzione è tecnicamente e logicamente distinta dal consumo, il bene relazionale viene co-prodotto e co-consumato al tempo stesso dai soggetti coinvolti, anche quando la contribuzione alla produzione è asimmetrica. Per fare un esempio pensiamo a una gita tra amici. Nel momento della produzione del bene relazionale (l’organizzazione della gita), l’impegno dei vari componenti può essere asimmetrico, ma se durante la gita qualcuno non prova a entrare in un rapporto di reciprocità, genuino, con qualcun altro, e quindi non produce un impegno (effort), avrà usufruito di un bene di mercato (la gita turistica), ma non avrà goduto di Beni Relazionali.

Fatto emergente: ogni bene relazionale “emerge” all’interno di una relazione. L’emergenza mette l’accento sul fatto che il bene relazionale è un terzo che eccede i “contributi” dei soggetti coinvolti e che poteva non rientrare tra le intenzioni iniziali. Per questa ragione un bene relazionale può “emergere” anche all’interno di una normale transazione di mercato, quando, nel bel mezzo di un ordinario rapporto economico strumentale, accade qualcosa che porta i soggetti a dimenticare la ragione per la quale si erano incontrati, e il bene relazionale “emerge”.

Gratuità: il bene relazionale è tale se la relazione è cercata in quanto bene in sé, non è un incontro di interessi, ma di gratuità. Il bene relazionale richiede motivazioni intrinseche nei confronti di quel particolare rapporto.

Bene: un modo sintetico per dire cosa sia un Bene relazionale è insistere sul sostantivo: esso è un bene ma non è una merce (nel linguaggio di Marx), ha cioè un valore (perché soddisfa un bisogno) ma non ha un prezzo di mercato (appunto per la gratuità).

I beni relazionali e l’educazione

La teoria dei Beni Relazionali è importante anche per le scienze umane e sociali, soprattutto in riferimento al concetto di “cura”. La parola viene da cor urat: “scalda il cuore”. L'elemento termico (per scaldare bisogna abbracciare, avere un contatto con l'altro) denota una prima condizione della cura: l'abolizione della distanza, il farsi prossimo, il contatto con un altro da sé (Giaccardi e Magatti, 2014). La relazione di cura è generative di Beni Relazionali che vanno oltre l’individualità dei soggetti in relazione per estendersi sull'intera comunità in cui sono inseriti, anche quanto non è coinvolta direttamente.

Ad esempio, a scuola la relazione tra insegnante ed alunno in difficoltà, può riverberarsi positivamente sui compagni di classe, sugli altri insegnanti, sui genitori, su tutte le altre persone coinvolte. Per questo motivo è importante che da una relazione educativa emerga un bene relazionale, non solo per il benessere dei soggetti coinvolti in prima persona, ma per tutto l'ambiente circostante.

Un altro aspetto importante è dato dal fatto che ogni bene relazionale è potenzialmente una “ferita”, perché ci espone alla vulnerabilità e all’ambivalenza dei legami (che sono insieme relazioni e lacci) (Bruni, 2007). Per questo motivo è fondamentale la cura del sé, in particolare del proprio equilibrio e delle proprie ferite, soprattutto quando si entra in una relazione educativa con persone in difficoltà.


Riferimenti bibliografici

  • Bruni L., La ferita dell’altro, Il margine, Trento, 2007.
  • Bruni L., Felicità e Beni relazionali, Milano-Bicocca Facoltà di Economia, 2011: http://www.area-c54.it/public/l%27uono%20felice%20e%20i%20beni%20relazionali.pdf
  • Giaccardi C., Magatti M., Generativi di tutto il mondo unitevi! Manifesto per la società dei liberi, Feltrinelli, Milano 2014.
  • Nussbaum, M.C., La fragilità del bene: fortuna ed etica nella tragedia e nella filosofia greca, Il Mulino, Bologna, 1986.

Autrice: Gaia Vitali, laureata in Filosofia e in Sociologia e ricerca sociale è appassionata di tematiche riguardanti il sociale, l’educazione e la pedagogia speciale.


copyright © Educare.it - Anno XX, N. 5, Maggio 2020
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