- Scritto da Antonio Sacristano
- Categoria: Monografie
Il cibo come pratica educativa e simbolica
Il cibo non è solo nutrimento, ma anche una pratica simbolica e educativa attraverso la quale si intrecciano corpo, cultura e identità. In una prospettiva pedagogico-antropologica, l’articolo interpreta le pratiche alimentari come dispositivi educativi impliciti e ambivalenti, radicati nei rituali quotidiani, nelle relazioni e nei processi di soggettivazione. Mangiare è inteso come un processo incarnato di incorporazione di saperi, memorie e significati sociali, che rende il corpo luogo di apprendimento e narrazione. Il contributo analizza il ruolo del cibo come mediatore biografico e culturale nella costruzione della soggettività, mettendone in luce anche le dimensioni normative e selettive. Nei contesti educativi e interculturali, le pratiche alimentari possono favorire il riconoscimento, la partecipazione e la cura, ma anche riprodurre distinzioni ed esclusioni. Ripensare il cibo come spazio educativo consente di concepire l’educazione come pratica relazionale, etica e politica radicata nella vita quotidiana.
Food is not only nourishment, but also a symbolic and educational practice through which body, culture, and identity are interwoven. From a pedagogical-anthropological perspective, this article interprets food practices as implicit and ambivalent educational devices, rooted in everyday rituals, relationships, and processes of subjectivation. Eating is understood as an embodied process of incorporating knowledge, memories, and social meanings, through which the body becomes a site of learning and narration. The contribution examines the role of food as a biographical and cultural mediator in the construction of subjectivity, highlighting its normative and selective dimensions as well. In educational and intercultural contexts, food practices can foster recognition, participation, and care, but can also reproduce distinctions and exclusions. Rethinking food as an educational space enables the conception of education as a relational, ethical, and political practice grounded in everyday life.

Il contributo analizza la prospettiva pedagogica di Rubem Azevedo Alves (1933–2014), filosofo, teologo e scrittore brasiliano, tra i principali interpreti di un’educazione fondata sull’immaginazione e sulla libertà simbolica. Attraverso un approccio ermeneutico, l’articolo mette in luce come la metafora – elemento centrale della sua poetica – diventi un dispositivo formativo capace di generare conoscenza e trasformazione, oltre il linguaggio descrittivo e razionale dell’educazione tecnocratica. L’analisi dei testi letterari e pedagogici di Alves mostra un ricco “atlante immaginifico” popolato da figure vegetali, animali e oggettuali, che si configurano come strumenti di liberazione del desiderio, di riscoperta del sé e di costruzione di significato.
L’articolo analizza il tema della deistituzionalizzazione e dell’inclusione dei minori, alla luce della normativa attuale. In questo contesto viene esplorato il ruolo cruciale della Neuropsichiatria Infantile per rispondere alle esigenze psico-sociali dei minori e delle loro famiglie, secondo un approccio che non può essere soltanto clinico, ma biopsicosociale e multidisciplinare.
In una società sempre più complessa, caratterizzata da incertezza, pluralità, frammentazione e precarietà, si sta diffondendo sempre di più uno stile parentale definito genitorialità elicottero. Tale espressione indica quei genitori che interferiscono eccessivamente nella vita dei loro figli. Questi tipi di genitori, come gli elicotteri, sorvolano sempre sui propri figli pronti a intervenire al primo segnale di necessità. Sebbene i genitori elicottero adottino questi atteggiamenti per proteggere il benessere dei loro figli, gli studi sull’argomento dimostrano che il loro modo di porsi influenza negativamente lo sviluppo dei bambini che nel breve e lungo termine sperimenteranno maggiori difficoltà. Obiettivo dell’articolo è di mettere in evidenza le caratteristiche di questo stile parentale, le ragioni che spingono alcuni genitori ad attuarlo e, soprattutto, le possibili conseguenze negative sui figli alla luce di alcune teorie di carattere psico-pedagogico.