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La dimensione affettiva come scommessa educativa

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empatiaL’articolo focalizza lo stretto legame tra formazione della persona e la comunicazione, entro il quale emerge il valore pedagogico, sociale e civico della dimensione affettiva. L’autrice sostiene il tema con una rassegna degli autori più rappresentativi del pensiero Occidentale. La tesi di fondo è che occorra investire su percorsi educativi che mirano allo sviluppo della comprensione, dell’accoglienza, dell’empatia come elementi su cui poggia il benessere individuale e sociale.

 

Introduzione

La comunicazione umana può essere definita un processo fondamentale e vitale (Wright, 1976) in quanto la persona coinvolta nello scambio comunicativo fornisce, in base all’esperienza personale, un proprio senso ad ogni elemento della realtà circostante. Il nostro io, le nostre visioni del mondo, le nostre conoscenze, i valori che guidano la nostra condotta, sono di natura relazionale e comunicativa. Anche l’uomo più solitario che cerca in tutti i modi di evitare rapporti e relazioni con gli altri, vive in realtà in un contesto che è fatto di rapporti ed è egli stesso sempre impegnato in un processo comunicativo (Fadda, 2002, p. 143).

Le scienze umane, nel corso del tempo, hanno evidenziato come la conoscenza non possa essere mai neutra poiché condizionata da una sorta di schermo con cui la persona osserva se stessa, gli altri e il mondo circostante; la conoscenza, infatti, è influenzata dalla storia personale, dalla soggettività, dai pregiudizi che l’individuo ha acquisito dalla cultura di riferimento e dai contesti relazionali (Fadda, 2002).

Già da una attenta riflessione sulla complessità della formazione umana appare chiaro come la persona debba necessariamente e costantemente confrontarsi con un’articolata trama di relazioni attraverso la quale conferisce significato al mondo. In tale senso, partendo da una considerazione storica sulla formazione umana, dalla Paideia, alla Bildung, dalle filosofie della crisi dell’uomo fino alla società connessa di oggi, appare evidente come i processi formativi siano sempre stati implicati con quelli comunicativi evidenziando, di volta in volta, le caratteristiche di solidità, finitudine, crisi dell’esistere del soggetto in formazione. In tale direzione il percorso di queste pagine riguarderà la necessità di realizzare, da parte del mondo dell’educativo, un paradigma pedagogico in grado di riflettere sui processi affettivi intesi come un tendere verso, un’apertura all’altro, poiché assegnare rilievo alla sfera emozionale vuole anche dire concedere a chi educa di imparare a comprendere il proprio sentire e il proprio comunicare. Comprendere come lo stretto legame tra formazione e comunicazione evidenzi il valore pedagogico della dimensione affettiva appare evidente dal ruolo che può svolgere l’empatia nei percorsi di apprendimento. Secondo Goleman (1995), la base dell’altruismo è proprio l’empatia, cioè la capacità di cogliere la dimensione affettiva dell’altro e tale capacità si raggiunge grazie ad una sorta di educazione emotiva guidata dall’autocontrollo e dalla compassione.

Chi si occupa di educazione, muovendosi in una siffatta cornice teorica, dovrebbe scommettere su percorsi educativi che mirino alla realizzazione di beni comuni nella logica del rispetto, dell’accoglienza, dell’empatia (Bornatici, 2017). L’educazione affettiva, rappresentando la base di ogni percorso di socializzazione (Brackett, Elbertson & Rivers, 2015), può così declinarsi in strategie educative tali da alimentare il benessere individuale e sociale (Digennaro, 2018).

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.

Autrice: Simona Perfetti  è Professore Associato di Pedagogia generale e sociale presso l’Università della Calabria. Da anni si occupa della problematica della formazione e della comunicazione in relazione sia alla crisi del soggetto sia all’avvento della società complessa.

copyright © Educare.it - Anno XX, N. 6, maggio 2020
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