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L'attenzione in prospettiva cognitivista e psicosociale

Gli studi sull'attenzione, in questi ultimi anni hanno seguito in particolare due paradigmi di studio: quello cognitivista e quello psicosociale.

La teoria dell'elaborazione delle informazioni si è rivolta soprattutto allo studio di componenti cognitive dell'attenzione quali la selettività, la capacità e l'automatismo; la prospettiva psicosociale ha considerato invece i condizionamenti delle caratteristiche individuali e ambientali sui processi attentivi.

L'attenzione può essere intesa come un filtro (Broadbent, 1958) o una serie di filtri capaci di intervenire a vari livelli del processo elaborativo per eliminare o attenuare l'analisi dell'informazione irrilevante a vantaggio di quella rilevante (Deutsch, 1963; Teisman 1969), o come capacità generale (Kahneman, 1973) che può essere allocata su diverse funzioni e operazioni nell'arco del processo di elaborazione delle informazioni.

L'attenzione è stata successivamente vista non più come un'entità unica ma come pool di risorse (Norman, Bodrow, 1975) che possono essere gestite a diversi livelli di economia e distribuite contemporaneamente su più stadi elaborativi. Si possono concepire due diverse modalità di elaborazione:

  • I processi automatici (rapidi, a basso costo, ma poco flessibili);
  • I processi controllati (sotto il diretto controllo dell'individuo, ma più lenti e costosi).

Qualsiasi compito viene portato avanti con la compartecipazione, in percentuale diversa, di entrambi i tipi di processo (Shiffrin, Schneider, 1984) che sono comunque da considerarsi come gli estremi di un continuum, piuttosto che stati mutualmente escludentesi.

La prima modalità si sviluppa gradualmente con la pratica costante e ripetuta dei meccanismi tecnici automatici, come sono ad esempio il calcolo meccanico o la lettura intesa come decifrazione. La modalità controllata invece, che è sotto il controllo cosciente dell'alunno, è strettamente legata alle caratteristiche della situazione nella quale interviene e maggiormente costosa per il cervello: questo maggior dispendio si deduce dal fatto che parallelamente alla comparsa della sensazione soggettiva di fatica, aumenta il numero degli errori e a parità di accuratezza, si allungano i tempi di esecuzione.


 

La selettività

Altra caratteristica dell'attenzione, studiata dalla prospettiva cognitivista, è la selettività. Questo concetto è strettamente collegato a quelli che vedremo in seguito di focus attentivo, di attivazione e di livello di distraibilità. Essa dipende dal filtro che l'individuo applica sul campo ricettivo per escludere gli stimoli non rilevanti. I meccanismi di abituazione facilitano la selezione tra informazioni rilevanti ed irrilevanti in quanto consentono di ignorare gli eventuali distrattori.

La capacità attentiva detta anche attenzione divisa è la ripartizione contemporanea dell'intensità delle risorse attentive su più compiti. Queste caratteristiche dell'attenzione possono essere espresse solo se il sistema elaborativo è pronto a recepire informazione, a elaborarla e a fornire risposte. Questa disponibilità di risorse dipende da molte condizioni: l'ora del giorno, le richieste dell'ambiente, le motivazioni e le intenzioni dell'alunno.

In tale processo di attivazione, si parla di arousal quando ci si riferisce più specificamente allo stato di base dettato dalla ritmicità dei processi fisiologici dell'organismo o alla risposta fasica a stimoli nuovi, si parla invece di vigilanza quando ci si riferisce alla capacità di preparare e sostenere lo stato di allerta per elaborare segnali ad alta priorità in funzione di un'azione (Posner-Petersen 1990).

Il primo quindi è collegato alla attenzione automatizzata, il secondo all'attenzione controllata. La capacità selettiva di cui abbiamo parlato permette di orientare l'attenzione sia in modalità bottom-up (dal basso verso l'alto) con un processo automatico innescato dall'esterno e coercitivo, sia in modalità top-down (dall'alto verso il basso) nella quale le operazioni elaborative sono pilotate dagli scopi che l'individuo si pone.

Tali processi di orientamento possono esser di tipo overt quando il focus attentivo è strettamente abbinato allo sguardo, covert quando svincolato da esso. In quest'ottica si può anche parlare di attenzione attiva (elicitata da cause interne) o passiva (elicitata da cause esterne).

Alcuni autori (Niedeffer 1986, 1989, 199; Guadagni, Rossi, 1990) hanno suddiviso due dimensioni dell'attenzione: ampiezza e direzione, le quali individuano rispettivamente una attenzione focalizzata (concentrata cioè sulla intensità con cui vengono erogate le risorse attentive) e una diffusa (interna o esterna, cioè rivolta verso il soggetto o l'ambiente). (Fig. 1)

L'attenzione sostenuta o concentrazione è sostanzialmente la capacità di focalizzare l'attenzione su di un compito per un certo periodo di tempo, senza essere disturbati o influenzati da stimoli esterni ed interni non pertinenti.(Bortoli, Robazza, Gramaccioni, 1994).

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Figura 1 Le dimensioni dell'attenzione secondo Niedeffer

 


Bibliografia

  • Broadbent, D.E. (1958), Perception and communication, Pergamon Press, London.
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  • Geffen G., Sexton M (1978), The development of auditory startegies of attention, Developmental Psycology, 14
  • Guadagni S., Rossi B. Il Qsai, in Rossi B., Guadagni S. (a cura di) Messa a punto di una metodica per la valutazione dell'attenzione in età evolutiva; Lo qsai rapporto CONI-MPI (1990)
  • Kahneman D. (1973), Attention and Effort, Prentince-hall, Englewood Cliffs, NJ
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  • Niedeffer R.M. (1976), Test of attentional and interpersonal style, Jounal of personality and social psycology, 34
  • Niedeffer R.M. (1986), Concentration and attention control training, in Willims J.M., Applied sport psycology: personal growth to peak performance, Mayfield, Palo Alto
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  • Norman D(1968), Toward a teory of memory and attention, psycological review, 75,
  • Posner M., Boies S, (1971), Components of attention, Psycolgical review, 78
  • Rossi B,. Zani A., Pesce C. (1989), Correlati psicofisiologici dei processi di attenzione sostenuta in età evolutiva, Monografia presentata al Coni, Divisione ricerca e sperimentazione
  • Robazza C., Bortoli L. Gramaccioni G., La preparazione mentale nello sport, Luigi Pozzi Roma, (1994)
  • Robazza C., Bortoli L., Gramaccioni G., Le emozioni nello sport, Movimento, 3/12, Roma (1996)
  • Umiltà C. (1995), (a cura di) Manuale di neuroscienze, Il Mulino, Bologna


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 7, Giugno 2001