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Dibattito: reperire il materiale per sostenere la propria tesi
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Fin dall’antichità gli oratori di professione si sono domandati se alla base della capacità di discutere ci sia il sapere, oppure se la cultura sia separata dal maneggio dell’arte verbale. Così la pensa Cicerone «[…] nessuno può essere un oratore compiuto se non ha acquisito la conoscenza degli argomenti e delle discipline più importanti. Infatti il discorso deve sbocciare e sgorgare abbondante dal sapere».
L’autorità di Cicerone corrobora una posizione condivisa nell’ambito dibattimentale: la ricerca è il fondamento attorno al quale il dibattito ruota. Senza argomenti e prove per sostenere e difendere le proprie tesi, un buon dibattito è pressoché impossibile. Ma come ci si può preparare per affrontare i dibattiti regolamentati? Come può essere svolta una ricerca efficace senza disperdersi nella moltitudine dei documenti? Per evitare fraintendimenti esplicitiamo che con «ricerca» si intende il reperimento degli elementi che compongono le argomentazioni visti nel precedente articolo, ossia informazioni, ragioni e motivi, prove, esempi, o dati, e fondamenti quali princìpi, teorie o valori.
Oggigiorno una ricerca può essere intrapresa, o almeno avviata, tranquillamente da casa. Internet, infatti, offre una notevole quantità di siti su qualsiasi argomento. Tuttavia questo è già un primo problema d’affrontare. Ad esempio digitare virtù su Google conduce a oltre tre milioni di risultati e tra questi ci si deve destreggiare. Pertanto alcune regole basate sul buon senso e sull’osservazione possono essere d’aiuto per distinguere siti o documenti attendibili da quelli che tali non sono.
Per prima cosa è importante verificare qual è la fonte del documento reperito. Il testo che stiamo leggendo può infatti essere anonimo oppure essere attribuito a un’organizzazione o ad uno o più autori. Nel caso di fonte anonima, lo scetticismo è un imperativo. Forse trascurare quanto si sta leggendo a favore di altri e più trasparenti testi è preferibile, ma si può anche intraprendere una più approfondita ricerca per verificare se la stessa informazione è riportata in altre pagine o documenti con autore riconoscibile. Nel caso l’informazione che serve sia attribuita ad un’organizzazione o a uno o più autori è invece opportuno intraprendere una ricerca su questi, cercando di valutarne la credibilità. Ad esempio professori universitari presenteranno pagine sobrie legate ai server delle università in cui lavorano e in queste pagine sarà possibile trovare la descrizione dei loro interessi di ricerca e le loro pubblicazioni. Sedicenti ricercatori e organizzazioni presentaranno invece riferimenti generici, riferimenti ad altri e altrettanto vaghi enti o organizzazioni, oppure saranno caratterizzati da eccessiva autocelebrazione. Non è raro inoltre imbattersi in presunti esperti che esibiscono titoli accademici non corrispondenti alla disciplina su cui intervengono, titoli emessi da istituzioni non riconosciute o addirittura titoli falsi, come avviene da parte dei sostenitori delle pseudoscienze, ossia quelle credenze, teorie o pratiche che si presentano come scientifiche, ma che tali non sono.
Inoltre siti o ricerche poco attendibili per rendere credibili le nozioni che propugnano possono presentare espressioni quali “antica saggezza” o “antica conoscenza”, o espressioni che alludono a una repressione autoritaria dei loro risultati o a una cospirazione contro i loro esiti del tipo “[…] non vogliono che si sappia” o “Ciò che non vi viene detto dai medici”. In questo modo aggirano l’onere di rispondere con prove e argomenti plausibili alle critiche loro mosse o affrettano l’adesione del lettore a conclusioni in conflitto con i risultati scientifici. Tali siti o documenti, inoltre, possono includere il riferimento a testimonials o personaggi famosi, ma che non costituiscono alcuna prova della verità o efficacia di quanto proposto. Diversamente, siti e soprattutto ricerche attendibili non si rifanno alla tradizione, al complotto o a nomi d’effetto bensì all’ampio contributo di ricerche e ricercatori coevi.
La presenza d’errori grammaticali, di termini carichi emotivamente, di una molteplicità di punti esclamativi in stile chat o sms, oppure di un linguaggio gergale possono essere un altro indicatore per insospettirsi dell’inattendibilità del sito. Ricerche attendibili vengono infatti corrette da persone terze e richiedono forme espositive semplici, scorrevoli e non emotive.
Ulteriore aspetto da considerare è la presenza di una bibliografia. È infatti improbabile che testi o ricerche scientifiche non abbiano bibliografia. Tuttavia la presenza in un testo della bibliografia non garantisce la sua attendibilità ma gioca a favore della sua trasparenza: non solo sapremmo da quali fonti l’autore ha attinto informazioni, ma potremmo ricercare quegli stessi documenti e verificarne il contenuto e il modo in cui esso li ha riportati.
Le regole fin qui considerate sono utili per una ricerca tra pagine web che non si conoscono e che risultano da una semplice interrogazione dei più comuni motori di ricerca. Esse possono essere d’aiuto per approfondire una ricerca che parte, ad esempio, da una generica ma a volte ben documentata pagina Wikipedia, o per valutare gli articoli dei quotidiani e dei periodici online che, oltre a fornire dati o esempi utili per il dibattito, sono di facile interrogazione grazie alle edicole online . La ricerca in internet, però, può essere intrapresa partendo direttamente da siti riconosciuti attendibili quali l’Enciclopedia Treccani (http://www.treccani.it/), i dizionari tematici, Google Scholar (http://scholar.google.it/) oppure da database quali http://idebate.org/debatabase dell’International Debate Education Association, che rendono accessibili documenti o loro sintesi, organizzati già in pro e contro su una molteplicità di argomenti controversi. Inoltre, quando il documento ricercato è un testo, è possibile interpellare Google libri (http://books.google.it/) che, con qualche limitazione, rende accessibili testi digitalizzati, oppure il sito del Progetto Gutenberg (http://www.gutenberg.org/), una biblioteca che offre in accesso aperto testi non più coperti dal diritto d’autore o dal copyright. Tutt’altro che trascurabili sono inoltre le biblioteche universitarie, comunali o d’istituto che possono essere interpellate mediante i cataloghi online, e rese accessibili e fruibili dai competenti bibliotecari che saranno più che felici di potervi aiutare nella ricerca dei testi o dei documenti più rilevanti per gli argomenti di vostro interesse.
La ricerca degli elementi che compongono le argomentazioni non deve forzatamente iniziare dal web. Anzi, iniziare la riflessione sulla questione assegnata ragionando non potrà che focalizzare la successiva ricerca in internet e favorire la padronanza dell’argomento. Infatti, dubbi e interrogativi che emergono dall’attività di ragionamento permettono quella comprensione e quell’organizzazione mentale adatte a sostenere e difendere una tesi con competenza. Alcuni metodi per stimolare l’attività cognitiva e la creatività sulle questioni da discutere sono il brainstorming e le strategie acronimiche. Il brainstorming, letteralmente “tempesta cerebrale”, richiede al gruppo di esprimere per dieci minuti tutte le idee, assennate e assurde, che gli sfiorano la mente per poi conservare e sviluppare le più idonee. Il principio di queto metodo si basa sul riconoscimento che idee geniali o innovative possono emergere grazie anche ad idee bizzarre. Le strategie acronimiche si basano invece sulla memorizzazione di acronimi il cui significato è in grado di innescare i processi cognitivi adatti a reperire ragioni o punti di vista complementari, rispetto alla tesi da sostenere. Due i principali acronimi da ricordare: S.U.P.R.E.M.A. e O.P.T.A.I. Riconducibili alla terminologia italiana per essere ricordati con facilità, i due acronimi ci sollecitano a pensare alle connessioni che la questione da preparare può avere da un punto di vista:
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S |
U |
P |
R |
E |
M |
A |
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o c i a l e |
m a n o |
o l i t i c o |
e l i g i o s o |
c o n o m i c o |
o r a l e |
m b i e n t a l e |
oppure in relazione ai soggetti che:
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O |
P |
T |
A |
I |
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s s e r v a n o |
a t i s c o n o |
e r z e p a r t i |
g i s c o n o |
n v e s t o n o |
Conclusione
Le semplici regole di buon senso proposte e i metodi qui esposti per il reperimento del materiale non sostituiscono un’approfondita analisi critica delle informazioni e delle idee reperite poiché la loro applicazione non garantisce la verità delle informazioni raccolte. Al più rendono solo probabile che quanto reperito sia vero. Sarà poi il dibattito regolamentato a far emergere le ulteriori debolezze o parzialità delle informazioni e delle ragioni reperite, scelte per difendere le proprie tesi.
Esercizi utili:
- Cercate informazioni sulla Città della scienza di Napoli da almeno tre diversi siti
- Cercate informazioni sull’incendio che ha colpito la Città della scienza di Napoli il 4 marzo 2013 dai siti dei quotidiani Il Corriere della Sera (http://www.corriere.it/) e Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/#)
- Utilizzando gli acronimi S.U.P.R.E.M.A. e O.P.T.A.I. visti in questo articolo elaborate diverse ragioni per cui sia sbagliato guidare in stato di ebbrezza
- Cercate dai siti dei quotidiani esempi che supportino le ragioni da voi elaborate per l’esercizio precedente
Bibliografia di riferimento
- Cicerone, Dell’oratore, BUR, Milano, 2001, I, 20.
- De Conti, M., Come difendersi dalle pseudoscienze, Limina-Mentis, Villasanta (MB), 2013.
- Fryar, M., Thomas, D. A., Goodnight, L., Basic Debate, National Textbook Company, Lincolnwood, 1989.
Autore: Manuele De Conti. Laureato in filosofia nel 2009 presso l'Università di Padova con la tesi "Disaccordi e disaccordo di fondo: una risposta etica e pratica", si occupa dal 2004 dello studio e della promozione del dibattito regolamentato con l'iniziativa Incontri di Disputa Filosofica. Collabora al progetto di dibattito dell'Università di Padova Palestra di Botta e Risposta in qualità di organizzatore, coordinatore, formatore e giudice, e svolge attività di formazione al dibattito e di giudice, riconosciuto dal World Debate Institute, Università del Vermont (U.S.A). Attualmente è dottorando in Scienze Pedagogiche, della Formazione e dell'Educazione presso l'Università di Padova.
copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 4, marzo 2014

