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Il coding e le sue potenzialità didattiche

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codingL’articolo offre un approfondimento sul coding e sulle potenzialità didattiche del pensiero computazionale attraverso un excursus sulla letteratura di riferimento e una dettagliata lettura dei documenti ministeriali. Infine, fornisce una breve analisi per comprendere i concetti base dei linguaggi informatici e del funzionamento dei principali software usati a scuola come Scratch, che si avvalgono della cosiddetta “programmazione visuale a blocchi”.

Introduzione

Coding è un termine inglese al quale corrisponde l’italiano “programmazione”, cioè la scrittura di una sequenza di istruzioni che fanno eseguire ad un calcolatore determinate operazioni. Non si pensi, però, soltanto a computer e software. Il nostro stesso cervello lavora così: individuazione di un problema, scelta di una soluzione, attivazione di una serie di istruzioni per metterla in atto. Quello che, in termini tecnici, viene definito “pensiero computazionale”.

I processi propri del pensiero computazionale vengono messi in atto tutti i giorni, per esempio quando stabiliamo il percorso più breve per raggiungere una destinazione oppure dobbiamo preparare un piatto di pasta: la procedura per passare dalla situazione iniziale (ingredienti della ricetta) a quella finale (piatto di pasta pronto da mangiare) è data da un algoritmo (procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero definito di passi elementari) che viene eseguito dall’individuo. Proprio per questo, lo sviluppo del pensiero computazionale può essere stimolato da attività logiche svolte utilizzando comuni materiali ed oggetti, da soli o in gruppo, chiamate attività unplugged poiché utilizzano strumenti non digitali (Bonaiuti et al., 2017).

Un discorso a parte può essere fatto per il Coding in quanto concetto estremamente legato a quello del pensiero computazionale. Infatti, secondo la definizione che ne dà Bogliolo (2016) nel suo testo “Coding in your classroom, now!”, il coding non può essere semplicemente tradotto in italiano con il termine “programmazione”, ma in modo più complesso come «l’uso di strumenti e metodi di programmazione visuale a blocchi per favorire lo sviluppo del pensiero computazionale» (p. 13).

Alfieri (2016, p. 3) aggiunge: «il coding è la palestra del pensiero computazionale che va stimolato e allenato sin da piccoli» e, poiché consente di apprendere le basi della programmazione informatica in modo pratico e divertente, è lo strumento didattico più utilizzato per educare i bambini al pensiero computazionale.

Va precisato, però, che il coding non può essere totalmente identificato con il pensiero computazionale, anche se attualmente rimane lo strumento più diffuso per favorirne l’acquisizione (Giordano e Moscetti, 2016). Infatti, come sottolineano Bocconi et al. (2016), il pensiero computazionale utilizza strategie come algoritmi, astrazione e debugging (individuare e correggere bug, errori), che sono necessarie anche nel coding, il quale ha in più il merito di rendere concreti dei concetti altrimenti molto astratti chiedendo agli alunni di mettere in gioco in maniera pratica e tangibile le proprie competenze di logica e programmazione.

«Il pensiero computazionale è più della codifica di una soluzione eseguibile da un computer attraverso la programmazione» (Grover e Pea, 2017, p. 13). Significa pensare come un informatico, inteso però come abilità generale che chiama in causa astrazione, rappresentazione e capacità di analisi e che non va ridotta alla sola capacità di programmare utilizzando uno specifico linguaggio. L’informatico, nello sviluppo di un software, non si limita alla sola scrittura del codice, ma progetta la struttura del programma dopo aver compreso e definito il problema (es. esigenza del cliente) attraverso una sua analisi ed esplorazione, consapevole che non esiste un’unica soluzione, ma tante, e che differiscono tra loro soprattutto in termini di efficienza e adattabilità a nuove situazioni.

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.

Autori: Laura Lana, laureata in Lettere Moderne e giornalista pubblicista. Vittorio Mazzoli, laureato in Consulenza pedagogica e coordinamento di interventi formativi ed è esperto di informatica. Entrambi hanno conseguito una seconda laurea in Scienze della formazione primaria e sono docenti abilitati per la scuola dell’infanzia e primaria

copyright © Educare.it - Anno XX, N. 9, settembre 2021
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