- Categoria: Esperienze a scuola
- Scritto da Helga Dentale
Disegnare è raccontare: un'esperienza con i bambini
“C’era una volta...” è indubbiamente l’incipit più famoso e conosciuto da tutti, adulti e bambini, narratori ed ascoltatori. Narrare storie fa parte integrante della vita, della cultura, della crescita dell’uomo dalla notte dei tempi. Le storie creano identità, memoria, condivisione; rappresentano una metafora della vita e della crescita, identificandone le tappe evolutive, i passaggi, i riti. Chi si occupa di educazione conosce bene le valenze pedagogiche della narrazione e considera fondamentale, nella giornata scolastica – soprattutto al nido e nella scuola dell’infanzia - il “tempo della narrazione”. I bambini amano ricevere e produrre storie. I bambini amano raccontare e raccontarsi, nutrendo così il pensiero narrativo, rispondendo a quel bisogno innato di dare un senso alle cose.
“La narrazione risponde al bisogno di dare ordine al caos, affinché quello stesso caos possa essere condiviso con gli altri, ma anche compreso per sé stessi, ed è quella forza propulsiva a sostenere il bisogno di raccontarsi.” (E. Biffi in Educare è narrare a cura di D. Demetrio)
Le parole danno forma ai pensieri e li rendono “voce”. Attraverso la voce, le parole prendono corpo e diventano storie. Ma narrare non è sempre e solo una modalità espressiva che si traduce attraverso le parole. I bambini imparano molto presto a narrare utilizzando altri codici simbolici, primo fra tutti il segno grafico. Disegnare è di fatto raccontare: una narrazione spontanea e necessaria che inizia con lo scarabocchio: “Da quando è in grado di tenere in mano un pennarello, il bambino scarabocchia (...) Sembra così manifestare l’urgenza di dare conto di sé attraverso segni che, a prima vista, sembrano indecifrabili (...) Ogni tratto ha un significato: basta chiedere al bambino di raccontare ciò che ha disegnato.” (E. Crotti, Scarabocchi)
Credo sia fondamentale per ogni educatore ed insegnante riflettere con intenzionalità pedagogica sulle valenze narrative, simboliche, espressive dell’attività grafica. Lavoro da circa vent’anni nelle scuole (dal nido alla scuola primaria) occupandomi di linguaggio teatrale e, nei laboratori che svolgo in classe, l’attività grafica ha sempre avuto un ruolo significativo: è lo spazio che permette ai bambini di raccontare e raccontarsi, di elaborare ulteriormente emozioni e pensieri relativi all’incontro svolto.
La prassi del “disegnare” ha a volte suscitato perplessità nelle insegnanti di classe che, letteralmente, mi hanno espresso dubbi e considerazioni in merito: “È necessario impiegare (impiegare sta educatamente a significare, in queste espressioni, perdere) questo tempo per far disegnare i bambini? Non sarebbe meglio proporre loro un’altra attività teatrale?” Ma perdere tempo è ben altro: il tempo del disegno, se considerato un tassello di un mosaico educativo che si sta componendo, è un tempo ricco di valenze pedagogiche. Nella mia idea di didattica, e nel mio modo di concepire la pedagogia teatrale, il linguaggio teatrale si nutre di stimoli e forme espressive diverse, e l’attività grafica permette ai bambini di lasciar traccia di un’esperienza vissuta attraverso il corpo, la voce, le emozioni, i sensi. Non è un’attività staccata dal resto, è un ulteriore linguaggio che serve ai bambini per creare una tessitura di codici simbolici, idee, sensazioni. Soprattutto per i bambini in età prescolare il disegno può essere considerato una “scrittura”, divenendo la modalità per narrare l’esperienza vissuta lasciando traccia su un foglio.
“Con il disegno si elabora, si rivive, si ragiona, si pensa, si comunica, si inanellano storie e si costruiscono mondi. Cioè si fanno tutte quelle operazioni che sono le fondamenta della crescita.” (G. Staccioli, “Pensieri colorati”)
Disegnare (e dipingere) per conoscere e per creare una narrazione grafica dei propri pensieri, l’attività grafico-pittorica non è solo “esercizio” puramente estetico: “Disegnare e dipingere sono enunciazioni espressive a proposito di ciò che si conosce, si prova e si vuole capire. È un dialogo con sé stessi (...) È un’attività di problem solving sovente permeata di emozioni intense e di interessi che sono vicini al cuore dell’artista; non è meramente una indagine del mezzo espressivo e dell’abilità necessaria per padroneggiarlo.” (C. Golomb, “L’arte dei bambini”)
Il disegno non smette di assumere valore pedagogico nella scuola primaria, anche se lo ritroviamo spesso ai margini dell’attività didattica e considerato solo un riempitivo di piccoli spazi vuoti da colmare: “Abbiamo dieci minuti...fate un disegno a piacere”. Non che sia priva di senso l’attività di disegno libero proposta in questo modo da un’insegnante ma, certamente, inserito in un continuum pedagogico il disegno diviene strumento per elaborare, approfondire, analizzare ulteriormente un tema, un concetto, un’esperienza.
Basti pensare all’importanza che Mario Lodi ha sempre dato all’attività grafica come mediatore didattico per fare esperienza delle cose, per esplorare un “sapere”, per rafforzare una nuova conoscenza attraverso un altro “sguardo”. Nella mia personale esperienza l’atto di disegnare si è inserito pienamente in una ricerca di significati, alimentando la capacità di ragionare, fantasticare, pensare.
In un incontro nella scuola dell’infanzia, incentrato sull’emozione della gioia, dopo aver raccontato una storia e aver esplorato l’emozione attraverso alcuni giochi teatrali, E. (5 anni) si è disegnata con i suoi “pensieri felici”: “Sono le cose che mi fanno stare bene.” In ogni nuvoletta-pensiero ha rappresentato momenti, situazioni, attività legate alla sua felicità. Il disegno è un vero e proprio racconto che E. ha voluto poi verbalizzare e condividere descrivendo alcuni di questi momenti: “quando gioco con le mie amichette”, “quando io, mamma e papà andiamo al mare”, “quando mi fanno le coccole”. In un incontro incentrato su una fiaba vocale ricca di “prove” da superare, R. (4 anni) ha rappresentato tutte le sequenze narrative della storia, dividendo il foglio in quadrati come se fosse uno storyboard: ha così fissato (e vissuto) ulteriormente i contenuti della fiaba “narrandola” nuovamente tutta attraverso le immagini.
Anche per i bambini della scuola primaria, disegnare contesti narrativi, personaggi, storie, emozioni (nati ed esplorati insieme attraverso il gioco teatrale) è un’opportunità espressiva per costruire nuovi significati. In un laboratorio teatrale incentrato sull’educazione emotiva, ad esempio, rappresentarsi attraverso il disegno per dare forma e colore alle proprie emozioni ha permesso alle bambine e ai bambini di comprendere alcuni aspetti sostanziali del proprio “sentire”. A. 8 anni, nel disegnarsi arrabbiato, ha scoperto di sentirsi “elettrico”, agitato, “infuocato”. Osservando il suo disegno che mostrava tante scintille rosse e gialle intorno a tutto il corpo, ha infatti verbalizzato: “Sono attraversato da una corrente elettrica quando mi arrabbio! Ecco perché non riesco a stare fermo! Sono come un fuoco che si agita e che brucia”. Le emozioni sono state trasferite sul foglio, attraverso il segno grafico e sono diventate parole e voce durante la fase del confronto dialogico.
Per restituire al lettore un racconto più completo di questa esperienza occorre fare un passo indietro. Prima di disegnare sé stesso “elettrico” A., insieme ai suoi compagni di classe, ha esplorato l’emozione della rabbia in un gioco teatrale corporeo: la rabbia è stata così percepita nel corpo, drammatizzata nell’atto di camminare, muoversi, danzare. La rabbia è diventata gesto corporeo, segno grafico, racconto orale. L’atto del narrare si nutre di linguaggi diversi che dialogano continuamente trasformandosi in storie. Le nostre. Quelle che abitano nella nostra mente e ci mettono in connessione con l’altro.
Autrice: Helga Dentale è pedagogista teatrale, docente per la formazione di educatori ed insegnanti, ideatrice del Metodo Teatro in Gioco®, autrice di libri di fiabe interattive per bambini e di libri di pedagogia teatrale per educatori. Conduce corsi e seminari sulla narrazione, sull’educazione emotiva e sull’educazione all’ascolto. Il suo sito è www.teatroingioco.it
copyright © Educare.it - Anno XX, N. 3, Marzo 2020

