- Categoria: Esperienze a scuola
- Scritto da Ivana Bolognesi e Francesca Ricci Petitoni
Sette lingue e un albo illustrato
L’articolo presenta un progetto interculturale che ha avuto il principale obiettivo di valorizzare la lingua madre di ogni bambino, a partire dalla lettura di alcuni albi illustrati. Il percorso ha preso avvio da un’indagine sulle lingue parlate in famiglia che sono state proposte a scuola grazie al coinvolgimento di alcuni genitori. In particolare, le lingue “straniere” sono diventate un’occasione per conoscere altre parole, per ascoltare suoni sconosciuti che sono stati messi a confronto con altrettante parole della lingua italiana, scoprendo così differenze e somiglianze.
Introduzione
Il progetto descritto in questo articolo nasce dall’osservazione di alcune criticità presenti in una sezione di scuola dell’infanzia caratterizzata da un’elevata presenza di bambini di origine straniera. Alcune osservazioni del gruppo da parte delle insegnanti avevano rilevato una certa conflittualità tra bambini talvolta dovuta alle loro differenze linguistiche e culturali. Da queste considerazioni inziali le insegnanti si sono poste il seguente interrogativo: “Come rendere la diversità sociale e culturale di questo gruppo un punto di forza della didattica e delle relazioni tra bambini, anziché essere motivo di conflitto?” A partire da questa domanda è stato ideato un progetto interculturale che ha avuto come nucleo tematico la diversità linguistica e la valorizzazione delle differenze e delle somiglianze rintracciate tra parole e suoni appartenenti alle lingue di tutti i bambini della sezione (Favaro 2021; Bolognesi, 2023).
Perché valorizzare la lingua madre: alcuni studi e ricerche
Per comprendere meglio quali possono essere i vissuti di un bambino di origine straniera quando, nel suo ingresso a scuola, gli è richiesto l’apprendimento di un’altra lingua, è necessario fornire alcuni riferimenti teorici sviluppati da studi e ricerche nell’ambito della linguistica e della psicolinguistica.
Innanzitutto, è bene precisare che con il termine lingua materna, definita anche come L1, ci si riferisce alla prima lingua appresa dai bambini, mentre per seconda lingua, indicata come L2, s’intendono invece tutte le altre lingue apprese successivamente. La persona bilingue è colui che, a differenze di coloro che scelgono di imparare una seconda e/o terza lingua, è esposta per necessità a più lingue ed è capace, con diversi livelli di competenza, di comprendere, parlare, scrivere e leggere nelle due lingue (Contento, 2010).
Queste competenze possono essere possedute in modo diverso nel corso della vita e ciò dipenderà dalle scelte della persona e della sua famiglia. Inoltre, va considerata l’esistenza di uno stretto legame tra la lingua madre e la costruzione dell’identità di una persona, aspetto che può comportare una certa complessità quando si tratta di acquisire due lingue fin da piccoli, come accade ai bambini di origine straniera che sono appunto impegnati a conoscere non solo la loro lingua madre, e quindi anche la cultura di origine dei loro genitori, ma anche quella del paese di accoglienza.
Quindi, queste due lingue, proprio perché apprese fin da piccoli, rappresentano per questi bambini non solo un legame con persone e ambienti significativi come la famiglia e la stessa scuola, ma anche un vero e proprio ancoraggio primario attraverso cui dare significato al mondo esterno oltre che ai propri vissuti interni. In particolare, le parole acquisite nella lingua madre, o nel dialetto parlato in casa, continueranno a rappresentare, anche in età adulta, un legame con la propria infanzia, con persone e oggetti che richiamano l’intimità e gli affetti (Ginzburg, 1963; Canetti, 1991). Da ciò deriva che per lo sviluppo di un bilinguismo equilibrato sarà necessario che anche le radici culturali del bambino risultino essere tra loro integrate.
Gli studi, svolti negli ultimi vent'anni, hanno evidenziato diversi vantaggi cognitivi in individui esposti a più lingue. Tali vantaggi sono dovuti dalla costante attivazione e inibizione di una delle due lingue conosciute in relazione al contesto o alla conversazione che si sta attuando. Durante un dialogo tra pari, o con adulti (genitori o insegnanti), la mente del bambino bilingue lavora continuamente per scegliere al meglio quale lingua utilizzare e quale bloccare. Quindi si ritiene che la competenza cognitiva acquisita con questo esercizio permanente di controllo possa essere poi applicata anche in altre occasioni, come per esempio nei problem solving o nei conflitti con i compagni, e così il bambino bilingue può essere agevolato a trovare le risposte più adeguate e tralasciare, invece, quelle non adatte (Levorato, Marini, 2019; Garaffa et al., 2020).
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Autruci: Ivana Bolognesi è docente di Pedagogia interculturale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna svolge le sue ricerche nell’ambito della pedagogia interculturale. Francesca Ricci Petitoni è laureata in Scienze della Formazione primaria e docente di sostegno nella scuola dell’infanzia.
copyright © Educare.it - Anno XXIV, N. 9, Settembre 2024

