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La posizione della scuola nei confronti dei migranti - Conclusioni

Conclusioni: affrontare la questione

Io voglio che le culture di tutti i paesi
soffino liberamente come il vento nella mia casa,
ma che nessuna di esse,
come il vento,
possa strappare le mie radici.
(Gandhi)

Ci rendiamo perfettamente conto della difficoltà che questo processo di integrazione migratoria comporta da tutte le parti, stranieri, italiani, adulti, bambini, insegnanti, genitori e riteniamo che solo un adeguato percorso di consapevolizzazione e di comunicazione efficace possa gettare le base per un’integrazione che non sia una pratica assimilazionista ma un vero e proprio percorso di crescita comune.
Vorremmo quindi sintetizzare questo saggio in alcuni consigli, come sempre non esaustivi, ma essenziali.

  • 1. In primo luogo è fondamentale che l’insegnante cerchi di avviare con la famiglia straniera, nei modi e nei tempi che gli saranno possibili, una forma di comunicazione serena, costruttiva ed equa, in cui il genitore possa trovarsi in una posizione di simmetria e diventi quindi più disponibile a condividere delle linee educative con l’insegnante.
  • 2. La scuola deve attivare delle pratiche di accoglienza nei confronti della famiglia straniera (non solo degli studenti) in quanto la scuola rappresenta spesso la prima struttura del paese ospite con cui si entra in contatto in modo approfondito e prolungato. Esistono in Internet modulistiche plurilingue per la comunicazione scuola-famiglia (vedi sitografia di riferimento) che permettono di avviare sin dall’inizio una valida comunicazione informativa.
  • 3. La scuola non dovrebbe convocare i genitori stranieri solo nei momenti difficili o per affrontare i problemi dei loro figli ma offrire una calendarizzazione degli incontri (magari fin dall’inizio) in modo da far comprendere l’assoluta normalità (ma anche l’importanza) del dialogo costante fra la scuola e la famiglia.
  • 4. Gli insegnanti dovrebbero evitare il più possibile di ricorrere a bambini provenienti dal medesimo paese d’origine della famiglia straniera neoarrivata per svolgere ruoli di mediazione linguistica. Si tratta di una soluzione che presenta risvolti equivoci e ambigui, di difficile lettura sia per il bambino che per la famiglia che si sente svalorizzata nel suo ruolo educativo. 
  • 5. Nei confronti dello studente straniero l’insegnante deve cercare il più possibile di concentrarsi sulle potenzialità dell’individuo e non del suo gruppo culturale di appartenenza, per evitare frustranti e controproducenti generalizzazioni. La diversità non è una caratteristica propria solo agli studenti stranieri, ma è una prerogativa di ciascuno studente, una traccia dell’unicità del suo percorso di formazione personale e come tale va protetta e sorretta.

La scuola è infatti la linea di incontro tra gli immigrati e la cultura della società di accoglienza (Glenn, 2004) molto di più di qualsiasi altro contesto: si può facilmente trovare casa, lavorare, gestire la quotidianità senza imparare quasi nulla della società in cui si vive. Sui banchi di scuola stranieri e italiani sono (e aggiungeremmo “devono essere”) “costretti” a stare gomito a gomito, a parlare la stessa lingua e cercare di capirsi, a condividere gli spazi, a relazionarsi in modo non conflittuale.
Come insegnanti, genitori, adulti dobbiamo renderci conto che la scuola è l’unica possibilità che abbiamo di operare concretamente e costruttivamente per una realtà “diversa”.

leggi la prima parte